Corsi di lingua cinese e servizi di traduzione e interpretariato a Modena e Reggio Emilia

Scopri la Cina

La nascita di Tra Cina e Italia

Ci tenevo che il primo post pubblicato su “Tra Cina e Italia” fosse di stampo più personale. Per spiegare come è nata questa idea e, a linee generali, di cosa si tratta. 


La mia passione per la Cina nasce quando ero bambino, avevo all’incirca otto anni. Vidi uno sfondo in stile cinese all’interno di un videogame e ne rimasi davvero colpito. Prima di allora non mi ero mai davvero soffermato a pensare alla Cina. Il bello è che quell’immagine non raffigurava affatto paesaggi pieni di templi o mistici scenari avvolti dalla nebbia. Vi era raffigurata una normalissima strada di Pechino, sulla quale alcune persone passavano in bicicletta e altre mangiavano per strada sotto insegne diroccate, scritte a caratteri cubitali. Fui profondamente colpito da quell’immagine, raffigurante una realtà ai miei occhi così diversa. Piano piano coltivai questa passione, iniziando a leggere libri sull’argomento e a guardare film o documentari sulla Cina. Andavo anche, nella mia ingenuità di bambino, a mangiare al cinese il più spesso possibile, sperando che così i miei occhi prendessero quella piega a mandorla che mi piaceva tanto. Ai tempi studiare cinese non era affatto cosa così diffusa. L’immagine che si aveva della Cina era ben diversa da quella di oggi. Quando dicevo che da grande avrei voluto imparare il cinese, non erano poche le facce che mi guardavano sbigottite. “Farai in tempo a cambiare idea crescendo”, mi dicevano. Ma, per fortuna, così non è stato.

 

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La prima volta che andai in Cina è stata nove anni fa e, per quanti documentari avessi visto, l’impatto con quella che è la Cina vera fu comunque molto forte. Sarà stato forse per i miei diciannove anni o forse perché con il tempo avevo idealizzato la Cina facendola arrivare ad essere una sorta di paradiso in terra. Fu un viaggio utile, imparai a riconoscere i tanti pregi e i tanti difetti di questo paese, le sue tante contraddizioni e provai sulla pelle le emozioni che le sue meraviglie ti possono far provare. Posso dire che da quel momento il mio amore per la Cina divenne più ancorato alla realtà, maturo, consapevole. Non è questo il posto per scrivere di tutti i viaggi e degli anni passati là che ne seguirono, ma è stato un grande viaggio, e continuerà ad esserlo. Il nome “Tra Cina e Italia” deriva proprio da questo. Da sempre ormai posso dire di vivere una vita a metà strada tra la Cina e l’Italia, fisicamente ed affettivamente.

“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

 

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La Cina di cui mi parlava non era quella del primo arrivato né tanto meno quella delle riviste patinate. Era un mondo perduto di cui aveva trovato la chiave… Era il paese dell’alcol e dei deserti di ghiaccio, della sabbia infuocata e dei Buddha viventi, delle strade accidentate e delle luci velate, un mondo in cui ci si poteva perdere e mai più ritrovarsi.” -Luc Richard-

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La festa di metà autunno: leggende, usanze e tortine lunari

 

Quando è la festa?

Secondo il calendario lunare, la festa zhōngqiūjié 中秋节, ovvero la festa di metà autunno, casca il quindicesimo giorno dell’ottavo mese di ogni anno, data in cui la luna diventa piena e risplende in cielo. Nel calendario gregoriano la festa cade vicina all’equinozio di autunno, tra fine settembre ed inizio ottobre.

Storia e usanze

In Cina la festa di metà autunno è un’occasione importantissima per riunirsi alla propria famiglia, seconda solo a quella del Capodanno Cinese. Secondo le credenze popolari, la luna piena è il simbolo della riunione familiare. Si dice che osservare la luna quando si è lontani da casa riporti alla mente la gioia di stare in famiglia e la nostalgia verso la terra natale. Molti famosi poeti cinesi hanno scritto le loro migliori composizioni proprio contemplando la luna.

Ammirare la luna con i familiari e le persone care è una delle tradizioni ancora più sentite. I cinesi amano riunirsi sui balconi delle case e nei parchi in collina per contemplare, fotografare e fare due chiacchiere al chiaro di luna. Nella vita sempre più frenetica delle grandi metropoli cinesi, la sera della festa le strade sono spesso intasate da persone che si affrettano a riunirsi con i propri familiari. Un'antica tradizione che invece purtroppo sta scomparendo è quella di venerare la luna creando un piccolo altare e posizionandoci sopra alcune offerte. Dopo cena vi era infatti l’usanza di preparare un tavolino, di sistemarlo in giardino o nel cortile, e di posizionarci sopra frutta, tortine della luna, incenso e candele. Di solito si sceglievano frutti dalla forma rotonda, come il pomelo, il melograno, i cachi o l’uva.

L’origine di questa festa viene fatta risalire alla dinastia Shang (1600 – 1100 a.C.) e ha perciò più di tremila anni di storia. Si dice che a quei tempi gli imperatori e la popolazione venerassero e facessero offerte a divinità montane e alla luna piena d’autunno, ringraziando per i buoni raccolti e pregando per un futuro radioso.  

Fu solo successivamente, durante la dinastia Tang, che la festa però divenne estremamente popolare: venerare la luna divenne un'usanza diffusa anche tra le classi più agiate. Sulla scia degli imperatori, anche gli ufficiali e i ricchi mercanti cominciarono ad organizzare delle feste presso le loro corti, durante le quali bevevano in onore della luna tra danze e musiche. I cittadini meno abbienti invece pregavano la luna per ricevere un raccolto abbondante nell’anno successivo. Nella fase più tarda della dinastia Tang, questa usanza divenne sempre più diffusa tra la popolazione, anche se ogni famiglia sceglieva come e quando celebrare la luna. Fu durante la dinastia dei Song Settentrionali (960–1279 d.C.) che venne infine stabilita come data ufficiale per le celebrazioni il quindicesimo giorno dell’ottavo mese lunare, che è il primo giorno di luna piena successivo all'equinozio autunnale.

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Le modalità in cui veniva trascorsa la festa divennero sempre più ricche e variegate, cambiando da zona a zona. Bruciare incenso, assistere a danze di dragoni e creature leggendarie, creare e appendere lanterne colorate: queste sono solo alcune delle mille usanze in voga per la festa di metà autunno. In alcune parti della Cina, la sera della festa, venivano fatte offerte alla luna su un altare decorato con dipinti a lei dedicati. La cerimonia era tradizionalmente eseguita da donne, visto che la luna è associata al principio femminile. Frutta, dolci della luna e tazze di vino venivano collocati sull’altare, accanto all’incenso. Una dopo l’altra le donne della famiglia si inchinavano fino a toccare terra con la fronte e poi, al termine della cerimonia, bruciavano i dipinti che decoravano l’altare. L’imperatrice Cixi (1835 – 1908 d.C), una delle figure più famose e controverse della storia cinese, era così appassionata della festa di metà autunno che ogni anno passava personalmente diversi giorni a organizzare elaborati riturali da compiere poi durante la festa.

Attualmente questa festività viene celebrata anche in altri paesi, come in Vietnam e nelle Filippine.

La leggenda di Chang’e

Legate a questa festa ci sono alcune delle più famose leggende cinesi. La più conosciuta è sicuramente quella di Cháng’é 嫦娥. La leggenda narra che in passato c'erano ben 10 soli nel cielo. Questi, a causa del loro calore, rischiavano di estinguere la vita sulla terra. Un eroe di nome Hou Yi, appartenente alla guardia imperiale, abbatté 9 di loro con arco e frecce e fu ricompensato dalla Regina Madre con un elisir di immortalità. Un giorno però, mentre Hou Yi era fuori, il suo apprendista Fengmeng entrò in casa per rubarglielo e Chang’e, la bellissima moglie di Hou Yi, decise di berlo lei stessa pur di non farglielo avere. Chang’e iniziò a fluttuare verso il cielo. Arrivando fino e alla luna che scelse come sua dimora. Hou Yi, disperato per la mancanza della moglie, fece in suo ricordo offerte alla luna, mettendo su un altare il cibo e la frutta che Chang’e aveva amato di più.

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Le tortine lunari

In questo giorno è tradizione mangiare un dolcetto a forma di luna chiamato in cinese yuèbǐng 月饼. Queste tortine sono ormai diventate il simbolo della festa ed è diventata tradizione consumarle insieme alle persone care, a cui è abitudine regalarle in eleganti confezioni, generalmente di colore rosso, per augurare lunga vita, felicità e fortuna. Tipicamente hanno una forma rotonda, che simboleggia la luna e l’unità della famiglia, anche se negli ultimi anni se ne trovano di ogni forma e di ogni colore. La parte esterna delle tortine lunari può essere gommosa o friabile, mentre il ripieno può essere di mille tipi diversi. I più diffusi e tradizionali sono sicuramente il ripieno ai semi di loto, ai fagioli rossi e quello alla frutta secca mista. Attualmente si trovano anche tortine lunari con ripieni di stampo occidentale, come al cioccolato, allo yogurt e al formaggio. Durante questo periodo anche Starbucks in Cina propone tortine lunari con inciso sopra il proprio logo. I gusti vanno dal mandarino al mirtillo, dal tè verde al cioccolato bianco.

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Vegetariani in Cina

In Cina i vegetariani non sono tanti, soprattutto se confrontati con quelli di altri paesi come l’Australia e l’India. Negli ultimi anni, però, il numero di coloro che non mangiano carne è in costante aumento, in particolare tra la classe media. Si stima che i vegetariani e i vegani cinesi siano all’incirca il 5 per cento della popolazione totale. Una sempre maggiore attenzione viene rivolta a regimi alimentari sani ed equilibrati, e questo spesso comporta un abbandono parziale o totale della carne. Nel 2010, il primo ministro Wen Jiabao propose una campagna nazionale chiamata "un giorno vegetariano alla settimana" (měi zhōu yī sù 每周一素), principalmente come parte di una più ampia piattaforma ambientale. Oltre a una crescente consapevolezza verso i problemi ambientali e di salute, la tendenza a consumare sempre meno carne è alimentata anche da una crescente preoccupazione per quelli che sono i diritti degli animali, sia selvatici che domestici. Nelle metropoli cinesi sono sempre più comuni infatti pubblicità e movimenti finalizzati a portare una maggiore attenzione su tematiche animaliste. Secondo un articolo del South China Morning Post, il mercato vegan cinese dovrebbe aumentare di oltre il 17% nei prossimi cinque anni, con il tasso di crescita più veloce, in questo settore, a livello internazionale. Numerosi scandali alimentari, come quello del latte nel 2008 o della carne di maiale nel 2013, hanno portato la popolazione cinese a prestare sempre più attenzione a quello che decidono di mettere in tavola. Mentre prima la priorità era solo quella di riempirsi la pancia, adesso è altrettanto importante farlo in maniera sana e accorta.  

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Il totale vegetarianismo rimane però ancora una pratica poco diffusa. La Cina è il principale mercato mondiale per la carne di manzo, maiale e pollame e proprio qui si mangia metà della carne di suino prodotta in tutto il mondo. La quantità di carne consumata mediamente da ogni cinese rimane, nonostante tutto, più bassa rispetto a quella consumata da un americano o da un europeo. Se tutti i cinesi dovessero iniziare a mangiare carne come fa uno statunitense, le conseguenze per l’ambiente sarebbero disastrose. In Cina, un paese che fino a non troppo tempo fa era immerso nella povertà, mangiare carne è diventato un simbolo di benessere e di ricchezza. In passato la carne veniva mangiata quasi solo per le occasioni speciali ed era simbolo di festa, un po’ come succedeva nelle campagne italiane ai tempi dei nostri nonni. Attualmente però la situazione si è quasi capovolta. Non è raro, quando si fa la spesa nelle grandi metropoli, pagare di più la frutta e la verdura che la carne, in particolare quella di pollo e di maiale.

In Cina la carne, anche se in piccole quantità, viene inserita in quasi ogni pietanza. I piatti non di rado vengono saltati o soffritti nel grasso di maiale e la carne viene usata per fare salse, condimenti e brodi in cui si fanno bollire altri alimenti. Un esempio è l’usatissima háo yóu 蚝油, la salsa di ostriche, o l’esaltatore di sapidità jī jīng 鸡精che viene inserito un po’ ovunque, a base di glutammato, sale e carne polverizzata di pollo. Questa è spesso la principale difficoltà incontrata dai vegetariani che vivono nel paese del dragone o che ci si recano per turismo/lavoro. Per i vegani il discorso diventa ancora più complicato. Prima di tutto non è raro incontrare cinesi, anche all’interno di ristoranti, che non conoscono la differenza esatta tra vegetariano e vegano. In secondo luogo, per quanto a volte vi possano garantire di non usare carne a fare il piatto da voi ordinato, non è detto che sia sempre così. Spesso infatti, non conoscendo bene loro stessi che cosa sia il vegetarianismo, pensano che usare questi prodotti non sia un problema.

Il vegetarianismo è forse il contributo più importante che il buddismo ha fatto per la cucina cinese. I monaci buddisti in Cina sono tenuti a seguire una dieta vegetariana, e spesso rinunciano anche a uova e ad altri prodotti di origine animale. Dal tredicesimo secolo, una sempre più forte richiesta da parte della popolazione buddista ha portato molti ristoratori ad elaborare piatti fatti apposta per loro e, con il passare del tempo, all’apertura di veri e propri ristoranti vegetariani. Durante la dinastia Qing (1644 -1911) la cucina vegetariana iniziò ad essere vista non più come un tipo di cucina solo collegata alla religione, iniziando a diffondersi anche all'interno delle corti imperiali. Come base della cucina vegetariana buddista ci sono la verdura, la frutta, i funghi, i fiori e le erbe medicinali. Uno studio condotto quest'anno all’Arizona State University ha mostrato che i buddisti cinesi e le loro scelte alimentari riducono le emissioni di gas serra di 40 milioni di tonnellate l’anno.

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Ad oggi, in tutte le grandi città si riescono a trovare ottimi ristoranti vegetariani, leggermente più cari rispetto ai ristoranti tradizionali ma spesso di buona qualità. In Cina esistono circa 500 piatti vegetariani, portando la "cucina cinese vegetariana" ad essere quasi una vera e propria scuola di cucina a sé stante. Ho provato personalmente diversi ristoranti vegetariani a Pechino, Nanchino e Shanghai. In questi ristoranti è quasi sempre possibile trovare molti piatti della tradizione culinaria cinese, rivisitati ed adattati alle esigenze di chi non mangia carne. La differenza con la versione originale dei piatti proposti, sia per il gusto che per l'aspetto, è spesso impercettibile. 

Per chi si reca a Pechino consiglio il ristorante yè bō zhāi 叶钵斋, vicinissimo al Tempio dei Lama, mentre a Nanchino il gǔ jīmíngsì sùcàiguǎn 古鸡鸣寺素菜馆, ristorante vegetariano a fianco del tempio Jiming. Un altro consiglio che ci tengo a dare è di imparare alcune frasi che possono tornare utili quando si va, da vegetariani o vegani, a mangiare fuori in Cina. Se non parlate cinese vi conviene fare direttamente leggere al cameriere o al ristoratore le frasi scritte in caratteri e stampate magari su di un foglietto. Ecco alcune delle frasi che potrebbero tornarvi utili.

Sono vegetariano – wǒ shì sùshí zhě 我是素食者 

Sono vegetariano (termine che indica un’astinenza dalla carne più di tipo religioso) - wǒ chī zhāi 我吃斋

Sono vegano (frase che spesso non tornerà molto utile dato che in tanti non conosco la differenza tra vegetariano e vegano, soprattutto nella Cina continentale) – wǒ shì chún sùshí zhě 我是纯素食者 

Mangio solo prodotti di origine vegetale– wǒ zhǐ chī zhíwù xìng shípǐn 我只吃植物性食品

Per favore non usare olio animale - qǐng bù yào yòng dòngwù yóu zuò cài 请不要用动物油做菜

Non mangio carne – wǒ bù chī ròu 我不吃肉 

Non mangio pesce – wǒ bù chī yú 我不吃魚

 

 

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“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

 

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Le bacchette cinesi

Ormai i ristoranti asiatici sono ovunque e a tutti è capitato di provare almeno una volta ad usare le bacchette, che solitamente troviamo a fianco del piatto. Ma quanto sappiamo di queste posate orientali? Qual è la loro storia? Quali sono le azioni da evitare quando si usano? Che problemi ambientali portano?

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Le bacchette sono nate in Cina e il loro utilizzo risale alla dinastia Shang (1600 – 1100 a.C.), hanno perciò almeno più di tremila anni di storia. Nello shǐjì 史记 di Si Maqian è scritto come l’imperatore Zhou Wang 紂王usasse delle bacchette di avorio per mangiare. Si narra che Zhou avesse ordinato ai suoi artigiani di creare due bacchette dalle zanne di un elefante, arrivando così ad essere il primo nella storia cinese ad avere bacchette preziose. Un'altra leggenda, ambientata sempre in epoca Shang, riguarda una concubina imperiale di nome Daji 妲己. Il cuoco di corte aveva preparato cibo troppo bollente per i gusti dell'irascibile imperatore e, senza l'intervento della concubina, sarebbe sicuramente stato condannato a morte. Daji decise infatti di imboccare il sovrano con degli spilloni che portava nei capelli, usandoli come si usano oggi le bacchette. La cosa venne ritenuta molto sensuale dal sovrano e questa usanza si diffuse in tutto il paese. In realtà, di leggende su come nacquero le bacchette ce ne sono molte, alcune più fantasiose ed altre più verosimili. Ciò che sappiamo è che l’utilizzo delle bacchette portò all’abbandono della pratica di mangiare con le mani, diffusa largamente fino a quel momento. L’idea delle bacchette, che inizialmente consistevano in ramoscelli e pezzetti di legno di diverse dimensioni, nacque probabilmente dalla necessità di avere uno strumento con cui prendere il cibo nelle zuppe o cotto in acqua bollente.

Successivamente l’uso delle bacchette si diffuse anche al Giappone, alla Corea, al Vietnam e a molti altri paesi dell’Asia Orientale e del Sud-est Asiatico. Le bacchette cinesi, giapponesi e coreane non sono però identiche. Le prime tendono ad essere più lunghe e di forma rettangolare, le seconde corte e coniche e le ultime quasi sempre fatte di metallo. Al giorno d’oggi le bacchette sono fatte di molti materiali:  principalmente di legno e di bambù, ma anche di plastica e di metallo. Sono diventate parte integrante della cultura culinaria cinese e se ne trovano anche di molto preziose, adatte per fare regali o a essere messe in mostra come soprammobili. Oltre che per mangiare, le bacchette di metallo vengono anche utilizzate per cucinare.

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Di bacchette se ne possono trovare di ogni colore e di ogni forma ma particolarmente comuni nei ristoranti sono le bacchette usa e getta. La produzione di quest’ultime è stata negli ultimi anni oggetto di critiche e di grande attenzione. È stato calcolato che solo in Cina vengono usate e gettate ogni anno circa 45 miliardi di paia di bacchette, pari a 130 milioni al giorno, e che per produrle vengono utilizzati circa 25 milioni di alberi adulti. Altri 18 miliardi di paia vengono esportati. Solo in Cina più di 60000 persone lavorano nella produzione di bacchette. Negli ultimi anni sono sempre più numerosi i movimenti che invitano le persone a non utilizzare le bacchette usa e getta, ma bensì quelle di plastica o di metallo, che sono facilmente lavabili e riutilizzabili. Lo stesso governo cinese sta prendendo provvedimenti per far sì che i ristoranti non utilizzino più le bacchette usa e getta, anche se più economiche.

Quando si usano le bacchette, in particolare se si è in Cina, è bene ricordarsi alcune semplici regole. Non bisogna mai lasciare le bacchette piantate verticalmente nel cibo, perché questo ricorda l’incenso bruciato per i morti davanti alle tombe. È importante anche evitare di sbattere rumorosamente le bacchette sulla ciotola con cui si sta mangiando, perché è ciò che erano soliti fare i poveri per attirare l’attenzione e mendicare del cibo. È maleducato usare le bacchette per indicare qualcuno, giocherellarci o succhiarne l’estremità.

E in cinese come si dice “bacchette”?

In antichità, prima della dinastia Qin, le bacchette venivano chiamate jiā , termine successivamente sostituito da  zhù ,  utilizzato invece durante la dinastia Qin e quella Han. Anche quest’ultimo venne però sostituito in quanto omofono con zhù , che significa fermarsi/smettere, considerata una parola di cattivo auspicio. Il termine utilizzato successivamente divenne poi kuài zi 筷子, utilizzato tutt’oggi per indicare le bacchette. Chi è in parte familiare con la lingua cinese può notare come nella parte superiore del carattere sia stato inserito il radicale del bambù. Gran parte della bacchette, come già detto, erano e continuano ad essere fatte di questo materiale.

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Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

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Cibo cinese Made in Italy

Spesso gli italiani non conosco la vera cucina cinese. Conoscono solo quei piatti italianizzati che vengono presentati nei ristoranti cinesi sparsi per le nostre città. Quest’ultimi sono ormai quasi tutti ristoranti sino-giapponesi in versione All you can eat: dei ristoranti contraddistinti da lanterne, pieni di paraventi e statuette di Buddha, non ne rimangono così tanti. Nei piatti serviti vi è spesso ben poca somiglianza con quello che potreste ritrovarvi in realtà sul tavolo di un qualunque ristorante in Cina. Se ci fate caso, è molto raro vedere cinesi mangiare in uno di questi ristoranti. È come per noi andare a mangiare la pizza in America o in Cina, magari con sopra un po’ di ananas, di ketchup o di tofu. A Milano, e forse in qualche altra città ove sia presente una grande comunità cinese, si possono invece trovare alcuni ristoranti decisamente sopra la media. Ristoranti in cui la clientela è composta in buona parte anche da clienti cinesi, e questo è sempre un buon indizio per capire se il cibo si avvicina a quello originale. Se vi capita di fare un salto a Milano vi consiglio il ristorante Mao Hunan e il ristorante Hua Ta (con versione di molti piatti anche gluten free).

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Dimenticate pure il pollo alle mandorle, il gelato fritto o i biscotti della fortuna. Tutte queste sono cose che sono state inventate per gli occidentali, o comunque variazioni di piatti tradizionali, fatte per avvicinarsi ai gusti del nostro paese. L’idea che gli italiani hanno della cucina cinese è spesso di una cucina pesante, gustosa (perché spesso fritta) ma senz’arte e poco salutare. Nei menù dei ristoranti cinesi in Italia, per esempio, nella sezione dei dolci trovate un elenco di nomi tutti seguiti dalla parola “fritto/a”: banana fritta, mela fritta, gelato fritto, frutta mista fritta, nutella fritta, ananas fritto e chi più ne ha più ne metta. Mai visti in nessun ristorante in Cina, in cui spesso manca la sezione dei dolci o, se presente, è spesso composta da piatti come panini al vapore ai fagioli rossi, dolcetti alla zucca o sfogliatine di farina ripiene di sesamo e zucchero. Nei ristoranti in Cina vi sono mille odori, alcuni deliziosi ed altri decisamente meno buoni. Odori dovuti a spezie, erbe, oli, bolliti e fritture. Odore di cibo insomma. Quel tipico odore di fritto da ristorante cinese (“che poi rimane attaccato ai vestiti e ai capelli”, come dicono i miei amici rifiutandosi a volte di venire al cinese), io là non l’ho mai sentito.

Nonostante anche in Cina se ne faccia uso, la grande quantità di glutammato utilizzata dai ristoranti cinesi in Italia porta spesso quasi tutti i piatti ad avere lo stesso sapore. La cucina cinese autentica è estremamente varia. Ricca di salse e fritture così come di verdure e leggerissimi piatti al vapore. Basta entrare in un qualunque supermercato di Pechino per accorgersi della grande varietà di verdure, spezie, carni e farine che i cinesi usano nel far da mangiare. In Cina, paese grande quasi come l’Europa, ogni regione ha i propri piatti tipici. Si passa dalla cucina agrodolce e a base di pesce di Shanghai a quella piccantissima del Sichuan, dalla cucina mediorientale dello Xinjiang ai piatti a base di farina dello Shanxi. Alcune pietanze, ormai famose in tutta la nazione, si possono comunque trovare nei menù in quasi tutte le regioni.

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Tra i vari servizi che Tra Cina e Italia offre vi sono anche serate e corsi, svolti a Modena o Reggio Emilia, per imparare a cucinare il vero cibo cinese. Le serate vengono portate avanti insieme ad un cuoco cinese professionista. Quest’ultimo, affiancato da un interprete, mostrerà passo per passo che ingredienti usare, dove reperirli e come cucinare certi piatti autentici della tradizione.

 

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Perché studiare il cinese?

Come ho scritto nel primo post pubblicato su “Tra Cina e Italia”, quando ero bambino e sognavo di imparare la lingua cinese in tanti la trovavano una cosa strana, poco utile e difficile da realizzare. Ad oggi invece sono tantissime le persone che, spinte dalle più svariate motivazioni, decidono di avvicinarsi a questa lingua. Attualmente in Italia oltre 280 scuole superiori offrono la scelta del cinese come lingua opzionale mentre in altre viene già inserita come lingua curriculare, al pari della matematica e dell’inglese. Qualche estate fa, quando insegnavo all’Università di lingue straniere di Pechino, rimasi sorpreso nel vedere pulmini carichi di ragazzi giovanissimi provenienti dall’Italia, arrivati in Cina per seguire corsi intensivi di lingua cinese. Sempre più numerose sono anche le aziende che collaborano con il gigante asiatico e che cercano personale in grado di parlare il cinese anche solo a un livello base.

 

Ma perché studiare la lingua cinese?

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1)  Sembrerà scontato ma il motivo principale per cui vale la pena di intraprendere questo cammino, opinione personale, è proprio la bellezza e la peculiarità di questo idioma. Sebbene sia difficile scegliere con esattezza il periodo in cui è nata la lingua cinese scritta, l’ipotesi più accreditata è che risalga a più di 3500 anni fa ed è attualmente una delle più antiche tra quelle ancora in uso. Le migliaia di caratteri da imparare (quelli che erroneamente vengono chiamati da tanti “ideogrammi”) hanno tutti una propria storia e una propria evoluzione. Nati inizialmente come una rappresentazione grafica di oggetti di uso comune, si sono evoluti e trasformati nel tempo per trasmettere significati più complessi. Il sistema di scrittura cinese, infatti, costituisce una raffinata evoluzione della pittografia: la scrittura per disegni, il primo stadio di scrittura di molte civiltà, tra le quali troviamo anche quella egizia. La componente grafica dei caratteri, a differenza delle lingue occidentali a sistema alfabetico, ha una notevole importanza: è in grado di darci indicazioni sul significato della parola, così come sulla sua pronuncia. Studiando i caratteri e le loro componenti si possono inoltre ottenere molte informazioni di stampo storico e culturale.

 

1)    Il cinese è, insieme all’inglese, la lingua più parlata sul nostro pianeta e averne una buona padronanza ci permette di comunicare con poco meno di 850 milioni di persone (circa il 15% della popolazione mondiale) di cui il cinese è la lingua madre.

 

2)   Quando iniziai a frequentare l’università e quindi dopo il grande boom economico cinese, proprio in maniera opposta a quando ero bambino, molti mi dicevano che avrei trovato mille lavori sapendo la lingua cinese, che il lavoro sicuramente non sarebbe mancato. Ma così, purtroppo, non è. Mentirei se dicessi che sapere il cinese assicura al 100% un lavoro. Tuttavia è vero che dal punto di vista lavorativo il cinese può aprire numerose porte. Il fatto è che la sola conoscenza del cinese non è sufficiente al trovare lavoro, questa viene vista spesso come un punto favore aggiuntivo, che può fare però la differenza tra l’ottenere o meno un lavoro. Per riuscire ad ottenere una posizione grazie esclusivamente alla propria conoscenza della lingua cinese bisogna prima di tutto arrivare ad avere un livello di cinese altissimo, in secondo luogo si tratta spesso di lavori legati alla traduzione o in cui l’oggetto principale del lavoro è la lingua stessa. Tuttavia, sapere il cinese è un plus importante. Essere in grado di parlare il mandarino è una caratteristica molto apprezzata da tante aziende e società che lavorano con la Cina. Quello che numerose aziende mi dicono è che collaborare con partner cinesi e avere dipendenti o rappresentanti con una base di lingua cinese aiuta. In primo luogo molti dei miei studenti che studiano cinese per lavoro hanno la necessità di sopravvivere e di essere autosufficienti nelle settimane in cui si recano in Cina e, al di fuori di certi contesti molto limitati, l’inglese non è affatto utile. Provate a parlare inglese in un ristorante, in un taxi o in un negozio in Cina e ve ne accorgerete. In secondo luogo, in ambito prettamente lavorativo, riuscire anche solamente a intrattenere qualche conversazione base in cinese lascia al partner asiatico un‘impressione decisamente positiva. Ho partecipato personalmente a molti career day a Pechino e, anche per chi punta ad andare a lavorare e vivere là, una parte del colloquio era quasi sempre dedicata a testare la conoscenza del cinese del candidato.

 

 

3)      Le scelte future della Cina, le sue invenzioni e il suo porsi al mondo, influenzeranno almeno in parte il nostro futuro. Con gli anni mi sono reso conto di come gli italiani abbiano spesso un’idea distorta di quello che è la Cina vera. Penso che sia ora di svegliarsi da tutto questo “sentito dire” e da questi pregiudizi. Conoscere un paese così diverso e farlo attraverso lo strumento della lingua è un grande arricchimento personale.

 

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Curiosità sulla lingua cinese

Cosa sapete sulla lingua cinese, se non che è caratterizzata da tanti “disegnini” intricatissimi? Ecco qualche informazione e curiosità:

     - La lingua cinese, nelle sue svariate forme, è parlata da circa 1 miliardo e mezzo di persone, molte delle quali la parlano come prima o seconda lingua. È in costante aumento il numero delle persone che sceglie la lingua cinese come oggetto di studio. In America nel 2010 erano già più di mille le scuole in cui si insegnava ufficialmente il cinese mandarino. In paesi come la Corea e il Giappone lo studio del cinese è diffuso da tanti anni, grazie anche alla vicinanza con la Cina.

     - Il cinese mandarino standard, quello che viene insegnato nelle scuole e parlato in televisione, è la lingua ufficiale della Repubblica Popolare Cinese, di Taiwan e una delle lingue ufficiali di Singapore. Deriva dal cinese parlato nelle regioni del nord e nella zona di Pechino. È inoltre una delle sei lingue ufficiali dell’ONU.

     - È una lingua tonale. I toni sono quattro più uno neutro. Questo significa che ogni sillaba può essere pronunciata in almeno quattro modi differenti e per ogni tono utilizzato corrisponde un diverso significato.

     - Il cinese è una lingua fortemente musicale. Alcuni ricercatori hanno dimostrato come lo studio del mandarino, essendo una lingua tonale, richieda l’attivazione anche delle strutture del cervello deputate alla musica.

    -  Il cinese parlato presenta sette varietà linguistiche principali, di cui le più famose sono il mandarino e il cantonese. La lingua scritta invece è uguale in tutto il paese. Nonostante queste differenze il cinese standard è ormai parlato e compreso in quasi tutta la Cina, soprattutto dalle persone più giovani.   

    - I caratteri che noi studiamo e che vengono utilizzati oggi in Cina sono i caratteri semplificati. I caratteri tradizionali, più complessi da scrivere e formati da più tratti, sono ancora in uso a Hong Kong, Taiwan e Macao. Per farvi capire vi metto due esempi, a sinistra della barra obliqua si trova il carattere semplificato e a destra quello tradizionale:  1) / duì :giusto, corretto; 2) 忧郁症 / 憂鬱癥yōuyùzhèng: depressione.

      - Nel cinese non esiste un alfabeto, esistono i caratteri, che vengono spesso erroneamente chiamati ideogrammi. Gli ideogrammi sono solo una parte dei caratteri, ovvero quelli che sono rappresentazioni di idee e concetti astratti. 

      - La scrittura cinese, che in totale presenta più di 80000 caratteri (di cui molti però antichi e non più utilizzati, infatti in alcuni dizionari ne inseriscono “solo” 20000), è una delle più antiche ancora in uso. Rimane anche l’unico esempio di lingua parzialmente pittografica utilizzata ancora nella quotidianità. Il numero di caratteri conosciuti mediamente da un cinese istruito arriva, stando larghi, intorno ai sette-otto mila. Per leggere un articolo di giornale, compito già di per sé non facile per chi studia cinese, si stima sia necessario conoscerne circa 3500.  

 

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Siete curiosi di avvicinarvi a questa affascinante lingua? Non esitate a contattarci! 

 


 

Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

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Le difficoltà della lingua cinese

 

 

Studiare il cinese è difficile? Una domanda fatta, sentita e alla quale ho risposto tantissime volte, ma quali sono le difficoltà principali che gli studenti italiani incontrano nello studio della lingua cinese? Vediamole insieme.

 

La pronuncia

 

Come già accennato nello scorso post, in cinese ci sono quattro toni più uno neutro. Questo significa che ogni “sillaba” può essere pronunciata in cinque modi diversi e per ogni tono utilizzato corrisponde un diverso significato. Classico è l’esempio di MA. Questa sillaba infatti pronunciata al primo tono significa “mamma”, al secondo “canapa”, al terzo “cavallo” e al quarto “offendere”.

 

I caratteri

 

In totale sono decine di migliaia, ma c'è una buona notizia per chi volesse avvicinarsi allo studio di questa lingua: perfino i cinesi madrelingua non ne conoscono così tanti. Si dice che un cinese con un alto livello di istruzione ne sappia dai 7 agli 8 mila. Per riuscire però a comprendere un testo di giornale serve conoscerne “solo” dai 3 ai 4 mila. In realtà, con una conoscenza di qualche centinaio dei caratteri utilizzati più frequentemente si riescono a comprendere molti testi basilari o dialoghi scritti, per esempio in chat o in una qualsiasi conversazione quotidiana.

 

La grammatica

 

Quella della lingua cinese di fatto non è una grammatica così complessa, soprattutto se parliamo del livello base e intermedio. L’assenza di coniugazioni o declinazioni, del maschile o del femminile, nonché della distinzione per i sostantivi tra singolare e il plurale, rendono la grammatica della lingua cinese molto essenziale e priva delle numerose eccezioni che caratterizzano altre lingue parlate nel mondo. Ad eccezione di qualche particella particolarmente ostica, generalmente gli studenti non incontrano grandi difficoltà sulla parte grammaticale.

 

Imparare bene il cinese è fattibile, non ci sono ostacoli insormontabili o impossibili da superare. Come in tutte le lingue serve tanto impegno e tanta memoria. Incontro studenti che cercano di imparare la lingua dedicandoci tempo solo quando arriva il momento della lezione e, in tutta sincerità, è difficile apprendere il cinese con questo metodo. Coloro che affiancano alle lezioni il giusto tempo di studio, e non parlo di ore e ore giornaliere ma giusto il tempo per memorizzare le cose imparate a lezione, rimangono sorpresi dai grandi passi in avanti fatti di settimana in settimana. Memoria, pazienza e passione. Queste sono le chiavi dell’apprendimento di questa e di molte altre lingue.

 

Il mio approccio nell’insegnamento della lingua

 

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Uno dei motivi che mi ha spinto a tornare in Italia dopo anni di vita a Pechino è stato il voler portare un po’ di Cina vera anche qua, vicino a casa. Da sempre mi sarebbe piaciuto insegnare il cinese e, come ben capite, insegnare il cinese in Cina non è una cosa molto realizzabile. Le mie stesse esperienze nelle scuole italiane e cinesi, gli anni di studio di questa lingua e le ricerche portate avanti, mi hanno permesso di sviluppare un approccio autonomo e coinvolgente.

 

I corsi generalmente iniziano con alcune lezioni incentrate principalmente sulla pronuncia, portando lo studente a diventare familiare con il pinyin (sistema di trascrizione fonetica dei caratteri cinesi in alfabeto latino). Oltre a fornire agli studenti materiale audio con cui fare esercizio, le prime settimane si torna a lavorare spesso sulla pronuncia e sui toni, perché come abbiamo visto è una delle maggiori difficoltà della lingua.

 

Nell’introdurre i caratteri agli studenti cerco sempre di far loro comprendere la storia degli stessi, come sono composti e qual è il modo migliore per memorizzarli e farli propri. Non sono un fan dell’apprendimento mnemonico e sistematico dei caratteri. Credo che a fianco di un lavoro di scrittura, più meccanico e stilistico se si vuole, debba esserci una comprensione più profonda del singolo carattere. È importante capire come questo si è evoluto, anche tramite immagini, il perché ha determinate componenti o come queste diano importanti indicazioni fonetiche, semantiche e culturali. Così facendo i caratteri vengono appresi in modo conscio e poco dispersivo.

 

 

Se avete voglia di imparare il cinese o avete qualche dubbio su corsi e lezioni, non esitate a scriverci!

 


Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all'approfondimento della cultura e della società cinese.

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La Cina e la carne di cane: Yulin, tradizioni e ipocrisia

 

Era da tempo che ci tenevo a fare un articolo su questo argomento e, dato il servizio fatto dalle Iene la settimana scorsa sul festival della carne di Yulin, ho deciso di prendere la palla al balzo e di scrivere finalmente quello che c’è da dire a riguardo. In questi anni ne ho sentite di tutti i colori su quello che si mangia in Cina. Spesso ho sentito discorsi pieni di ipocrisia e ricchi di perle di saggezza da parte di chi, in realtà, non conosce come stanno effettivamente le cose.

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I PREGIUDIZI VERSO I RISTORANTI CINESI

Credo che tutti abbiano sentito almeno una volta frasi come “sono venuti ad abitare dei cinesi in zona, infatti non si vedono più gatti randagi” o la più comune “hanno scoperto che in quel ristorante cinese servono il cane invece del pollo”. Mi ricordo di quando avevo all’incirca 17 anni e una mia amica cinese mi raccontava di come i suoi genitori, proprietari di un ristorante, fossero stati multati per avere avuto una parte della cucina non in regola. Quello stesso giorno furono multati altri due ristoranti italiani della stessa zona, ma nel giro di una settimana tutti affermavano con certezza che “il cinese è stato multato perché hanno trovato carne di topo nel freezer”. Questo rovinò non poco la fama del ristorante. I pregiudizi sono una brutta cosa, tenetevene alla larga e pensateci due volte prima di credere a quello che sentite. Vi lascio un link con un articolo del Fatto Quotidiano proprio su quelle che sono le bufale più famose riguardanti i ristoranti cinesi, per chi fosse interessato cliccare qui.

LA CARNE DI GATTO

Quando si parla di Cina bisogna tenere presente in primo luogo che è un paese enorme. Di zona in zona vi sono tantissime differenze tra le usanze e le abitudini, anche alimentari, che si possono incontrare. È difficilissimo parlare di Cina proprio per questo, quello che può essere verissimo per una parte del paese può invece non riguardare affatto le altre regioni. Perciò, tornando a quanto stavamo dicendo, mi sento di dire che in Cina non si mangia il gatto. Nella provincia del Guangdong, zona famosissima proprio perché si mangia di tutto, si possono trovare certi ristoranti o certi mercati in cui si può acquistare la carne di gatto, ritenuta importante per l’inverno in quanto vi è la credenza popolare che protegga dal freddo. Un piatto famoso della zona si chiama infatti “Il drago, la tigre e la fenice”, e viene fatto con carne di serpente, di gatto e di pollo. Nonostante ciò possiamo affermare con certezza che la stramaggioranza della popolazione cinese non mangia questo tipo di carne. Quando insegnavo a Pechino i miei studenti, provenienti comunque da tutte le parti della Cina, rimanevano spesso sconvolti nell’imparare che ci sono effettivamente cinesi che consumano carne di gatto.

LA CARNE DI CANE E IL FESTIVAL DI YULIN

E la carne di cane? Sì in Cina, come anche in Corea, Vietnam e alcuni paesi dell’Africa, si mangia il cane. Anche in questo caso si tratta di un sì parziale dato che la maggior parte della popolazione non lo mangia e che sono tantissime le zone in cui non si riesce a trovare. Secondo la medicina tradizionale cinese la carne canina ha importanti proprietà rinvigorenti. In Cina, fino a qualche decennio fa, non vi era una forte concezione del cane come animale domestico, soprattutto dopo che il Partito Comunista dichiarò nel 1949 che il cane era un elemento borghese e simbolo della decadenza nobiliare. Il consumo di carne di cane ha conosciuto un fortissimo calo negli ultimi anni. Uno dei ristoranti di carne di cane più famosi in Cina, situato a Canton, è stato chiuso nel 2015 dopo pressioni da parte delle autorità locali e di anno in anno diventa sempre più difficile trovare ristoranti che servono questo tipo di carne. Ciò è dovuto in parte all’influenza occidentale, al costo della carne e al fatto che sono sempre più numerosi i cinesi che hanno cani e gatti come animali domestici, in parte anche a una maggiore attenzione a quelli che sono i diritti degli animali.

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Anche il governo cinese negli ultimi anni ha mostrato un atteggiamento ostile al consumo della carne di cane, ma questo perché il governo cinese ha sempre prestato molta attenzione a quella che è l’immagine della Cina a livello internazionale e si sa che in occidente il consumo della suddetta carne non è visto di buon occhio. Prima delle Olimpiadi del 2008 fu infatti ordinato ai ristoranti che servivano carne di cane di togliere quest’ultima dai piatti proposti, in modo da non offendere la clientela straniera. Sinceramente trovo sbagliato questo doversi adattare a quella che è la cultura di altri paesi, nella maggior parte dei casi a quella occidentale. La cosa per cui bisogna lottare in Cina oggi è il riconoscimento di leggi per la protezione degli animali, metodi di macellazione del bestiame controllati e finalizzati a non far soffrire le bestie. Tutta l’attenzione dei media e le critiche della gente però riguardano solo le torture inflitte ai cani, in particolare durante il festival della carne di cane di Yulin. Questo festival è nato nel 2009 per motivi commerciali e, a differenza di come molti affermano, non è affatto una festa tradizionale.

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CRITICHE, INCOMPRENSIONI E IPOCRISIA

Le critiche nate in questa occasione, in particolare se indirizzate a un’intera nazione o a un’intera popolazione, sono decisamente fuori luogo. Quante feste della salsiccia o del salame ci sono in Italia? Queste feste non derivano proprio dalla morte di migliaia di animali? Il fatto che il cane sia in grado di mostrare (o provare, come dicono alcuni) più affetto verso gli essere umani non rende la sua vita più importante rispetto a quella degli altri animali. In Italia ogni circa 15 minuti si uccide un numero di animali pari a quello che si uccide in un anno a Yulin e, se uno si informa tramite documentari e ricerche, quello che avviene in molti macelli anche qui in Europa è comunque terrificante. Non c’è nulla di sbagliato a consumare carne di cane se si reputa giusto essere onnivori; assolutamente sbagliato è invece causare sofferenze gratuite agli animali. Tutta l’attenzione rivolta verso il festival di Yulin, però, dove alcuni animali vengono bolliti vivi e sottoposti a torture indicibili (si pensa l’adrenalina migliori il sapore della carne), è causata proprio dal fatto che si tratta di cani. Dico questo perché, purtroppo, festival di questo tipo sono presenti in moltissimi paesi del mondo verso maiali, pecore e altri animali da allevamento, ma quasi nessuno ne parla. Anche in Europa si fanno bollire vive le aragoste pur di migliorarne il sapore. Un volontario che salva un cane a Yulin diventa un eroe sul web, ma nessuno scrive mai niente sui tetri macelli di carne che producono hamburger per McDonald o KFC in Cina. Se uno vuole veramente fare qualcosa per la questione della difesa degli animali ben venga, ci sono tantissime battaglie da portare avanti e in Cina sono sempre più numerose le associazioni animaliste a cui rivolgersi. Concludo l’articolo narrando di un piccolo episodio che ho vissuto io in prima persona. Durante un viaggio nelle campagne della Cina del nord, vicinissimo al confine con la Corea, sono stato ospite a casa di alcuni contadini per diversi giorni. In quelle zone, data anche l’influenza coreana, è abbastanza comune imbattersi in vere e proprie macellerie canine o in ristoranti che servono il cane, come chi sa il cinese può vedere nella foto che ho scattato.
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Una volta assaggiata la carne di cane, da tanti di loro decantatami, ho scritto del mio viaggio e della mia esperienza online. Dopo aver risposto a un commento poco carino di una ragazza americana, dicendole che il mangiare mucche, conigli o cani è solo una questione di cultura, quest’ultima mi diede del pervertito perché oltre al cane avevo anche mangiato il coniglio. Oltre a lei tantissime persone si dissero offese perché avevo mangiato il cane e alcune dissero persino di volermi cancellare da facebook. Il consiglio che voglio dare è che quando volete parlate di altri mondi e di altre culture, fatelo uscendo da quella che è la vostra percezione delle cose, frutto della società in cui vivete e della sua rispettiva cultura.

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I caratteri cinesi con più tratti

Come abbiamo già accennato in un precedente articolo, una delle maggiori difficoltà nello studio del cinese è proprio quella di ricordarsi i tantissimi caratteri utilizzati nella scrittura. Quelli che oggi vengono utilizzati nella Cina continentale sono i caratteri semplificati, che si distinguono dai caratteri tradizionali ancora in uso a Hong Kong, Taiwan e Macao. I caratteri cinesi semplificati sono generalmente composti da meno tratti. Ma quali sono i caratteri cinesi più complessi? Siamo sicuri che un maggior numero di tratti corrisponda proprio a un maggior livello di difficoltà?

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Ogni studente ha le proprie personali difficoltà nello studio dei caratteri e le tipologie di caratteri ritenute più ostiche cambieranno da persona a persona. Personalmente io trovo molto più complesso ricordarmi caratteri con meno tratti ma estremamente simili (come nù  e shù , o anche āi , shuāi , e zhōng ) piuttosto che caratteri all’apparenza più complessi ma più “unici” (come tì  o ). Alcuni caratteri, anche se composti da numerosissimi tratti, sono formati semplicemente dalla stessa parte che si ripete più volte, rendendone immediata la memorizzazione. Di quest’ultima tipologia tra i più complessi, anche se usati raramente, troviamo:

mwqxm zhé, formato da quattro lóng "drago", significa "prolisso, verboso"

䨻 bèng, formato da quattro léi "tuono", viene usato per descrivere rumori molto forti.

Ma quali sono alcuni dei caratteri con più tratti che, ancora oggi, potreste incontrare nella Cina continentale con una certa frequenza?  

Biáng.

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Questo è sicuramente uno dei caratteri cinesi più famosi. Il suo successo deriva proprio dalla complessità del carattere, è composto infatti da ben 58 tratti! Biáng non è nemmeno presente nei dizionari e non è inseribile con la tastiera del pc o dello smartphone. Il carattere è utilizzato per indicare un piatto di noodle particolarmente piatti e larghi, tipico della regione Shanxi: i famosi biángbiángmiàn. Pensate che in quella stessa regione è presente una filastrocca che aiuta a ricordarsi come scrivere il carattere. Girando per la Cina potrete incontrare spesso questo carattere appeso fuori dai ristoranti o scritto in gigante sui menù. Ormai tutti, senza nemmeno conoscerlo davvero, sanno che quel carattere indica il famoso piatto biáng biáng miàn. In una scuola in Cina un professore ha scelto di far scrivere a mano mille volte il carattere biáng come punizione per gli studenti indisciplinati.

饕餮tāo tiè

Nome di un famoso animale mitologico. Viene oggi utilizzato per descrivere una persona vorace. Compare spesso nella forma  tāo tiè shèng yàn 饕餮盛宴 per indicare un pranzo o un banchetto abbondante e ricco di piatti prelibati.

麒麟qí lín

Creatura mitologica. Anche se questa parola non viene utilizzata comunemente con altri significati, non è raro vedere questo complesso carattere sulle insegne per strada, come nei nomi dei negozi e dei ristoranti.

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"Luce del mattino", spesso nella forma chén xī 晨曦

xīn

"Fragranza penetrante", usato spesso anche nei nomi femminili.

Carattere con diversi significati, può significare "libro" (come in gǔ jí 古籍), "affiliazione" (dǎng jí 党籍) e "cittadinanza" (guó jí 国籍).

nàng

"Avere il naso chiuso"

chǔn

"Stupido, sciocco". Il carattere è formato da due chóng , "insetto", nella parte sottostante e sopra ad essi vi è il carattere chūn   "primavera". Originariamente questo carattere indicava gli insetti, e più generalmente gli animali, che in primavera iniziano lentamente a svegliarsi dopo il periodo invernale. Data la lentezza dei loro movimenti a causa del lungo letargo, il carattere è venuto ad indicare una persona lenta e stupida.

pān

"Arrampicarsi". Su quasi tutte le scale mobili delle metropolitane in Cina, nella parte che affianca la salita, potete incontrare questo carattare nell’espressione jīn zhǐ pān pá 禁止攀爬 "vietato arrampicarsi".

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魑魅魍魉 chī mèi wǎng liǎng

Espressione di origine religiosa che indicava spiriti maligni d’ogni genere. Si usa attualmente in Cina con il significato di “farabutti e delinquenti d’ogni risma”.

馕 náng

Focaccia al forno uigura tipica della regione Xinjiang.

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Vi sono poi anche caratteri complessi che sono caduti in disuso e che non vengono più studiati, altri riscontrano un uso solo regionale e rimangono sconosciuti ai più. Alcuni esempi possono essere:

dào= stendardo

mén= tipologia di miglio di colore rossastro

cuàn= cuocere, forno a terra

yù= fumare, fumigare. Usato solo a Canton.

 

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“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

 

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Cinese semplificato Vs Cinese tradizionale

Come abbiamo già avuto modo di dire in alcuni dei precedenti articoli, i caratteri semplificati sono quelli attualmente in uso nella Cina continentale, mentre quelli tradizionali vengono usati a Taiwan, Hong Kong, Macao e nelle principali comunità di cinesi all’estero. Quando si parla di cinese semplificato e tradizionale, si fa riferimento esclusivamente alla grafia della lingua scritta. Per capirci, non esiste un cinese parlato semplificato e un cinese parlato tradizionale. La lingua cinese standard è una e i suoi caratteri possono essere scritti in due modi diversi.

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Breve storia della semplificazione dei caratteri.

I caratteri cinesi risalgono a tempi leggendari. A seguito dell’unificazione del primo impero (221 a.C.) e grazie alle riforme dell’imperatore Qin Shi Huang 秦始皇, la scrittura venne unificata e codificata. I caratteri cinesi furono accuratamente regolamentati e le loro componenti vennero definite con estrema precisione. Storicamente, i caratteri cinesi hanno aiutato a mantenere un’unica identità fra i diversi gruppi etnici e le diverse comunità linguistiche in una nazione grande quasi quanto tutta l’Europa; furono usati come lingua franca anche tra i letterati di nazioni non-cinesi. Anche se certi stili calligrafici o epistolari ricorrevano all’uso di abbreviazioni o di semplificazioni secondo il gusto personale di chi scriveva, le forme ufficiali rimasero inalterate fino al ventesimo secolo. Fu allora che avvenne questo grande cambiamento (e a detta di molti una grave profanazione) della millenaria scrittura tradizionale cinese.

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Nel ventesimo secolo la Cina fu protagonista di guerre e rivoluzioni culturalmente devastanti. L’ultima dinastia imperiale Qing (1644-1911) collassò e venne rimpiazzata da una repubblica in conflitto con i signori della guerra per il governo del Paese. Cercando di capire quali fossero le debolezze della Cina, alcuni intellettuali diressero la loro frustrazione verso la stessa cultura tradizionale cinese, la quale venne travolta da un grande fervore progressista divampato negli ambienti accademici e letterari. Tra questi studiosi, Fu Sinian 傅斯年 chiamò i caratteri cinesi la scrittura di  niúguǐ shéshén 牛鬼蛇神, ovvero di demoni e mostri (termine utilizzato anche per indicare gli intellettuali traditori della rivoluzione). È di Lu Xun 鲁迅, uno dei più stimati scrittori cinesi del ventesimo secolo, la dichiarazione: Hànzì bù miè, Zhōngguó bì wáng! 漢字不滅,中國必亡 “Se i caratteri cinesi non verranno distrutti, la Cina perirà”.

Dopo la nascita della Repubblica Popolare Cinese, gli esponenti del Partito Comunista si adoperarono tempestivamente per l’attuazione di una radicale e sistematica riforma della scrittura, contro la quale però si schierarono anche molti altri intellettuali. Tra i più noti vi fu Chen Mengjia  陈梦家, studioso e famoso archeologo che si oppose alla semplificazione, finendo etichettato come reazionario e mandato in un campo di lavoro nel 1957. Lo stesso Mao Zedong 毛泽东 impersonò da subito il fautore della necessità di riformare la scrittura cinese, affermando già nel 1940 che la lingua doveva cambiare per avvicinarsi al popolo. Dal 1952 (anno in cui venne istituito il Comitato di ricerca per la riforma della scrittura cinese), furono tantissime le riforme ortografiche e i processi di semplificazione portati avanti. Alcuni di questi furono oggetto di aspre critiche da parte degli studiosi. Data l’eccessiva semplificazione a cui i caratteri erano andati incontro, iniziarono a verificarsi tra la popolazione fenomeni quali l’uso improprio dei grafemi, e fraintendimenti nell’interpretazione del loro significato.

Il 5 giugno del 2013 venne ufficialmente pubblicata la tōngyòng guīfàn hànzì biǎo通用规范汉字表 “Lista dei caratteri standard comunemente usati”. Questa pubblicazione, non solo sostituì tutti i precedenti repertori di caratteri, ma ad oggi rappresenta l’unico standard di riferimento nella Cina continentale per quanto riguarda la scrittura.

Reazioni alla semplificazione

La reazione del popolo alla semplificazione dei caratteri fu spaccata a metà. Parte della popolazione cinese fu entusiasta, riscontrando una scrittura manuale più veloce e molte meno difficoltà nell’apprendere i caratteri, i quali risultavano più nitidi anche nei testi stampati. L’ondata di semplificazione spinse anche le persone a farsi portavoce di cambiamenti originali nella grafia, ben presto dimenticati in quanto non riconosciuti e non inseriti in alcun testo scritto, inclusi i vocabolari. Non erano pochi però quelli stanchi a questi continui cambiamenti a cui doversi adattare, non riuscendo più a comprendere quale fosse la forma corretta del carattere da utilizzare. Le proteste non tardarono a farsi sentire, erano tanti coloro infatti che vedevano cambiare così la grafia del proprio nome o del proprio cognome. Le critiche erano rivolte anche all’allontanamento dalla scrittura tradizionale, che avrebbe reso molti testi antichi sempre più incomprensibili e lontani dai giovani. Fortunatamente, non furono così tanti i caratteri che cambiarono tanto da diventare irriconoscibili (come fecero per esempio huá 華 / 华 e cóng 叢 / 丛). Molti caratteri, nonostante avessero subito un processo di semplificazione, rimasero simili alla loro versione originale e quindi comprensibili anche a chi aveva studiato solamente i caratteri semplificati.

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Nelle comunità in cui i caratteri tradizionali sono ancora usati, i caratteri semplificati vengono fortemente associati al maoismo e all'iconoclastia. L’uso dei caratteri tradizionali  è un modo per conservare una forte identità culturale nazionale e, in queste aree, agli studenti delle scuole viene fortemente scoraggiato l'utilizzo di quelli semplificati.

I dibattiti sui caratteri vanno avanti da tantissimi anni e continueranno ad esserci ancora per un bel po’. Spesso le due parti si attaccano con argomentazioni simili: chi sostiene che i caratteri semplificati siano più semplici da imparare è a sua volta attaccato da coloro che affermano il contrario, ovvero che quelli tradizionali non sono tra loro così simili come quelli semplificati e la loro importante componente grafica aiuta molto nella memorizzazione. Il carattere di tartaruga, guī, ricorda graficamente molto di più l’animale indicato nella sua versione tradizionale , piuttosto che in quella semplificata: . Questo stesso carattere, come possiamo vedere nell’immagine sottostante, è protagonista di una frase diventata celebre sul web a difesa dell’utilizzo dei caratteri semplificati: occorre infatti molto più tempo e memoria per scriverla in cinese tradizionale.

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È anche vero che molti caratteri diventano “vuoti” nella loro versione semplificata: esempio famoso è quello di ài 爱/愛 “amare”, che perde la componente del cuore. In Cina continentale è comunque possibile imbattersi abbastanza di frequente in caratteri tradizionali: quest’ultimi vengono infatti apprezzati soprattutto da un punto di vista estetico, venendo utilizzati spesso nelle insegne dei negozi, nelle pubblicità, nelle marche e nella calligrafia. Vi sono studiosi che chiedono un ritorno alla scrittura tradizionale nella Cina continentale; del 2009 è inoltre la richiesta di Taiwan di fare diventare i caratteri tradizionali patrimonio dell’umanità. Altri, dato che comunque anche nel cinese semplificato vi sono numerosi caratteri composti da molti tratti, ritengono necessaria un’ulteriore semplificazione.

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Entrambe le due opzioni sono, a mio parere, poco probabili. I caratteri che conosciamo oggi sono quelli con cui sono cresciute tutte le nuove generazioni di cinesi e, oltre ad essere stati protagonisti di una forte alfabetizzazione della popolazione, sono quelli che erano presenti quando la Cina si è aperta al mondo. Il cinese che si studia all’estero è nel 90% dei casi quello semplificato. La buona notizia è che, dopo essere arrivati a una buona conoscenza di questi caratteri, gli sforzi per imparare a comprendere quelli tradizionali non sono eccessivi. Una volta imparati quelli completamente diversi e aver identificato i vari radicali nella forma non semplificata, il gioco è fatto.

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Halloween in Cina

Negli ultimi anni, a seguito della globalizzazione e dell’apertura della Cina verso il mondo, le feste di origine occidentale hanno sempre più successo tra i giovani cinesi e, così come altre feste, anche Halloween è atterrato nel paese del dragone. Molte delle feste occidentali che arrivano, scontato dirlo, non sono veramente sentite dalla popolazione ma sono spesso viste esclusivamente come una scusa per fare baldoria e per incrementare le vendite (in particolare da parte dei locali notturni e dei siti web dediti al commercio elettronico). I cinesi sono abilissimi nel creare nuove festività. Sanno bene, infatti, che sono moltissimi coloro che non resistono alla tentazione di concedersi qualche regalino, o qualche cena più ricca, in occasione delle feste speciali, cinesi o straniere che siano. Negli anni passati in Cina ho avuto modo di vedere in prima persona come i cinesi passano Halloween, festa a me particolarmente cara.    

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Nelle grandi metropoli, quali Pechino, Shenzhen e Shanghai, moltissimi locali delle zone più in voga, spesso frequentate anche dagli occidentali, organizzano serate a tema e riempiono il proprio locale di decorazioni macabre e paurose. Mentre noi qui in Europa abbiamo la festa dei Santi che ci garantisce una bella dormita la mattina successiva, in Cina Halloween viene spesso celebrato il primo sabato che precede il 31 ottobre perché, essendo il giorno dopo domenica, la gente può uscire e partecipare alle serate a tema. 

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Ci tengo a sottolineare come nella stramaggioranza dei casi siano esclusivamente i giovani a celebrare questa festa, spesso le persone più avanti con l’età non hanno neppure chiaro cosa sia questa strana ricorrenza proveniente dall’occidente. In Cina nessun bambino gira di casa in casa pronunciando il famoso “dolcetto o scherzetto?”, ma quasi tutti sanno delle zucche intagliate e che si tratta di un tipo di guǐ jié 鬼节 “festa degli spiriti”.

Come succede anche in Italia (erroneamente, in quanto Halloween qui ha radici ben più antiche di quanto si usi pensare) ogni anno vi sono diverse critiche riguardo a questa sfrenata adozione delle feste straniere, spesso dimenticando le proprie tradizioni e le proprie usanze. Sono sempre più, infatti, gli asili e le scuole materne in Cina che organizzano feste per Halloween, travestendo i bimbi da pipistrelli, mummie e vampiri.

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Molti genitori si lamentano di dover far crescere i loro figli abituandoli a feste che non sono mai state le loro, estranee alla cultura cinese, e che spesso mettono in ombra le altre festività più tradizionali da cui purtroppo i giovani si allontanano sempre di più. Questo allontanamento, in realtà, è spesso da imputare a molte politiche adottate dal governo cinese che, negli anni, ha eliminato o ridotto al silenzio molte festività religiose e antiche. Un altro motivo è che durante le feste tradizionali ci si riunisce con la famiglia. Quale migliore occasione per dare alle nuove generazioni lezioni di morale? È proprio in questi giorni che i giovani si sentono addosso gli occhi dei genitori e dei parenti, arrivando ad avere altissimi livelli di stress date le grandi aspettative che hanno riguardo al matrimonio, il lavoro e gli studi.

Halloween in Cina difficilmente attecchirà ulteriormente. D’altronde nel Celeste Impero vi sono già feste tradizionali riguardanti gli spiriti e i fantasmi, e non sono pochi i demoni che infestano gli incubi dei cinesi sin dall’antichità, così come sono tantissime le spaventose leggende urbane, misto di realtà e finzione, che si sono diffuse a macchia d’olio negli ultimi quindici anni grazie al web. Una cosa che ho notato è che i cinesi tendono ad essere particolarmente suscettibili quando si parla di fantasmi, spesso molto più di noi occidentali. Vi lascio con un paio di queste leggende, augurandovi un paurosissimo, e perché no un po’ cinese, Halloween. Wànshèngjié kuàile! 万圣节快乐! Felice Halloween!

PECHINO – L’ultimo bus per le Colline Profumate

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Il 14 novembre del 1995, in una notte buia e tempestosa, un giovane salì su quello che era l’ultimo bus del giorno diretto alle Colline Profumate. Ripresa la corsa, l’autobus si fermò nuovamente poco più avanti. Due uomini, fermi in piedi sul bordo della strada, avevano infatti fatto segno all’autista di fermarsi, agitando lentamente le braccia avanti e indietro. Inizialmente l’autista aveva pensato di tirare dritto, siccome in quel punto non vi era alcuna fermata, ma ricordandosi che era l’ultima corsa del giorno decise di fermarsi comunque e di farli salire.

I passeggeri rimasero tutti sorpresi nel veder salire non due, ma bensì tre uomini sul bus, vestiti con abiti tradizionali cinesi di epoca Qing. Un uomo, quello scortato dagli altri due e che non si era visto per strada, aveva lunghi capelli neri bagnati e scompigliati. Durante il viaggio nessuno scambiò una parola con questi strani individui dalla pelle bianca come il latte e dall’espressione arcigna ed infastidita. Uno dopo l’altro, tutti i passeggeri scesero alle loro fermate, finché non rimasero sul bus solo il giovane uomo e un’anziana signora, oltre ovviamente all’autista, al controllore e alle misteriose figure.

Il lungo silenzio venne rotto all’improvviso dalla signora, la quale iniziò ad accusare il giovane di averle rubato il portafoglio. Dopo vari minuti di accesa discussione, l’anziana disse che si sarebbe calmata solo se fossero scesi dal bus e si fossero recati alla più vicina stazione di polizia. Il giovane acconsentì ma andò su tutte le furie quando si ricordò che era appena sceso dall’ultimo bus e che la prima stazione di polizia era probabilmente molto lontana. La signora, per calmarlo, gli disse che mentre erano sul bus una folata di vento aveva fatto sollevare la veste di quei bizzarri passeggeri e aveva visto così che erano senza gambe. Per convincere il giovane a scendere aveva inventato quella scusa.  

Il bus venne ritrovato solo tre giorni dopo, in un posto molto distante dalle Colline Profumate. All’interno vi erano tre corpi in un avanzato stato di decomposizione: quello dell’autista, del controllore e di una figura maschile non identificata dai lunghi capelli neri. La polizia non fu mai in grado di fare luce sull’accaduto. Da allora però sono stati molti quelli che hanno detto di aver visto dei fantasmi sulle ultime corse degli autobus notturni.

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HONG KONG– The Hello Kitty Murder

Era il maggio del 1999 quando una ragazzina di 14 anni si presentò alla stazione di polizia di Tsim Sha Tsui, Hong Kong. La ragazzina era totalmente fuori di sé, sembrava terrorizzata e continuava a ripetere frasi senza senso: sosteneva di essere perseguitata dal fantasma di una donna che lei ed altri avevano torturato ed ucciso. 

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La reazione dei poliziotti fu estremamente scettica ma, dato che la ragazzina continuava ad insistere, decisero di accompagnarla a casa ed assicurarsi che tutto fosse tranquillo.

Giunti al terzo piano di una palazzina al numero 31 di Tsim Sha Tsu, trovarono la casa vuota, ma era evidente che nell’edifico viveva più di una persona. La ragazzina, una volta arrivata in casa, entrò in uno stato di profonda agitazione e indicò agli agenti un enorme pupazzo di Hello Kitty, a forma di sirena, a terra vicino a letto.

Intravedendo qualcosa di lucido al suo interno, un agente scucì il pupazzo e vi trovò un teschio umano. Grazie agli investigatori e alla testimonianza della ragazzina, si scoprì che il cranio apparteneva a Fan Man-yee, una ragazza cinese di 22 anni, che era già nota alla polizia per prostituzione e furto. La donna, un’anno prima, aveva cominciato a lavorare in una casa d’appuntamento di Tsim Sha Tsu, dove la maggior parte della sua clientela era formata da malavitosi della peggior specie. Uno di questi la rapì e la povera ragazza diventò l’oggetto delle sue follie e di quelle di altri tre complici, che iniziarono a torturarla per il solo gusto di farlo, dapprima a mani nude, ben presto con soprammobili, barre di metallo e vari oggetti affilati. Dopo due mesi di torture, finalmente Fan morì.

Dopo l’arresto e l’incarcerazione dei colpevoli, la polizia notò sulle telecamere di sicurezza che nei mesi successivi alla morte di Fan vi era una donna, sfocata nelle immagini delle riprese, che si aggirava costantemente intorno all’appartamento o che compariva all’interno dei negozi al piano terra durante le più svariate ore notturne. Questo crimine fu nelle prime pagine dei giornali per molto tempo e sono tanti coloro che non si attentano ad avvicinarsi, da soli e di notte, a quella palazzina al numero 31 di Tsim Sha Tsu.

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Amnesia da caratteri

Chi si avvicina allo studio del cinese deve tenere bene in mente che la memorizzazione dei caratteri è una delle sfide più ardue. Se potessimo avere la garanzia di non dimenticarci il carattere dopo averlo scritto 50, 80 o 100 volte, il tutto sarebbe molto più semplice e l’impegno di passare ore e ore a riempire fogli di caratteri identici suonerebbe molto meno pesante. Purtroppo però vi accorgerete presto che molti caratteri, se non si scrivono a mano per tanto tempo, cascano nel dimenticatoio (almeno per quanto riguarda il processo attivo di scrittura). Ricordarsi come leggere e pronunciare un carattere è molto più semplice rispetto al ricordarsi come scriverlo a mano.

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In Cina questo fenomeno, conosciuto anche con il nome di Character Amnesia (in cinese tí bǐ wàng zì提笔忘字 “prendere la penna e dimenticarsi il carattere”), è sempre più grave ed è  strettamente collegato a una dipendenza dai sistemi automatici di inserimento delle parole nei computer e nei telefoni. Durante l'aprile del 2010 un sondaggio di China Youth Daily ha scoperto che tra i 2.072 partecipanti, l'83% ha ammesso di avere difficoltà con la scrittura dei caratteri. Un sondaggio simile condotto da Dayang Net ha stabilito che l'80% dei partecipanti pensa di aver dimenticato un numero non trascurabile di caratteri. Grande attenzione su questo fenomeno è stata portata anche da uno show di scrittura trasmesso dalla CCTV dal nome hànzì yīngxióng 汉字英雄, Character Hero, in cui solo il 30% dei partecipanti è riuscito a scrivere la parola "rospo" in cinese (làiháma癞蛤蟆). Negli anni in cui ho insegnato in Cina è successo più volte che gli studenti cinesi si dimenticassero come scrivere certi caratteri. Spesso durante dettati e prese di appunti avevano bisogno di andare a controllare sul telefono come scrivere una determinata parola.

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A seguito dello sviluppo tecnologico e della diffusione di smartphone e pc, sono sempre più rare le occasioni in cui ci si ritrova a scrivere a mano. Grazie a sistemi di inserimento appositi si riescono a inserire tutti i caratteri cinesi utilizzando il pinyin (sistema di trascrizione fonetica dei caratteri cinesi in alfabeto latino). Molti si chiedono come siano le tastiere cinesi, dato che la lingua scritta è appunto caratterizzata da moltissimi caratteri e un sistema di scrittura così diverso. In realtà le tastiere sono quasi uguali alle nostre: anche le loro presentano i caratteri latini. Esistono anche sistemi di input basati sull'aspetto del carattere e non sulla sua pronuncia, ma sono così complessi nell’uso che non sono riusciti ad ottenere un grande successo. Con l’avvento dei touch-screen ora è anche possibile inserire il carattere scrivendolo direttamente sullo schermo.  

Vi sono abbondanti prove che confermano l'evidenza dell'amnesia da caratteri, ma pochi studi scientifici si sono soffermati su tale fenomeno. Solo attraverso un costante esercizio di scrittura e lettura è possibile tenere allenata la mente e limitare al massimo quest’amnesia. Il che oggi risulta difficile, complice l’uso sempre più diffuso dei caratteri romani per consultare siti e portali internet e per interagire con le tecnologie. Questa amnesia da caratteri è trasversale rispetto al livello di istruzione dei giovani, colpisce infatti anche gli studenti universitari e si collega strettamente, secondo alcuni studiosi, a una sempre maggiore fatica anche nella lettura degli ideogrammi stessi. Questa teoria viene però criticata da altri che vedono questo fenomeno come parte di una normale evoluzione linguistica.

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Il governo, allarmato a causa dell’importanza della calligrafia nella cultura cinese, ha già preso alcuni provvedimenti per contrastare questo fenomeno. Sono state aumentate le ore dedicate alle lezioni di scrittura nelle scuole primarie e secondarie, di conseguenza sono sempre più numerosi gli insegnanti che si specializzano in calligrafia. L’importanza di una scrittura corretta ha un peso sempre maggiore nei voti scolastici, così anche nell’esame di ammissione all’università: il temutissimo Gaokao 高考. Gli stessi genitori, allarmati nel vedere le nuove generazioni dimenticarsi come scrivere correttamente i caratteri, cercano spesso insegnanti privati per migliorare le abilità di scrittura dei figli.

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Quindi, se persino i cinesi si scordano come scrivere i caratteri, come possiamo fare noi stranieri a ricordarceli? Il consiglio che vi posso dare è quello di cercare di comprendere i caratteri a fondo, studiando come si vengono a formare, i loro radicali e la loro evoluzione grafica laddove risulta utile alla memorizzazione del significato. Bisogna cercare di limitare il più possibile l’apprendimento meccanico e “vuoto” dei caratteri. Anche se inizialmente può sembrare una mole di lavoro molto maggiore, in realtà se ci si applica con costanza e si fa qualche sforzo in più all’inizio, si faciliterà notevolmente l’apprendimento successivo. I caratteri studiati non saranno inoltre un semplice insieme confuso di tratti, ma spesso avranno una propria logica e questo aiuterà a non dimenticarli.

Vi lascio con due video in cui, a cinesi fermati per strada, viene chiesto di scrivere alcuni caratteri. Buona visione!

https://www.youtube.com/watch?v=uNW47N3QgNU

https://www.youtube.com/watch?v=zxHskrqMqII

 

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Sa Dingding: etnicità nel pop cinese.

Sà Dǐngdǐng 萨顶顶, nome d’arte di Zhōu péng 周鹏, è una cantante e compositrice musicale cinese nata nel 1983, lanciatasi sulle scene per la prima volta nel 2001 con un pezzo dance dal nome Dōng bā lā 咚巴啦, il quale portò l’artista diciottenne a vincere il premio come miglior artista dance cinese dell’anno.

Il successo vero e proprio arrivò però a partire dal 2007, con un cambio radicale del look e dello stile musicale proposto. La canzone Alive (in cinese Wàn wù shēng 万物生, la quale esiste in due versioni, una in cinese e una in sanscrito) divenne di grandissima popolarità in tutta la Cina, portando Sa Dingding ad essere conosciuta anche a livello internazionale, tanto che diversi album dell’artista iniziarono ad essere pubblicati in Occidente in versioni che presentavano i titoli delle canzoni in inglese. Ad oggi, Alive rimane la canzone più conosciuta della cantante, la quale ha continuato a sfornire ottimi pezzi musicali negli anni successivi. Nel nuovo stile proposto l’artista canta in cinese, tibetano, sanscrito, in alcune lingue morte come il Laghu e in una lingua inventata dalla stessa cantante per esprimere al meglio le proprie emozioni all’interno delle canzoni. Sa Dingding ha affermato che “non c’è modo più naturale di esprimersi per me che utilizzare una lingua inventata da me stessa. Questo permette agli ascoltatori di usare l’immaginazione per capire a fondo cosa dice una canzone. Ognuno di essi alla fine coglie qualcosa di diverso”. La musica proposta dalla cantante si distacca da quello che è il pop mainstream cinese e, come ha sottolineato lei stessa, cerca di apportarci un po’ di originalità e di innovazione.

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Si tratta di brani musicali dal forte sapore etnico, caratterizzati dall’alternanza di strumenti tradizionali a suoni elettronici e moderni, con testi spesso complessi ed evocativi. Personalmente entrai a conoscenza di questa cantante durante un viaggio in Cina, innamorandomi immediatamente della sua voce particolare e dei suoi contrasti musicali. A colpirmi fu in primo luogo il brano Capricorn (Lái zhě mó jié 来者摩羯), ma sono moltissime le canzoni che meritano di essere citate, tra le quali troviamo Ha Ha Li Li (Tiān dì jì 天地记) dal video dark e i testi psichedelici. Tra gli ultimi brani di maggiore popolarità troviamo due canzoni utilizzate come colonna sonora di due serie tv ovvero il brano Xuán zhī yòu xuán 玄之又玄 e Zuǒ shǒu zhǐ yuè 左手指月.

Le canzoni nascono generalmente dai numerosi viaggi compiuti dall’artista nelle più svariati parti della Cina, dal Tibet alla Mongolia Interna, dalle campagne dello Yunnan a Pechino. Something Like a Shadow is Following You (in cinese Rú yǐng suí xíng 如影随形) è un brano che accosta l’Inno alla gioia a cori orientali. Nacque da una visita dell’artista a un piccolo villaggio abitato dalla minoranza etnica cinese Miao. In tale villaggio, infatti, Sa Dingding udì un coro di persone cantare la Sinfonia n.9 di Beethoven. L’artista è anche spesso disegnatrice degli stessi abiti scenografici che indossa nelle foto ufficiali e durante le sue performance dal vivo. La cantante ha affermato in un’intervista di non volersi soffermare esclusivamente sulle influenze musicali etniche cinesi, ma di volersi aprire in futuro anche a quelle arabe e africane.

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Nel febbraio del 2016 Sa Dingding finì sulle testate di molti giornali in quanto, durante una performance televisiva sulla CCTV, iniziò a cantare tenendo il microfono al contrario, rivelando così di cantare in playback (qui il video). In Cina, dopo le critiche a seguito delle esibizioni tenutesi per le Olimpiadi del 2009, cantare in playback è vietato e i cantanti che lo fanno rischiano di essere multati. Nonostante questo sono ancora molti i programmi che invitano i cantanti a farlo e, nel caso di Sa Dingding, non si sa di chi sia stata la scelta, se sua o imposta. Lo stesso commento fatto dalla cantante sulla sua pagina Weibo poco dopo l’esibizione, ovvero “A quanto pare dovrò imparare a recitare meglio”, è scomparso dopo poche ore.

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Per chi volesse fare un po' di esercizio linguistico, vi saluto con il testo di Zuǒ shǒu zhǐ yuè 左手指月:

 

左手握大地右手握着天 zuǒ shǒu wò dà dì yòu shǒu wò zhe tiān

掌纹裂出了十方的闪电   zhǎng wén liè chū le shí fāng de shǎn diàn

把时光匆匆兑换成了年   bǎ shí guāng cōng cōng duì huàn chéng le nián

三千世 如所不见   sān qiān shì rú suǒ bù jiàn

左手拈着花右手舞着剑   zuǒ shǒu niān zhe huā yòu shǒu wǔ zhe jiàn

眉间落下了一万年的雪   méi jiān luò xià le yī wàn nián de xuě

一滴泪 啊啊啊   yī dī lèi ā ā ā

那是我 啊啊啊   nà shì wǒ ā ā ā

 

左手一弹指右手弹着弦   zuǒ shǒu yī dàn zhǐ yòu shǒu dàn zhe xián

舟楫摆渡在忘川的水间   zhōu jí bǎi dù zài wàng chuān de shuǐ jiān

当烦恼能开出一朵红莲   dāng fán nǎo néng kāi chū yī duǒ hóng lián

莫停歇 给我杂念   mò tíng xiē gěi wǒ zá niàn

左手指着月右手取红线   zuǒ shǒu zhǐ zhe yuè yòu shǒu qǔ hóng xiàn

赐予你和我如愿的情缘   cì yǔ nǐ hé wǒ rú yuàn de qíng yuán

月光中 啊啊啊   yuè guāng zhōng ā ā ā

你和我 啊啊啊   nǐ hé wǒ ā ā ā

 

左手化成羽右手成鳞片   zuǒ shǒu huà chéng yǔ yòu shǒu chéng lín piàn

某世在云上某世在林间   mǒu shì zài yún shàng mǒu shì zài lín jiān

愿随你用一粒微尘的模样  yuàn suí nǐ yòng yī lì wēi chén de mó yàng

在所有 尘世浮现   zài suǒ yǒu chén shì fú xiàn

我左手拿起你右手放下你   wǒ zuǒ shǒu ná qǐ nǐ yòu shǒu fàng xià nǐ

合掌时你全部被收回心间   hé zhǎng shí nǐ quán bù bèi shōu huí xīn jiān

一炷香 啊啊啊   yī zhù xiāng ā ā ā

 

你是我 无二无别   nǐ shì wǒ wú èr wú bié

 

.................................................................................

 

“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

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Gli scioglilingua cinesi

Imparare a pronunciare correttamente le parole in cinese può essere molto difficile, soprattutto considerando i toni e la presenza di suoni che noi non siamo abituati ad utilizzare nella nostra lingua madre. Ma vi siete mai chiesti come sono gli scioglilingua cinesi? Il cinese, a causa delle sue parole monosillabiche e dei toni, è spesso considerata la lingua ideale per la creazione dei più svariati giochi di parole. Esercitarsi sugli scioglilingua può aiutare a prendere confidenza con quei suoni della lingua cinese che ci risultano più ostici. Esistono scioglilingua più semplici e altri più complessi, quindi non scoraggiatevi se all’inizio imparare gli scioglilingua cinesi vi sembra una sfida inaffrontabile: ve ne sono per gli studenti di tutti i livelli! In Cina vengono spesso dati ai bambini dei testi pieni di scioglilingua (in cinese rào kǒu lìng 绕口令)  per fare esercizio sulla pronuncia, infatti esistono delle serie di libri incentrati proprio su questo.

 

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Gli scioglilingua spesso rappresentano piccole sfide che stimolano l’apprendimento. Vediamo insieme alcuni degli scioglilingua più famosi.

1) Il primo scioglilingua, uno dei più famosi tra gli studenti di cinese, è formato solo da tre caratteri che si ripetono in ordine diverso, ovvero sì 四 “quattro”, shì 十 “dieci” e shì 是 “essere”.

四是四 sì shì sì
十是十 shí shì shí,
十四是十四 shí sì shì shí sì,
四十是四十 sì shí shì sì shí,
四十四是四十四 sì shí sì shì sì shí sì.

Quattro è quattro,

dieci è dieci,

quattordici è quattordici,

quaranta è quaranta,

quarantaquattro è quarantaquattro.

 

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2) Il secondo scioglilingua si focalizza sulle modalità in cui può essere mangiata l’uva, sputando o meno la buccia degli acini.

吃葡萄吐葡萄皮 chī pútáo tǔ  pútáo  pí ,

不吃葡萄不吐葡萄皮 bù chī pútáo bù tǔ  pútáo pí

吃葡萄不吐葡萄皮 chī pútáo bù tǔ pútáo pí

不吃葡萄倒吐葡萄皮。bù chī pútáo dào tǔ pútáo pí 

 

Mangiare l’uva e sputarne la buccia,

non mangiare l’uva e non sputarne la buccia,

mangiare l’uva e non sputarne la buccia,

non mangiare l’uva e invece sputarne la buccia.

 

3) Questo terzo scioglilingua, particolarmente complesso, è diventato ancora più famoso dopo essere stato usato dalla girlband taiwanese S.H.E all’interno del loro singolo di successo Zhōng guó huà 中国话 “La lingua cinese” (qui il video). 

扁担长,板凳宽,biǎn dān cháng, bǎn dèng kuān, 
扁担要绑在板凳上,biǎn dān yào bǎng zài bǎn dèng shàng, 
板凳不让扁担绑在板凳上,bǎn dèng bù ràng biǎn dān bǎng zài  bǎn dèng shàng, 
扁担非要绑在板凳上。biǎn dān fēi yào bǎng zài bǎn dèng shàng。

 

Il bilanciere è lungo, la panca di legno è larga,

il bilanciere deve essere legato sulla panca,

la panca non lascia che il bilanciere le venga legato sopra,

il bilanciere per forza deve essere legato sulla panca.

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4) Il prossimo scioglilingua viene a volte presentato, data la sua semplicità, quando si iniziano studiare i toni. Si tratta di un rào kǒu lìng 绕口令 alla portata di tutti, anche di coloro che hanno iniziato a studiare cinese da pochissimo tempo.

妈妈骑马。Mā mā qí mǎ. 
马慢, Mǎ màn, 
妈妈骂马。mā mā mà mǎ.

La mamma cavalca il cavallo.

Il cavallo è lento,

la mamma offende il cavallo.

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5) Il seguente scioglilingua, di per sé abbastanza logico, è incentrato sul fertilizzante.

黑化肥发灰, hēi huà féi fā huī, 
灰化肥发黑。huī huà féi fā hēi. 
黑化肥发灰会挥发, hēi huà féi fā huī huì huī fā, 
灰化肥挥发会发黑。huī huà féi huī fā huì fā hēi.

Il fertilizzante nero diventa grigio,

il fertilizzante grigio diventa nero.

Il fertilizzante nero che diventa grigio evapora,

il fertilizzante grigio che evapora può diventare nero.

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6) La fenice, uccello mitologico importantissimo nella cultura cinese, è protagonista del seguente, difficilissimo scioglilingua. Impararlo può aiutare a destreggiarsi con le sillabe aventi la –g finale, spesso difficili per gli studenti italiani.

粉红墙上画凤凰,Fěn hóng qiáng shàng huà  fèng huáng,

凤凰画在粉红墙, fèng huáng huà zài fěn hóng qiáng。 

红凤凰、粉凤凰,hóng  fèng huáng、fěn  fèng huáng,

红粉凤凰、花凤凰。  hóng fěn  fèng huáng、huā  fèng huáng。 

Sul muro rosato è dipinta una fenice, la fenice è dipinta sul muro rosato.

La fenice è rossa, la fenice è rosa, la fenice è rosata, la fenice è colorata.

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7) Il seguente rào kǒu lìng 绕口令, più semplice rispetto ad altri, può essere considerato uno scioglilingua anche nella sua traduzione in italiano. Lo sai o non lo sai?

知道就说知道,Zhī dào jiù shuō zhī dào,
不知道就说不知道,bù zhī dào jiù shuō bu zhī dào,
不要知道说不知道,bù yào zhī dào shuō bu zhī dào,
也不要不知道说知道,yě bù yào bù zhī dào shuō zhī dào,
你知道不知道?nǐ zhī dào bù zhī dào?

Se lo sai dì che lo sai,

se non lo sai dì che non lo sai.

Non dire che non lo sai se lo sai,

non dire nemmeno che lo sai se non lo sai,

lo sai o non lo sai?

 

8) Quella che segue è una composizione creata dal linguista Zhao Yuanren趙元任 (1892 – 1982) utilizzando esclusivamente il suono shi (nei suo vari toni). Il componimento in stile arcaico, dal nome “La storia del poeta Shi che mangiò i leoni”, è un manifesto di linguistica: acquista senso solo nella versione scritta con i caratteri mentre rimane praticamente incomprensibile se solo ascoltato o scritto in pinyin.

施氏食獅史》

石室诗士施氏,嗜狮,誓食十狮。
氏时时适市视狮。
十时,适十狮适市。
是时,适施氏适市。
氏视是十狮,恃矢势,使是十狮逝世。
氏拾是十狮尸,适石室。
石室湿,氏使侍拭石室。
石室拭,氏始试食是十狮。
食时,始识是十狮尸,实十石狮尸。
试释是事。

« Shī Shì shí shī shǐ »

Shí shì shī shì Shī Shì, shì shī, shì shí shí shī.
Shì shí shí shì shì shì shī.
Shí shí, shì shí shī shì shì.
Shì shí, shì Shī Shì shì shì.
Shì shì shì shí shī, shì shǐ shì, shǐ shì shí shī shì shì.
Shì shí shì shí shī shī, shì shí shì.
Shí shì shī, Shì shǐ shì shì shí shì.
Shí shì shì, Shì shǐ shì shí shì shí shī.
Shí shí, shǐ shí shì shí shī shī, shí shí shí shī shī.
Shì shì shì shì.

Il poeta Shi, che viveva in una casa di pietra, appassionato di leoni era risoluto nel volerne mangiare dieci.
Andava spesso al mercato a cercare leoni.
Alle ore dieci, dieci leoni arrivarono al mercato.
Alla stessa ora Shi era appena arrivato al mercato.
Shi vide i dieci leoni, e usando le sue fidate frecce, spedì quei dieci leoni all’altro mondo.
Shi prese i corpi dei dieci leoni e li portò nella sua casa di pietra.
La casa era umida e Shi ordinò al domestico di asciugarla.
Una volta asciutta, Shi iniziò a cercare di mangiare quei dieci leoni,
Al momento di mangiare si accorse che quei leoni erano in realtà dieci leoni di pietra.

Provate a spiegare questa cosa.

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"Una vita cinese" di Li Kunwu e P.Otié

Li Kunwu 李昆武 è un artista, disegnatore di poster di propaganda e vignettista del quotidiano Yunnan Daily 云南日报. Nato nel 1955 a Kunming, capoluogo della provincia dello Yunnan, nella Cina meridionale, fa parte della generazione che ha visto la sua esistenza travolta in più di un’occasione dalle ondate della turbolenta storia cinese del Novecento. Specializzato in cartoon di propaganda, oggi lavora allo studio delle minoranze etniche e culturali nella propria provincia, una delle più diversificate del Paese.

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Una vita cinese è un fumetto in tre volumi disegnato da lui stesso e scritto insieme al francese Philippe Ôtié. I tre volumi che costituiscono l’opera (1. Il tempo del padre, 2. Il tempo del Partito, 3. Il tempo del denaro) ci permettono di rivivere le fasi più importanti della storia cinese dal 1950 ai giorni nostri da una prospettiva particolarmente umana, vicina ai sentimenti, agli entusiasmi e alle tragedie del popolo. I tre volumi non sono un’opera di denuncia ma di ricostruzione storica. Il tratto dell’artista è nervoso e in certi punti si avvicina al grottesco.

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Il primo volume ci narra degli eventi della rivoluzione culturale e del grande balzo in avanti. L’euforia che le politiche adottate scatenano nella popolazione e le tragiche conseguenze che ne derivano. Tra queste colpiscono in particolare le vignette che ritraggono la distruzione di quelle che sono le proprie tradizioni, bruciando edifici e oggetti appartenenti a tempi passati e visti in contrasto con la costruzione di una nuova Cina. Il testo si conclude con la morte di Mao, che lascia il popolo cinese in stato di shock, senza più il Grande Timoniere da seguire.

 

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Il secondo volume si apre nel 1976. La Cina è in lutto. Inizia a tirare una nuova aria e molti sbagli del passato vengono imputati alla banda dei quattro. Mentre il padre si trova in un campo di rieducazione e la sua famiglia è sparsa per la Cina per seguire il modello rivoluzionario, arriva il momento per il protagonista di entrare nel Partito. La Cina, grazie alle politiche di Deng Xiaoping, inizia ad aprirsi. Arrivano i primi stranieri e le abitudini di vita dei cinesi subiscono nuovamente un radicale cambiamento. Anche in questo volume Li Kunwu riesce a colpire nel segno, anche quando il silenzio regna sovrano. È il caso dell’incontro di una coppia dopo dieci anni di distanza, in cui le parole non sono facili da trovare. Le vignette però, raffiguranti il loro primo pranzo insieme e qualche semplice gesto con le bacchette, riescono ad avere una forte carica emotiva.

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Il tempo del denaro è il volume con cui Li Kunwu ci porta ai giorni nostri. Si parte dal 1982. I timori e le aspirazioni dell’epoca, frutto dei cambiamenti del periodo, fanno da protagonisti. Il denaro diventa il Dio da seguire e ognuno cerca di escogitare un modo per arricchirsi. Ci vengono raccontate le stesse storie che Li Kunwu doveva rappresentare per lo Yunnan Daily. Storie di poveracci e contadini che sono diventati industriali di fama nazionale, passando dal lavorare nelle risaie o dal raccogliere ferrivecchi a stringere accordi con le principali multinazionali di tutto il mondo. Le città cinese diventano veri e propri cantieri dove nuovi grattacieli vengono costruiti e le vecchie case abbattute. Mentre da un lato si riscoprono elementi tradizionali abbandonati con la rivoluzione culturale, la modernità continua a farsi strada abbattendo ogni ostacolo sul suo cammino, come accade ancora in questi anni in Cina.

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Mi sono imbattuto in questa sua autobiografia a fumetti per caso. Avevo tre ore libere da una lezione all’altra e dovevo cercare un modo per far passare il tempo. Da bravo libromane, il mio primo pensiero è stato quello di andare in biblioteca a scoprire nuove letture. Non sono mai stato un grandissimo fan dei fumetti. A dirla tutta, mi sono avvicinato un po’ diffidente a questa lettura, posizionata in bella vista sullo stand degli ultimi arrivi. Mi ha rapito. È stato come una di quelle classiche scene cinematografiche in cui si viene risucchiati all’interno del libro. Riesci a percepire la verità dietro alle immagini e alle parole, l’emozione e il disagio che a volte si provano a raccontare cose del proprio passato. Penso che sia così che ci si debba rapportare alla storia, lontani da una memorizzazione meccanica di date ed eventi in successione. Dalla lettura di testi come Una vita cinese si impara molto, non solo riguardo ad eventi storici di grandissima importanza, ma anche alla natura umana, fragile e piena di ombre ma con una forza tale da stravolgere il suo stesso mondo.

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“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

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Chaobing: la focaccia saltata del nord della Cina

Il governo cinese negli ultimi anni ha portato avanti un importante piano finalizzato a modernizzare le città del paese, mettendo a norma gli edifici e migliorandone le condizioni igieniche. Pechino, dove spesso le nuove norme vengono applicate con particolare rigore, ha subito in un paio d’anni un grandissimo cambiamento. Non sono solo però le città principali a cambiare, ma tutte le città cinesi di primo e di secondo livello. Questo cambiamento, di cui parleremo più nel dettaglio in uno dei prossimi articoli, porta spesso alla scomparsa di tantissimi ristorantini di piccole dimensioni che in passato erano invece presenti in quasi ogni via cinese. È proprio in questi locali a conduzione familiare, dove le condizioni igieniche non sono delle migliori, che si riescono a trovare molti di quei piatti tipici e caserecci che spesso non finiscono nei menù dei grandi ristoranti proprio a causa della loro “rusticità”. Tra questi piatti troviamo i chǎo bǐng  炒饼, letteralmente “focaccia saltata”.

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Il piatto viene preparato tagliando a strisce una focaccia fatta con farina, acqua e uova. Tale focaccia, in cinese lào bǐng 烙饼, è diffusissima in tutta la Cina del nord e reperibile in qualunque supermercato. Le striscioline ottenute vengono fatte saltare velocemente in padella insieme ad altri ingredienti. Tra i più comuni troviamo il cavolo cinese, la carne di maiale e l’aglio. Dato che molti stranieri, a differenza dei cinesi, non sono abituati a consumare grandi quantità di aglio, potete tranquillamente chiedere che quest’ultimo non venga messo nel piatto, il quale risulterà più leggero e ugualmente gustoso.

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I chaobing sono un piatto tradizionale della cucina cinese settentrionale, comunemente diffuso nello Hebei, nello Shanxi, nello Henan e a Pechino. È particolarmente famoso nella città di Changzhi 长治 nello Shanxi, dove si dice che questo piatto sia nato e dove è conosciuto anche con il nome lú bǔ 炉卜, diffondesi successivamente in tutta la Cina del nord e cambiando leggermente di luogo in luogo per quanto riguarda la ricetta e i condimenti.

Di questo piatto non se ne conosce con certezza l’origine ma, come molti altri di questi piatti poveri, se si chiede ai locali dicono che è sempre stato presente sulle loro tavole. In realtà nella regione dello Shanxi circola una storia sulla nascita dei chǎo bǐng 炒饼, anche se non si è certi della sua affidabilità storica. Si narra che il famoso calligrafo e pittore Feng Shiqiao 冯士翘 fosse solito passare le giornate in mezzo ai contadini, la cui vita era per lui fonte di ispirazione. Un giorno, arrivato a casa di una famiglia del luogo fu invitato a mangiare con loro. Per l’occasione gli sarebbe stato preparato il piatto che solitamente veniva cucinato nella zona quando si avevano ospiti. La pietanza, che data la sua bontà lasciò il calligrafo entusiasta, era stata cucinata con cavolo cinese, tagliatelline di soia e zuppa di pollo. Una volta tornato a casa, 冯士翘 spiegò alla moglie come era stato fatto il piatto, chiedendole di cucinarlo per lui. Tentativo dopo tentativo, il piatto desiderato dal marito continuava a non riuscirle, finché un giorno decise di utilizzare una focaccia tagliata a striscioline al posto delle tagliatelle di soia che non aveva in casa. Cercando di non farle diventare troppo morbide, evitò di metterle nella zuppa e optò per fare una pietanza asciutta, saltata in padella. Quando Feng tornò a casa si innamorò di questa nuova versione del piatto, che elogiò nelle sue opere e che fece conoscere ai contadini ogni volta che si recava a mangiare con loro. Da quel momento i chǎo bǐng  炒饼, che nella zona però mantennero il nome originario di lú bǔ 炉卜, diventarono il piatto immancabile in ogni ristorante del posto.

La prima volta che ho mangiato i chǎo bǐng 炒饼 è stato per caso, in un piccolo ristorante vicino all’Università di lingue straniere di Pechino. Mentre oggi quelle vie hanno un aspetto completamente differente e non vi sono più locali del genere, nel 2012 erano ancora affollate di gente che mangiava ravioli, spaghetti o appunto chǎo bǐng 炒饼 lungo la strada. Spesso vi erano delle vere e proprie "rèzdore", come diciamo noi in Emilia, che facevano tutto a mano sul momento. È un peccato che  non si sia fatto niente per mettere a norma questi locali, preservando la tradizione e questi posti di ritrovo collettivo. Oggi, ormai, vi sono quasi esclusivamente catene di ristoranti e fast food. I Chaobing sono spesso considerati anche uno street food ed al nord è spesso uno dei piatti proposti da tutti i furgoncini ambulanti, sempre più rari soprattutto nelle grandi città, che preparano il cibo lungo la strada.

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Gli omofoni della lingua cinese - parte 1

Come abbiamo già visto insieme nell’articolo incentrato sugli scioglilingua, la lingua cinese si presta benissimo alla creazione di interessanti giochi di parole. Sebbene gli omofoni siano presenti probabilmente in tutte le lingue, in cinese il loro numero è particolarmente elevato. Questa grande presenza di omofoni è determinata dal numero limitato di sillabe con cui vengono formate le varie parole del cinese, prevalentemente mono o bisillabiche. I toni permettono di differenziare parole altrimenti identiche, anche se naturalmente esistono anche omofoni in cui anche i toni sono identici, come per esempio xiāngjiāo 香蕉 “banana” e xiāngjiāo 相交 “intersecare”, o anche quánlì 权利 “diritto” e quánlì 权力 “potere/autorità”. Se non si considerano i toni le parole che finiscono per essere uguali sono tantissime e i toni sono uno degli ostacoli principali degli stranieri che si avvicinano allo studio della lingua cinese.

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Guardiamo insieme alcuni degli omofoni a cui prestare attenzione per evitare situazioni poco chiare od imbarazzanti.

1) shuìjiào 睡觉 “dormire” Vs. shuǐjiǎo 水饺 “ravioli bolliti”

 

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L’omofonia tra queste due parole è particolarmente conosciuta in quanto è famosissima una storia, non si sa se reale o inventata, di un cliente straniero che si reca in un ristorante cinese e al posto di dire alla cameriera shuǐjiǎo duōshǎo qián yī wǎn 水饺多少钱一碗?”quanto costa una ciotola di ravioli?”, le dice shuìjiào duōshǎo qián yī wǎn 睡觉多少钱一晚?”Quanto è per una notte?”, lasciandola sbigottita. Nelle due frasi infatti anche i caratteri wǎn 碗 “ciotola” e wǎn 晚 “sera” sono omofoni.

 

2) xīfú 西服 “abito all’occidentale” Vs. xífù 媳妇 “moglie”

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Queste sono altre due parole di uso comune che, pronunciate nella maniera sbagliata, potrebbero portare a situazioni imbarazzanti, come nel caso nǐde xīfú bǐ wǒde hǎokàn 你的西服比我的好看 “il tuo abito è più bello del mio” che prunciato nǐde xífù bǐ wǒde hǎo kàn 你的媳妇比我的好看 “tua moglie è più bella della mia”.

 

3)  wèn 问 ”chiedere” Vs. wěn 吻 ”baciare”

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Con le parole monosillabiche è ancora più facile imbattersi in questo tipo di situazioni. È il caso di wèn 问 ”chiedere” e wěn 吻 ”baciare”. Con solo un tono di differenza nella frase, si rischia di passare dal dire nǐ zuìhǎo wèn tā 你最好问他 “faresti meglio a chiedere a lui” a nǐ zuìhǎo wěn tā 你最好吻他 “faresti meglio a baciarlo”.

 

4) yèzhǔ 业主 “imprenditore” Vs. yězhū 野猪 “cinghiale”

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Dare del cinghiale a un imprenditore non è mai elegante, ed è strano parlare anche di convegni di cinghiali, come accade se sbagliamo pronuncia nella frase tāmén jīnwǎn kāi yèzhǔ dàhuì 他们今晚开业主大会 “stasera loro fanno un convegno per gli imprenditori” che diventa tāmén jīnwǎn kāi yě zhū dàhuì 他们今晚开野猪大会 “stasera loro fanno un convegno per i cinghiali”.

 

5) shōushi 收拾 “riordinare” Vs. shōushī 收尸 ”seppellire i morti”

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La differenza tra queste due parole è molto sottile. L’ultima sillaba shi passa da un tono neutro a un primo tono. Il significato, invece, cambia completamente. wǒ lái shōushi 我来收拾 significa “ci penso io a riordinare” mentre wǒ lái shōushī 我来收尸 “ci penso io a seppellire i morti”.

Ovviamente il contesto aiuta sempre moltissimo a capire quello che si vuole dire. Mentre in alcuni casi si hanno veri e propri fraintendimenti, difficilmente qualcuno finirebbe per credere a un convegno per cinghiali o al nostro voler seppellire dei morti mentre si parla di faccende domestiche. Studiare gli omofoni è un modo utile per fare esercizio e prendere confidenza con i toni, i quali vengono spesso erroneamente trascurati da molti studenti. A presto con un'altra lista di omofoni da imparare!

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Il Natale in Cina

Un paio d’anni fa ho passato per la prima volta il Natale in Cina. Non essendo una tradizione cinese e per paura di non riuscire a entrare nello spirito di questa festa, ho cercato di ricreare nel mio appartamentino un po’ di magia del Natale. Dopo aver acquistato a 10 euro su Taobao 淘宝 (il principale sito web di e-commerce cinese) un albero di 1 metro e 20 cm, con tanto di addobbi inclusi, ho fatto anche scorta di rosoni, lucine e pandori di importazione. Nel quartiere dove abitavo però non vi era proprio alcuna traccia del Natale: nessuna luce ai balconi e nessun albero nei negozi. Nonostante negli ultimi anni vi sia stata una grandissima adozione delle feste occidentali da parte dei cinesi, quest’ultime raramente vengono capite a fondo. Le varie volte che mi sono confrontato con i miei studenti ed i miei amici cinesi per capire se sapessero cosa fosse il Natale, mi sono reso conto che in pochi sono a conoscenza del lato religioso della festa, spesso vista semplicemente come una festa magica e colorata che viene dall’Occidente. La festa del caro shèngdàn lǎorén 圣诞老人, di Babbo Natale insomma.

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Spesso, come abbiamo già visto insieme per Halloween, si tratta solo di occasioni per aumentare il commercio e per fare baldoria. In Cina, paese prevalentemente ateo, i cristiani sono circa il 3% della popolazione e sono in costante aumento. Nelle chiese presenti sul territorio vengono celebrate messe natalizie e anche tra i cristiani cinesi vi è l’usanza di recarsi a messa la sera della vigilia. La tradizione del Natale, a parte che per i “pochi” cristiani, non è però affatto radicata e il 25 dicembre è sul calendario un giorno feriale, tranne che ad Hong Kong e Macao, dove viene riconosciuta come giorno festivo.

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Ma in Cina quindi dove si incontra il Natale (o perlomeno il suo lato commerciale)? Prevalentemente nei centri commerciali, in certe tipologie di ristoranti e nelle strade dove ci si reca generalmente per fare shopping. In questi posti gli addobbi certo non mancano, e a volte vengono incomprensibilmente lasciati (forse per dimenticanza) fino a molto dopo le festività. Per quanto riguarda le decorazioni, i cinesi amano spesso fare le cose in grande: alberi maestosi, luci ovunque e canzoni natalizie a massimo volume. Da Starbucks e in varie caffetterie cinesi è possibile sentire la famosa Jingle Bells già da inizio novembre.

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I cinesi non fanno, ovviamente, l’albero di Natale e non preparano cene o regali da consegnare la mattina del 25. Nel caso in cui volessero andare fuori a cena per l’occasione, negli ultimi anni è diventato diffuso nei giorni natalizi il consumo del piatto tipico di Suzhou bā bǎo yā 八宝鸭, L’anatra degli otto tesori, visto come una versione tradizionale cinese del tacchino ripieno americano. L’anatra viene infatti riempita con molti ingredienti tra i quali troviamo carne di pollo, gamberi, castagne, bambù, riso e salsa di soia.

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Un’altra usanza di stampo cinese particolarmente diffusa è quella di regalare delle mele il giorno della Vigilia. In cinese la Vigilia di Natale viene chiamata píng ān yè 平安夜, dove píng 平 “pace” è omofono con píng 苹 “mela”. Regalare una mela è diventato quindi un modo per augurare pace e serenità.

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È proprio in Cina però che troviamo quello che potrebbe essere definito il vero laboratorio di Babbo Natale. Purtroppo però non si tratta di un luogo tanto magico e sereno. Conosciuta come “il villaggio di Natale della Cina”, la città di Yiwu 义乌, abitata da più di un milione di persone, è la casa di circa 700 fabbriche che sfornano oltre il 60% di tutte le decorazioni e gli addobbi natalizi del mondo, dagli alberi illuminati in fibra ottica ai cappelli di Santa Claus. Spesso le condizioni lavorative non sono ottimali, con scarsa attenzione alla salute e operai che lavorano circa 12 ore al giorno, senza ricevere stipendi adeguati.

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Yiwu è stata definita dall’Onu e dalla Banca Mondiale «il più grande mercato all’ingrosso di beni di piccole dimensioni del mondo». Un business enorme, per favorire il quale è stato stretto alcuni anni fa un accordo tra Cina e Spagna, che prevede un collegamento ferroviario dalla città di Yiwu fino a Madrid e che copre circa 13 mila chilometri in circa tre settimane. Li Qiang, governatore dello Zhejiang, ha chiamato il progetto «la nuova via ferroviaria della seta». Il convoglio attraversa Kazakistan, Russia, Bielorussia, Polonia, Germania, Francia e nel suo viaggio inaugurale di alcuni anni fa ha trasportato in Spagna trenta container con 1.400 tonnellate di giocattoli e addobbi di Natale che sono stati successivamente distribuiti sul mercato europeo.

Zhù dàjiā shèngdànjié kuàilè 祝大家圣诞节快乐!Buon Natale  a tutti voi!

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Studiare i chengyu: origine e esempi d'uso (parte 1)

I chéngyǔ 成语 sono locuzioni idiomatiche precostruite spesso formate da quattro caratteri, anche se a volte possiamo trovarne sei o persino otto. Si tratta di frasi fatte che si avvicinano in parte a quelli che noi sogliamo chiamare modi di dire. Ne esistono tantissimi, sono infatti più di 5000 quelli ancora in uso. I cinesi li usano spesso nella lingua parlata e ancora di più in quella scritta. Molti chengyu sono incomprensibili se proviamo semplicemente a tradurre i quattro caratteri che li compongono, anche perché non rispettano le regole grammaticali del cinese moderno. Per comprendere i chengyu (o perlomeno un gran numero di essi) dobbiamo conoscere gli eventi storici, le leggende o i miti a cui sono legati. Gli stessi studenti cinesi quando vanno a scuola devono regolarmente memorizzarne un grande numero, studiandone spesso anche l’origine. Gli importanti riferimenti storici, letterari e culturali che vi troviamo, li rendono uno dei grandi portavoce della cultura millenaria cinese.

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In futuro su Tra Cina e Italia pubblicheremo regolarmente post sui chengyu, analizzandone alcuni ogni volta. Ne verrà narrata l’origine e saranno dati esempi per quanto riguarda il loro utilizzo. La principale difficoltà nell’apprendimento dei chengyu non consiste infatti nella fase vera e propria di memorizzazione, ma bensì nel comprendere come utilizzarli all’interno di una frase.

mó chǔ chéng zhēn 磨杵成针

"Limare il pestello fino a farlo diventare un'ago."

Li Bai 李白 è un famosissimo poeta cinese vissuto durante la dinastia Tang. Da bambino, però, non era esattamente uno studente diligente e non amava passare il suo tempo sui libri. Un giorno, arrivato a metà del volume che doveva leggere, esclamò: “Quando finirò mai questo libro?! È così spesso! Non ce la faccio più!” e, mettendo il libro da parte, corse fuori a giocare. Mentre correva si imbattè in un'anziana signora che stava sfregando un pestello di ferro su una cote. Li Bai, pensando fosse una cosa molto strana, si fermò ad osservarla. Dopo un po’ di tempo, vedendo che la signora continuava il suo lavoro senza considerarlo minimamente, non riuscì a trattenersi dal chiederle cosa stesse facendo. Senza alzare la testa l’anziana rispose: “Ho bisogno di un ago per rammendare i vestiti.” Sorpreso, Li Bai esclamò: “Come può un pestello così spesso diventare sottile come un ago?” Finalmente la signora alzò la testa e guardando Li Bai gli disse: “Mio caro, se il pestello fosse ancora più spesso di così, continuerei comunque a sfregarlo. Giorno dopo giorno, riuscirei a farlo diventare sottile come un ago.” Li Bai allora capì: “Anche le cose più difficili si possono portare a termine se uno ha pazienza e dedizione.” Corse a casa e, preso nuovamente in mano il libro, continuò a leggerlo fino alla fine. Da quel momento non si tirò più indietro dai suoi doveri e negli anni diventò uno stimatissimo poeta, famoso in tutta la Cina.

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Questo chengyu assomiglia come significato al nostro proverbio “chi la dura la vince”, e viene utilizzato in quelle situazioni in cui la perseveranza è fondamentale per raggiungere un obiettivo. Compare anche nella forma zhī yào gōng fū shēn, tiě chǔ mó chéng zhēn 只要功夫深,铁杵磨成针。

Per quanto riguarda il suo utilizzo, è molto frequente accostato a parole come jīngshen 精神 "spirito/vigore" e yìlì 毅力 "volontà/tenacia".

zài xuéxí hé shēnghuó zhōng, wǒmén dou yīnggāi yǒu móchǔchéngzhēn de jīngshen. 在学习和生活中,我们都应该有磨杵成针的精神。

zhīyào yǒu móchǔchéngzhēn de yìlì, méiyǒu shenme bù néng kèfú de kùnnán. 只要有磨杵成针的毅力,没有什么不能克服的困难。

 

hú lún tūn zǎo 囫囵吞枣

"Ingoiare le giuggiole intere."

C’era una volta un giovane che amava leggere, leggeva velocemente ad alta voce tutto il giorno e appena aveva finito un libro ne iniziava un altro. Durante la lettura però non si soffermava mai a pensare a quello che stava leggendo. Non ne coglieva i messaggi e le logiche, senza mai comprendere a fondo quello che il testo voleva veramente trasmettere. Avendo letto un gran numero di volumi, si riteneva però estremamente intelligente. Un giorno, partecipando ad una festa organizzata da amici, sentì uno degli ospiti affermare: “Mangiare le pere fa bene ai denti, ma allo stesso tempo danneggia la milza. Al contrario, mangiare le giuggiole fa bene alla milza ma fa male ai denti.” Dopo averci pensato il giovane esclamò: “Ho trovato la soluzione. Quando si mangiano le pere bisogna solo masticarle senza mandarle giù, in modo che i denti ne traggano vantaggio e la milza non venga danneggiata. Quando si mangiano le giuggiole bisogna invece deglutirle senza masticarle, per non danneggiare i denti.” Detto questo prese delle giuggiole da uno dei piatti sul tavolo e le portò alla bocca, pronto a deglutirle intere. Gli altri ospiti lo fermarono subito, preoccupati che si potesse strozzare, facendogli notare che poteva essere pericoloso. Scampato il pericolo, tutti iniziarono a ridere pensando al gesto del giovane, il quale da quel momento capì che soffermarsi a pensare alla logica dietro alle parole era più importante di una lettura vuota e fine a sé stessa.

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Questo chengyu, generalmente tradotto come "leggere senza capire" o "ingoiare del cibo senza masticarlo", viene appunto utilizzato principalmente in due situazioni: in riferimento allo studio, per sottolineare l'importanza di non portare avanti un apprendimento vuoto ed esclusivamente memonico, e al mangiare.

bù dǒng dé wèntí yīdìng yào qīngchu míngbái cái xíng, bù néng húlúntūnzǎo. 不懂得问题一定要清楚明白才行,不能囫囵吞枣。

zhāng lǎoshī gàosù wǒmén, xuéxí shàng bù yào húlúntūnzǎo 张老师告诉我们,学习上不要囫囵吞枣。

húlúntūnzǎo de chī shíwù shì gè huài xíguàn 囫囵吞枣地吃食物是个坏习惯。

bá miáo zhù zhǎng  苗助长

"Tirare i germogli per aiutarli a crescere."

Durante la dinastia Song, in Cina viveva un contadino dal carattere molto impetuoso, non possedeva un briciolo di pazienza e cercava sempre di affrettare tutto. Girando per le risaie si lamentava sempre dei germogli di riso, i quali a suo dire crescevano troppo lentamente. Una mattina, dopo alcuni giorni di lavoro nelle risaie, decise di controllare se i germogli fossero finalmente aumentati di dimensioni. Dopo essersi inginocchiato e averli misurati con le mani, notò che avevano ancora la stessa altezza. In preda allo sconforto pensò: “Come posso aiutarli a crescere più velocemente?” Decise allora di tirarli con le mani verso l’alto. Così facendo sarebbero diventati belli alti in pochissimo tempo, pensava. Si mise subito all’opera e passo tutta la giornata a girare per le risaie e a tirare verso l’alto i germogli. Alla sera, esausto, si avviò verso casa con le gambe tutte indolenzite e la testa dolorante dallo sforzo. Il figlio, vedendolo arrivare così stanco, gli chiese: “Padre, come hai fatto a stancarti così tanto oggi? Che lavori hai svolto?” Il contadino, estremamente orgoglioso di sé, rispose: “Figlio, oggi grazie a me tutti i germogli di riso sono cresciuti più velocemente!” Sentendo queste parole e senza aver capito esattamente cosa fosse successo, il figlio si avviò di corsa verso le risaie, dove però trovò solo tantissimi germogli ormai morti, secchi o comunque recisi.

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Questo chengyu, molto conosciuto, riscontra un utilizzo particolarmente frequente in riferimento ai genitori che fanno studiare troppo i figli, caricandoli di doveri eccessivi per la loro età. È traducibile come "rovinare tutto per l'impazienza" o "affrettare le cose".


zhōngguó de qìchē zhìzàoshāng shìfǒu zài bámiáozhùzhǎng? 中国的汽车制造商是否在拔苗助长?

háizi hái xiǎo, bié bámiáozhùzhǎng  孩子还小,别拔苗助长。

XiǎoLán cái wǔ suì, nǐ jiùyào tā xué zhème duō dōngxī, zhè bù shì bámiáozhùzhǎng ma 小兰才五岁, 你就要她学这么多东西, 这不是拔苗助长嘛?

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“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

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Bamboo Hirst - Una vita tra Cina e Italia

"Andare nelle piccole città, piccolissime, dove trovi l'anima della Cina. Dove ti guardano e sorridono. Cercare quel piccolo contatto che è un massaggio, un'agopuntura. Assaggiare le diverse qualità di tè. Ecco, per capire la Cina potrei dire solo questo." - Bamboo Hirst -

Bamboo Hirst, nata a Shanghai nel 1940 da madre cinese e padre italiano, è stata la prima scrittrice di origine cinese a scrivere in italiano. Come succede spesso nella scrittura migrante, le sue opere hanno una fortissima componente autobiografica. Bamboo Hirst, inoltre, è stata una delle scrittrici migranti di origine cinese più produttive per quanto riguarda il numero delle opere letterarie scritte, raggiungendo una discreta notorietà. Tramite i suoi racconti possiamo assistere con i nostri occhi alla scissione interiore dell’autrice. Bamboo Hirst infatti, nonostante abbia passato la maggior parte della sua vita in Europa (vive attualmente a Londra), non ha mai dimenticato la Cina, dove è rimasta fino all’età di 13 anni. A causa di motivi politici e per la sua stessa sicurezza venne fatta salire su una nave greca nel 1953 e dopo settanta giorni di navigazione arrivò finalmente a Napoli. Quei primi anni di vita, le cose vissute e viste da bambina, hanno avuto un grandissimo impatto sulla sua crescita e sulla sua ricerca di un’identità. Lo spaesamento, spesso comune a tutti coloro che passano tanto tempo all’estero, è protagonista di molti momenti della sua vita, reso ancora più forte dalla natura bi-culturale dell’autrice. La sua parte cinese sembra sempre, alla fine, prevalere su quella italiana. Bamboo, crescendo, impara a fare di questa sua doppia natura un grande motivo di orgoglio e di valore. Inizia ad accentuare i suoi tratti cinesi con il trucco, a vestirsi in molte occasioni con abiti tradizionali e a studiare per migliorare la scrittura dei caratteri. Capisce che il suo essere diversa, vissuto da tanti nella stessa situazione con grande difficoltà, è invece il suo punto di forza, ciò che la rende unica e speciale.

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Il suo appartenere a due mondi contrapposti, oriente ed occidente, diventa il filo conduttore delle sue opere e la porta ad avere un’identità profondamente divisa. Questo coinvolge moltissimi aspetti della sua vita. Da una prospettiva di tipo religioso è influenzata dalle credenze buddhiste della famiglia della madre e di quelle cristiano-cattoliche degli istituti che frequenta da bambina, entrambe mescolate a superstizioni e credenze popolari cinesi. Da un punto di vista linguistico invece l’autrice è divisa tra il dialetto di Shanghai, l’italiano, il cinese mandarino che ha imparato grazie a corsi serali in Italia, l’inglese e il francese, studiate durante il soggiorno negli istituti cattolici.

"In Cina non bisognerebbe avere fretta. Si dovrebbe viaggiare seguendo il corso dei fiumi, fermandosi nei villaggi. Alloggiare nei monasteri, magari raccogliersi in meditazione nel cortile di un tempio. Il problema è che prima dovremmo sapere chi siamo e come vogliamo affrontare il viaggio. Il viaggio è la realizzazione di un pensiero." - Bamboo Hirst -

Il debutto letterario nel panorama italiano è nel 1986 con la pubblicazione del suo primo romanzo autobiografico, Inchiostro di Cina. Nel romanzo l’autrice parla del suo arrivo in Italia, dei suoi ricordi legati alla Cina e del suo imparare a conoscere l’Occidente, così come del suo matrimonio e della sua carriera nel mondo della moda. Tramite la memoria e la scrittura Bamboo Hirst, abbandonato anche il suo vecchio nome, combatte per ricomporre una difficile identità. A questo romanzo segue Il mondo oltre il fiume dei peschi in fiore: viaggio attraverso la Cina (1989) e successivamente Cartoline da Pechino: emozioni e colori cinesi (1994).  È stato proprio con quest’ultimo lavoro che sono venuto a conoscenza di questa scrittrice. In totale fase di nostalgia per la Cina, che chi ha vissuto là per tanto tempo penso si porti per sempre dietro, il libro di Bamboo Hirst mi ha aiutato a tornare ad immergermi in quella realtà così lontana ma che ho sempre amato fin da bambino. La cosa che mi ha più affascinato è il mondo di usanze, superstizioni e credenze che ci viene descritto, ormai sempre più difficile da incontrare in Cina. È la Cina degli anziani e dei contadini, dei treni a vapore e di un rumoroso ma allegro disordine. Si tratta di impressioni vive, raccolte nel momento in cui le provava e scritte dove le capitava: sul tavolino di un treno, sul muretto di un tempio o sul sedile di un taxi. Il contrasto tra i ricordi di una Cina passata e quella degli anni novanta in cui ha compiuto il viaggio è forte, se confrontato con la Cina degli ultimi dieci anni è immenso.

"In Cina l'euroasiatico è considerato l'amalgama di due semisfere, quella d'Oriente e quella d'Occidente, perpetuamente in bilico tra questi due mondi, perpetuamente lacerato da due poli, il principio dello Yin e il principio dello Yang." - Bamboo Hirst -

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Tra gli altri romanzi dell’autrice troviamo Passaggio a Shanghai (1991), in cui racconta la storia d'amore tra i suoi genitori, e Figlie della Cina (2002), una riflessione sulla condizione della donna cinese. Blu Cina (2005), tra le sue opere più acclamate (è stata tradotta anche in inglese e in cinese), sembra voler raccogliere tutto quello detto fino a quel momento. Vado a Shanghai a comprarmi un cappello (2008), una ricostruzione della Shanghai degli anni '30-'40 e L'ultimo ballo nella città proibita (2013), la storia di Agnes Smedley, fiera donna americana che dedicò gran parte della sua vita alla Cina, sono ad oggi le sue ultime opere.

"Bisogna mescolarsi nella quotidianità con altre culture, meticciare di più. Bisogna dare a questo termine un significato positivo. Per tutta la vita ho viaggiato mossa da un senso confuciano di dovere, per cercare di capire e scoprire. Adesso sono più taoista, sono stanca di essere disciplinata. Ora viaggio per curiosità, per realizzare i miei sogni. Adesso vorrei vedere il deserto. Da piccola mi perdevo appoggiata a una finestra da dove si vedeva un'immensa risaia. Sogno le dune del deserto perché penso a un'immensa risaia, solo diversa." - Bamboo Hirst -

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Le migliori app per studiare cinese (parte 1)

Ormai sugli smartphone ci sono applicazioni per ogni evenienza e in Cina ancora di più che in Italia. Tantissime sono anche le applicazioni che possono diventare un importante strumento a cui appoggiarsi durante l’apprendimento di una nuova lingua. Questi “strumenti” infatti possono accelerare i nostri progressi, permettere di studiare in maniera più interattiva e invogliarci a fare veloci ripassi in vari momenti morti della giornata. La comodità delle app sta proprio in questo. Se ci troviamo a fare una fila inaspettatamente lunga per acquistare il pane o il nostro turno per farci visitare dal medico sembra non arrivare più, possiamo sfruttare quei pochi minuti per imparare un paio di parole nuove o ripassare qualche carattere. Guardiamo insieme le applicazioni che, secondo noi di Tra Cina e Italia, sono quelle che meritano di essere installate sul vostro smartphone se state studiando cinese. Oggi ve ne presentiamo una prima parte, a presto con quelle mancanti!

Pleco

L’applicazione per eccellenza di coloro che studiano cinese. Pleco, disponibile sia per Android che per iOS, è un dizionario gratuito che può essere usato anche off-line. Presenta funzioni interessanti come la pronuncia audio dei vari lemmi, flashcards con cui allenarsi o la possibilità di scrivere il carattere direttamente sullo schermo se non se ne conosce la pronuncia. Sono tante anche le funzioni aggiuntive a pagamento, è possibile infatti aggiungervi un programma di riconoscimento ottico dei caratteri (vi basta inquadrare il carattere con il telefono), diagrammi per l’ordine dei tratti secondo il quale scrivere il carattere e moltissimi dizionari specifici come quello sulla medicina tradizionale cinese o quello di termini militari. Sempre a pagamento vi sono anche dizionari tra il cinese ed altre lingue, compreso l’italiano, ma spesso non sono così ricchi come quello cinese-inglese. Per moltissime parole ci vengono fornite anche alcune frasi d’esempio. Il principale difetto di Pleco penso sia proprio qui. Le frasi proposte spesso sono particolarmente complesse o molto articolate, non riuscendo a volte a chiarificare l’utilizzo della parola all’interno della frase.

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Un altro dizionario valido, questo solo per android, è Hanping. Hanping però, nella sua versione base gratuita, non è valido come Pleco. Hanping diventa invece un ottimo strumento quando acquistato nella sua versione Pro, grazie alla quale riusciamo ad avere widget di flashcards (ovvero piccole schede di caratteri che compaiono e scorrono nella home, aiutandoci ad apprendere anche “passivamente”) o pop-up automatici con la traduzione di un carattere non appena lo selezioniamo in un testo.

YouDao 有道

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Applicazione rivolta principalmente ai cinesi ma sempre più amata dai sinologi. Youdao oltre ad essere un buon dizionario tra cinese e inglese, fornisce anche un sistema di traduzione di intere frasi (un po’ come google traduttore). Quello che amo di più di Youdao è il fatto che, una volta cercata una parola (la ricerca del termine la si può fare sia in inglese che in cinese), ci permette di vedere il suo uso all’interno di numerose frasi, spesso prese dal web e presentateci in entrambe le lingue.

HanYou

Ciò che porta Hanyou, disponibile sia per iOS che per Android, a distinguersi dalle altre app è il suo sistema ottico di riconoscimento dei caratteri, migliore rispetto a quello di tantissime altre applicazioni e che ci permette di riconoscere più di 13000 caratteri puntando il proprio telefono sulla scritta che non capiamo o selezionando la frase da tradurre da una foto già presente sul telefono. Una volta individuato il carattere ce ne viene fornita la pronuncia e la traduzione in inglese. È comunque possibile cercare le parole anche solo tramite pinyin o tramite scrittura sullo schermo.

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Standard Mandarin

Sono tantissimi quegli studenti che, nell’apprendimento del cinese, trascurano i toni e la parte relativa alla pronuncia. Standard Mandarin è un’applicazione, purtroppo solo per iOS, che può fare davvero comodo, soprattutto nella fase iniziale dell’apprendimento della lingua cinese. Incentrata esclusivamente sul pinyin, ci permette di andare ad ascoltare la pronuncia di ogni sillaba del cinese, suddivise per lettera iniziale, nei quattro diversi toni. Standard Mandarin ci permette di ascoltare immediatamente la pronuncia della sillaba su cui non siamo così sicuri senza dovere andare a recuperare il cd del libro di testo.  A pagamento si possono anche sbloccare alcuni video che mostrano anatomicamente come riprodurre un certo suono con la bocca.

Coloro che hanno Android possono provare ad utilizzare applicazioni come Pinyin Table o Pinyin Master.

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Chinagram

Applicazione per iOS a pagamento, molto interessante per coloro che hanno interesse a conoscere l’origine dei caratteri. Chinagram ci fornisce un’utile presentazione della nascita e dell’evoluzione della scrittura cinese, permettendoci inoltre di scoprire l’origine di circa 240 caratteri, assistendo anche ai cambiamenti grafici a cui sono andati incontro nel corso degli anni. Oltre a ciò, è possibile anche ascoltarne la pronuncia ed esercitarsi nella scrittura dei caratteri presentati, di cui ci viene mostrato anche l’ordine di scrittura dei tratti. L’applicazione si basa sul libro La scrittura cinese, del professor Yuan Huaqing.

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Skritter

L’applicazione più rinomata per quanto riguarda la scrittura dei caratteri. Devi semplicemente scegliere la lista di caratteri su cui desideri lavorare e Skritter fa tutto il resto. Sull’applicazione è possibile fare esercizio con più di 10000 caratteri e Skritter tiene conto dei tuoi sbagli, mostrandoti con meno frequenza i caratteri su cui non commetti errori e viceversa. Si tratta di uno strumento valido per facilitare la memorizzazione e per riuscire a limitare l’apprendimento vuoto e memonico dei caratteri, potendoci focalizzare anche sull’analisi dei radicali durante l’apprendimento.

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Art of Chinese Characters

Art of Chinese Characters, vincitrice del premio della giuria ai Taipei International Digital Contact Awards del 2012, unisce in maniera originale arte e filologia all’apprendimento dei caratteri. L’applicazione, a pagamento (solo pochissimi caratteri sono gratis) e disponibile per iOS, ci propone quadri e immagini in cui vengono artisticamente posizionati i caratteri. In alcuni casi viene rispettata quella che è l’origine pittografica di alcuni caratteri, mostrata in ogni caso una volta selezionato il carattere, in altri sono stati scelti approcci più creativi in grado di facilitare la memorizzazione. Utile per chi sta iniziando a studiare i caratteri e vuole conoscere più fondo alcuni dei caratteri più utilizzati.

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Hànzì Bǎo 汉子宝

Quando cercate nuove applicazioni per studiare il cinese, cercare qualcosa in lingua (magari digitando le parole hàn zì 汉字 o xué xí hàn yǔ 学习汉语) potrebbe rivelarsi una buona idea. Ci sono tantissime applicazioni, rivolte in particolare ai bambini cinesi che si avvicinano allo studio del pinyin e dei caratteri, che in alcuni casi possono rivelarsi utili anche per lo straniero che studia cinese. Hanzibao ci permette di visualizzare l’ordine dei tratti di ogni carattere così come la sua pronuncia corretta, possiede un utile sistema di flashcards e interessanti dizionari di sinonimi e contrari, così come raccolte di caratteri su cui fare parecchio esercizi, come quella dei caratteri simili tra loro o con doppia pronuncia. La pecca principale è ovviamente quella di non darci una traduzione in inglese del termine, ma può essere comunque un utile strumento di ripasso adatto a chi non è alle primissime armi.

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“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

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Studiare i chengyu: origine e esempi d'uso (parte 2)

I chéngyǔ成语sono locuzioni idiomatiche spesso formate da quattro caratteri, frasi fatte che si avvicinano in parte a quelli che noi sogliamo chiamare modi di dire. Per chi si fosse perso il primo articolo sull’argomento, in cui è presente anche una breve presentazione generale dei chengyu, può aprirlo cliccando direttamente qui.

Scopriamo insieme la storia, il significato e l’uso di tre nuovi chengyu.

hú jiǎ hǔ wēi 狐假虎威

"La volpe profitta della forza della tigre"

Tanti anni fa viveva nella foresta una tigre gigantesca, motivo di terrore per tutti gli altri animali. Un giorno la tigre, particolarmente affamata, si mise a cercare una preda. Arrivata nella parte della foresta in cui gli alberi erano più fitti, adocchiò una volpe che camminava spensierata tra i cespugli. “È una vita che non mangio una volpe”, pensò la tigre, “non posso lasciarmi sfuggire questa occasione”. Atterrata a fianco della volpe con un balzo fulmineo, spalancò le fauci pronta ad inghiottirla in un sol boccone. La volpe esclamò prontamente: “Fermati! Come osi considerarti il re di tutti gli animali? Non riesco a credere che tu stessi persino per mangiarmi! Non sai che il Signore dei Cieli mi ha nominato re di tutti i re? Chiunque osi mangiarmi o farmi del male sarà oggetto delle ire del Signore, ricevendo una terribile punizione.” La tigre, non convinta totalmente dalle parole della volpe, la osservò con attenzione. Notando il suo portamento pieno di eleganza ed arroganza, incominciò a pensare che ciò che aveva detto fosse vero. In cuor suo però continuava a non capire perché il Signore dei Cieli avesse voluto scegliere proprio la volpe come re di tutti i re, quando gli altri animali erano terrorizzati in primo luogo dalla tigre. La volpe, vedendo che la tigre esitava a mangiarla ed avendo capito di essere riuscita a scalfire la sua sicurezza, rincarò la dose e con un tono imperioso le disse: “Che c’è? Non mi credi? Quando troppo è troppo! Vieni con me, mettiti alle mie spalle mentre cammino al centro del sentiero, così potrai vedere con i tuoi occhi che ogni volta che incontro un altro animale quest’ultimo scappa in preda al terrore.” Arrivati in una radura dove molti animali stavano cercando da mangiare, la volpe attirò l’attenzione su di sé con un potente  guaito. Gli animali, non facendo quasi caso alla volpe, fuggirono terrorizzati vedendo la tigre alle sue spalle. Una volta scappati, la volpe si voltò con aria soddisfatta ad osservare la tigre: “Hai visto? Te l’avevo detto!” La tigre, piena di ammirazione, si scusò per ciò che aveva fatto e si allontanò in fretta e furia dalla volpe, senza capire di essere stata ingannata.

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In Cina, come ben sappiamo, le guānxi 关系 “relazioni” sono fondamentali. Questo chengyu viene utilizzato proprio in quelle situazioni in cui una persona incute timore agli altri esclusivamente grazie alle sue guānxi, ai suoi contatti. Persone che, come la volpe, sono sicure di sé, e persino arroganti, solo quando hanno alle loro spalle una “tigre”.

Esempi d’uso:

xiàng tā nà zhǒng hú jiǎ hǔ wēi de rén , zuì ràng rén qiáo bù qǐ  像他那种狐假虎威的人,最让人瞧不起。

tā shǒu xià de rén jīng cháng zài wài miàn hú jiǎ hǔ wēi  他手下的人经常在外面狐假虎威。

tā yǐ wéi yǒu gè zǒng jīng lǐ yuè fù, jiù kě yǐ hú jiǎ hǔ wēi luàn qī rén 他以为有个总经理岳父,就可以狐假虎威乱欺人?

huà lóng diǎn jīng 画龙点睛

"Fare gli occhi al drago dipinto."

In Cina, ai tempi della dinastia Liang, viveva un famosissimo pittore di nome Zhang Sengyou, specializzato nel dipingere i dragoni. La leggenda ci narra come Zhang Sengyou, sotto richiesta dell’imperatore Wu, avesse pitturato ben quattro dragoni sulle pareti di uno dei templi più famosi di Nanchino, conosciuto con il nome di An Le Si 安乐寺. I quattro dragoni erano stati dipinti con grande maestria. Erano infatti stati dipinti con tratti vividi e perfetti che li facevano sembrare vivi, pronti a spiccare il volo. Dalle squame agli artigli, ogni singola pennellata era impeccabile.  La cosa che però colpiva ogni persona che si recava nel tempio era che a questi draghi non erano stati dipinti gli occhi. Un giorno Zhang Sengyou si recò al tempio in occasione di un’importante celebrazione. Riconosciuto da molti a causa della sua fama, gli venne chesto più volte perché ai draghi non fossero stati dipinti gli occhi. Zhang Sengyou rispose: “Non posso dipingerglieli! Se avessi dipinto anche gli occhi, i dragoni sarebbero stati così realistici che avrebbero spiccato il volo.” Le persone, incredule, continuarono a consigliargli di dipingere gli occhi mancanti. Zhang Sengyou, dopo tanto insistere, prese in mano il pennello e si mise all’opera, decidendo però di dipingere gli occhi solo a due draghi, per paura di aver fatto tutto il lavoro per niente. “Spostatevi!”, disse alla folla, “se state lì i draghi finiranno per travolgervi mentre partono in volo.” Come staccò il pennello dal muro, una volta finiti gli occhi, il cielo si oscurò all’improvviso e si scatenò una fortissima tempesta. I due dragoni si staccarono dal muro e con aria solenne si alzarono in cielo, sparendo dietro a grandi nubi nere.

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Usato principalmente in campo artistico, questo chengyu viene reso in italiano come "dare il tocco finale" o "dare un ultimo tocco da maestri".

wú lùn shuō huà hái shì xiě wén zhāng, tā dou shàn cháng huà lóng diǎn jīng 无论说话还是写文章,他都擅长画龙点睛。

méi yǒu nǐde huà lóng diǎn jīng de yī bǐ, zhè fú huà huán zhēn méi shí me kàn tóu 没有你的画龙点睛的一笔,这幅画还真没什么看头。

jǐng qū dí huà lóng diǎn jīng zhī chǔ jiù zài nà yī dòng jiàn zhù shàng 景区的画龙点睛之处就在那一栋建筑上。

wǒ de zuò wén xiě dé běn lái yǐ jīng hěn chà le, kě shì jiā shàng lǎo shī huà lóng diǎn jīng jù zǐ hòu , wǒ de wén zhāng huàn rán yī xīn 我的作文写得本来已经很差了,可是加上老师画龙点睛句子后,我的文章焕然一新。

wò xīn cháng dǎn 卧薪尝胆

"Giacere sulla paglia e assaporare il fiele"

In Cina, durante il periodo delle primavere e degli autunni (722 a.C. – 481 a.C.), vi erano frequenti guerre tra lo stato Wu e lo stato Yue. Nel 496 a.C., per vendicare il padre, il re Wu dichiarò guerra e sconfisse il sovrano dello stato Yue, di nome Gou Jian. Per umiliare Gou Jian, Wu lo fece portare nel proprio stato e lo mise a lavorare tra la servitù di palazzo. Nonostante il re di Yue provasse profonda vergogna nel cuore, decise di tenere duro, mostrandosi devoto ed obbediente. Quando il re Wu doveva uscire, Gou jian gli preparava e spazzolava il cavallo. Quando Wu si ammalava, lui stava costantemente ai piedi del letto, pronto ad accudirlo. Tutta questa devozione non passò inosservata. Il re Wu, vedendo Gou Jian svolgere in modo così ligio il proprio lavoro,  decise di rimandarlo a casa, affermando che ne aveva già passate abbastanza. Gou Jian, una volta tornato nello stato Yue, si mise subito a meditare vendetta. Gli insulti subiti e tutta l’umiliazione provata nel cuore gli imponevano di vendicarsi. La sua unica paura era che gli agi e le comodità, che si trovava ad apprezzare di nuovo dopo tante sofferenze, lo distraessero e indebolissero il suo desiderio di vendetta. Decise così di appendere una cistifellea nella stanza in cui di solito consumava i pasti; allo stesso modo sostituì i cuscini con scomodi mucchi di paglia. Ogni volta che si recava a mangiare, il sapore amarissimo della bile e la scomodità della paglia gli facevano ricordare le angherie subite mentre viveva nel palazzo Wu. La pazienza era una qualità ritenuta importantissima da Gou Jian e sapeva benissimo che per riuscire nella sua vendetta non doveva avere fretta. Nel periodo successivo si dedicò a fare prosperare il proprio stato, migliorare la vita della popolazione e migliorare le abilità del proprio esercito. Un giorno, sentito di una calamità naturale nello stato di Wu, decise di sfruttare l’occasione e di dare via alla sua vendetta. Le truppe di Gou Jian ebbero la meglio e, in poco tempo, eliminarono lo stato Wu.

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In italiano il chengyu viene spesso tradotto come "risoluto a vendicarsi ad ogni costo". Viene spesso utilizzato in quei contesti in cui si affrontano, o ci si auto-impogono, numerosi disagi e incomodità al fine di rafforzarsi ed essere certi di arrivare al proprio obiettivo.

Esempi d’uso:

zhōng guó zú qiú yào xiǎng chōng chū yà zhōu, bì xū wò xīn cháng dǎn 中国足球要想冲出亚洲,必须卧薪尝胆。

zài bào chóu xuě chǐ qián, wǒ jué dìng xiān guò wò xīn cháng dǎn de shēng huó 在报仇雪耻前,我决定先过卧薪尝胆的生活。

duì yú shàng cì de shī bài, wǒ mén gāi wò xīn cháng dǎn, nǔ lì xué xí 对于上次的失败,我们该卧薪尝胆,努力学习。

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“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

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Le donne guerriere nella storia cinese

Negli ultimi anni le donne guerriere all’interno di film, serie tv e videogiochi sono sempre più numerose. Nella storia di moltissimi popoli incontriamo leggende e racconti, alcuni basati su eventi reali, su queste affascinanti e potenti figure femminili. Per quanto riguarda la Cina, sicuramente la prima guerriera che raggiunge i nostri pensieri grazie al film della Disney è Hua Mulan, ma si tratta di un’eroina realmente esistita? Quanto c’è di vero nel cartone animato che tutti conosciamo? Scopriamo insieme in questo articolo quali sono le principali guerriere nella storia della Cina.

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Hua Mulan 花木兰

Dopo aver fatto sognare tantissimi bambini (e non solo), l’omonimo capolavoro della Disney è anche il motivo per cui numerose persone si sono avvicinate allo studio della lingua cinese. A volte basta la visione di un film, un’amicizia fugace, una canzone per radio per dare il via a una storia d’amore con un’altra cultura. Mulan, il cui nome indica la magnolia liliflora, è una guerriera leggendaria nominata per la prima volta in un poema epico anonimo del periodo delle Dinastie del Nord (386 -581), conosciuto come La ballata di Mulan. Il cognome Hua 花 le è stato attribuito successivamente dai cantastorie che narravano le sue gesta, arricchendo la storia di nuove imprese eroiche ogni volta che la raccontavano. Sono presenti anche versioni in cui il suo cognome è Zhu o Wei, ma Hua è quello sicuramente più conosciuto; il cognome Fa che ha nel film Disney deriva invece dalla pronuncia cantonese di Hua 花. Il grande successo di questa leggenda arrivò però solo più avanti: è a partire dal dodicesimo secolo, e in particolar modo dal diciassettesimo, che la fama di Mulan cresce a dismisura, diventando soggetto di moltissimi poemi, racconti e rappresentazioni teatrali. Nonostante ogni tanto qualcuno affermi che Mulan sia realmente esistita, non ci sono prove o testimonianze sufficienti a supporto di tali affermazioni. Gli storici, di conseguenza, considerano Mulan come un personaggio immaginario, diventato simbolo di patriottismo, un esempio di pietà filiale e una rappresentante di tutte le donne di valore ed eroismo.

La prima e più antica versione di Mulan si apre con una ragazza seduta, triste e preoccupata per il destino del padre, chiamato alle armi nonostante la sua età e i suoi problemi di salute. Il suo unico figlio maschio infatti, fratello minore di Mulan, era troppo piccolo per poter andare. Mulan decide così di prendere il posto del padre vestendosi da uomo e parte per la guerra. Una volta finita la guerra, durante la quale ha combattuto eroicamente e sconfitto moltissimi nemici, rifiuta tutti i titoli e gli onori offertile. Nei dodici anni che combatte per la Cina nessuno si accorge che è una ragazza e ciò viene capito dai suoi compagni quando vanno a trovarla per farle visita una volta finita la guerra, accogliendo la novità con gioia e sorpresa.

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Come abbiamo detto, esistono però tantissime versioni di Mulan. In alcune versioni Mulan torna a casa e si sposa con il suo vicino di casa in un matrimonio combinato organizzato dai genitori, in altre vive felicemente con un suo compagno di battaglie di cui si era innamorata e in altre ancora commette il suicidio dopo aver ricevuto l’ordine dall’imperatore di diventare sua concubina. Personaggi come Mushu e Li Shang invece sono state aggiunte della Disney.

Sono tantissimi i film e le serie tv incentrate su questa eroina e per chi non lo conoscesse consigliamo il film cinese del 2009 in cui l’attrice Zhao Wei svolge il ruolo di protagonista. Attualmente la Disney sta inoltre girando il live-action di Mulan che uscirà nei cinema nel 2020  e che avrà un cast stellare: Liu Yifei e Gong Li tra i tanti. Persino un cratere su Venere, pensate un po’, è stato chiamato proprio Hua Mulan.  

Fu Hao 婦好

Mentre la storia di Mulan si perde nella leggenda, una guerriera realmente esistita e importantissima per la storia della Cina è stata Fu Hao, conosciuta anche con il nome di Mu Xin. All’epoca della dinastia Shang, il re Wu Ding puntava ad ottenere alleanze con le tribù vicine sposando una donna proveniente da ognuna di esse. Fu Hao andò incontro proprio a questo destino, diventando una delle 64 mogli di Wu Ding. Data la sua bellezza e la sua intelligenza ottenne però un ruolo di primaria importanza sulle altre mogli, e Wu Ding le insegnò a compiere rituali e sacrifici, onore riservato a pochissime donne e in genere alla prima moglie del re. Con il tempo, date anche le sue doti nel combattimento, venne nominata generale e le furono affidate diverse campagne militari. Le sue abilità si dimostrarono particolarmente utili nello scontro tra Shang e Tu-Fang, battaglia andata avanti per generazioni e a cui solo Fu Hao riuscì a porre fine con una grandiosa vittoria. Altre vittorie importanti la portarono ad essere considerata il generale più forte dei suoi tempi, con più di 13000 guerrieri al suo comando. In quegli anni in realtà vedere una donna combattere non era una cosa così insolita. I resti e le ossa trovate ci mostrano infatti come negli eserciti dell’epoca vi fossero centinaia di donne. Nella sua tomba, fatta edificare dallo stesso monarca Wu Ding che le sopravvisse e rinvenuta a Yinxu nel 1976, sono state rinvenute molte armi, tra le quali una grande ascia da battaglia, importante testimonianza del suo valore come guerriera.

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Madre Lü 呂母

Lü Mu, letteralmente "La madre di Lu", visse durante la dinastia Xin e morì nel 18 a.C. La data di nascita rimane sconosciuta. Nacque nello Shandong in una famiglia molto ricca e, una volta vedova, iniziò ad occuparsi degli affari di famiglia. Il periodo in cui visse Lü Mu fu particolarmente turbolento per la società cinese. Wang Mang 王莽 infatti aveva usurpato il trono proclamandosi imperatore e aveva dato il via a una serie di politiche e di alte tassazioni che furono fortemente criticate. Le inondazioni del fiume giallo di quegli anni minarono ulteriormente la stabilità economica già precaria. Lü Mu era conosciuta per il suo buon cuore e più volte aveva aiutato i poveri e i contadini dando loro cibo e denaro. Suo figlio, Lü Yu, che aveva lavorato come connestabile per la contea di Haiqu, venne condannato a morte dopo essersi rifiutato di punire dei contadini che non avevano i soldi per pagare le tasse. La madre, furiosa, iniziò a pianificare la vendetta, utilizzando il suo denaro per acquistare armi, cavalli e per convincere sempre più persone a schierarsi dalla sua parte. Le scelte infelici del governo spinsero tantissime persone a seguirla e Lü Mu fu la prima leader a schierarsi contro Wang Mang. Dopo essersi proclamata generale e aver raggiunto un buon numero di ribelli pronti a combattere per la sua causa, marciò nel 17 con i suoi uomini su Haiqu, catturando il supervisore locale e decapitandolo. Lü Mu mise poi la sua testa sulla tomba del figlio, come simbolo della vendetta ormai compiuta. Lü Mu morì nel 18 a causa di una malattia ma il suo esempio e la sua forza spinsero moltissimi contadini di tutte le regioni a rivoltarsi contro Wang Mang. Gli storici cinesi affermano che le azioni di Lü Mu, prima leader ribelle della storia cinese, diedero il via a tutte le rivolte che portarono alla caduta della dinastia Xin.

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Zheng Shi (La vedova Zheng) 郑氏

La Cina vanta secoli di pirateria al pari del Vecchio Continente. I pirati cinesi, spesso a differenza di quelli occidentali, finivano per comandare intere flotte di navi. Tra questi troviamo Zheng Yi 郑一(1765 – 1807), uno dei più temuti e noti pirati durante la dinastia Qing, il quale comandava una flotta di 200 giunche e 150 mila pirati. Nel 1801 sposa una donna il cui vero nome rimane un mistero ma che è rimasta conosciuta nella storia come Zheng Shi, ovvero “La vedova di Zheng”. Nata nel 1775, aveva lavorato per anni in un bordello di Canton come prostituta, adottando il “nome d’arte” Shi Xianggu 石香姑. Il pirata Zheng Yi, innamoratosene follemente, la fece rapire per poi chiederle di sposarlo. Ella acconsentì a tale richiesta a patto che lui le cedesse metà del suo patrimonio e la mettesse al comando di una nave della sua flotta. Con il tempo divenne inoltre un’importantissima consigliera per il marito, ottenendo sempre più rispetto tra i suoi uomini. Nel novembre del 1807 Zheng Yi morì al largo delle coste del Vietnam a soli 39 anni, buttato in acqua da un’onda particolarmente violenta e affogando tra i flutti. Subito dopo la morte del marito, la vedova Zheng iniziò a tramare la sua ascesa al potere, e vi riuscì grazie anche a una serie di relazioni importanti e convincendo in molti a seguirla a causa della loro lealtà verso il defunto marito. Le sue abilità in battaglia e come stratega convinsero molti pirati a darle il proprio appoggio. Sotto la sua guida, la flotta divenne imbattibile e sempre più temuta. La Red Flag Fleet, questo il suo nome, terrorizzava non solo le navi cinesi ma anche quelle inglesi e portoghesi. Zheng Shi arrivò persino a rapire un ufficiale britannico della Compagnia delle Indie Orientali, così come altri sette marinai inglesi. Creò inoltre un codice molto severo che i suoi pirati dovevano seguire rigorosamente, mostrando particolare riguardo alle prigioniere: qualsiasi atto di violenza sessuale nei loro confronti sarebbe stato punito con la pena di morte. La vedova Zheng rimase a capo della flotta fino al 1810, anno in cui fu offerta l'amnistia a tutti i pirati da parte del governo cinese, e Zheng Shi la accettò, terminando la sua carriera quello stesso anno. Nonostante fu al comando della sua flotta solo tre anni, è considerata uno dei pirati più importanti mai esistiti nella storia. Con i soldi ottenuti nella sua vita da pirata aprì una casa per il gioco d'azzardo. Morì nel 1844, all'età di 69 anni. Il film del 2003 Cantando dietro ai paraventi di Ermanno Olmi si ispira alla storia di Zheng Shi, personaggio presente anche nei Pirati dei Caraibi – Ai Confini del Mondo.

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“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

 

 

 

 

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Le migliori app per studiare cinese (parte 2)

Eccoci con la seconda parte di quelle che secondo noi sono le migliori applicazioni per lo studio della lingua cinese. Per chi si fosse perso la prima parte può trovarla cliccando qui.

HelloChinese e ChineseSkill

HelloChinese e Chinese Skill sono due applicazioni, per certi versi simili, che vi possono aiutare sotto diversi punti di vista nel vostro apprendimento del cinese. Nonostante il motto di HelloChinese sia “10 minutes a day, fluency in three months”, noi non pensiamo che il solo utilizzo delle applicazioni vi possa portare in tre mesi ad essere fluenti, soprattutto quando si tratta di un idioma così differente dal nostro. Nonostante ciò sono molti gli studenti che confermano la loro validità come supporto linguistico in fase di studio. Suddivise in tanti livelli differenti queste due app ci permettono di fare pratica in modo completo, allendando l’ascolto, la scrittura, la pronuncia e la grammatica. Una volta completato il primo livello si passa al secondo, aumentando man mano la difficoltà. Le parti grammaticali più difficili, nonostante non siano presentate con una spiegazione approfondita, vengono rese chiare tramite la costruzioni di frasi inizialmente molto semplici e immediate.

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Fluent U

FluentU è uno strumento di apprendimento linguistico che offre più di 1100 video, a cui ne vengono aggiunti di nuovi costantemente. I video vengono suddivisi in base al livello di competenza linguistica, all’argomento o per formato. Non si tratta però di un’applicazione gratuita, a parte i primi giorni gratis di prova richiede successivamente di sottoscrivere un abbonamento mensile. Degni di nota sono i sottotitoli interattivi dei video, che per chi non studia cinese da tanto sono fondamentali per la comprensione e per la ricerca di termini ancora non studiati. FluentU è una delle migliori applicazioni in circolazione per chi studia cinese. I video selezionati appositamente allo scopo di migliorare la lingua ci permettono di immergerci nello studio come poche altre applicazioni fanno.

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ChinesePod

Per gli appassionati dei postcast è perfetta invece ChinesePod. Questa applicazione, oltre ad offrire video, esercizi linguistici e flashcard (da non sottovalutare!) come tante altre app già viste insieme, presenta numerosi e interessantissimi postcast in cinese suddivisi per livelli. Se avete problemi con il 听力, ChinesePod è l’applicazione che fa per voi.

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Decipher

Gli appassionati di reading comprehension in cinese avranno pane per i loro denti con Decipher, applicazione che fornisce moltissimi articoli, spesso brevi ma interessanti, che miglioreranno decisamente la vostra abilità di lettura in cinese e amplieranno notevolmente il vostro vocabolario. Le parole di ogni articolo vengono colorate in maniera differente sulla pase della loro tipologia. Selezionandole è possibile vedere immediatamente la loro traduzione e ascoltarne la pronuncia. Una cosa che ho apprezzato particolarmente di Decipher è che nonostante l’applicazione si focalizzi sul cinese scritto, le parole presenti nei testi non sono troppo letterarie. Incontriamo spesso infatti termini ed espressioni molto colloquiali, utilizzate comunemente tra i cinesi, ma presenti di rado nei libri in italiano dedicati allo studio del cinese.

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Hello Talk

Questa app ci permette di conoscere gente proveniente da tutto il mondoo e in particolare dal paese di cui noi studiamo la lingua. Dopo aver scaricato l’applicazione dovrete scegliere la vostra lingua madre e la lingua che state imparando. Così facendo vi verranno presentati nella vostra home numerosi stati (un po’ come se fosse la home di facebook) di persone che invece sono madre lingua della vostra lingua di interesse. Avete la possibilità di pubblicare stati, contattarle messaggisticamente e di seguire gli utenti con I post più interessanti. Se non avete amici cinesi e per un po’ un viaggio in Cina non è contemplabile, Hello Talk vi può aiutare a mettere in pratica il cinese che avete imparato.

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Ovviamente esistono molte altre applicazioni finalizzate all’apprendimento linguistico e sulle quail spesso si possono studiare moltissime lingue. Tra queste degne di nota sono sicuramente Memrise (sulla quale troviamo anche degli esercizi fatti apposta per il testo Il cinese per gli italiani della Hoepli), Drops e Duolingo.

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“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

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La nuova via della seta

L’Italia è stato uno dei primi paesi in Europa a commerciare con la Cina. Già più di 2000 anni fa la Via della seta permetteva a queste due civiltà di portare avanti importanti scambi. Personaggi come Marco Polo, Matteo Ricci e Giuseppe Castiglione portarono i due paesi ad avere una più profonda comprensione reciproca. Fino ad oggi però l’Italia è stato uno dei paesi a lavorare meno con la Cina, cercando a volte di evitare dei rischi ma finendo spesso per perdere importanti occasioni. Che le cose stiano per cambiare?

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Il presidente Xi Jinping sarà in visita nel nostro paese dal 21 al 24 marzo, giorni che vedranno anche la firma di un memorandum d’intesa per quanto riguarda l’importante iniziativa della Nuova via della seta. Gli Stati Uniti hanno già fatto sentire la propria voce, invitando l’Italia a non legittimare la Cina. C’è chi vocifera già che la firma di questo memorandum porterà ad un incrinamento dei rapporti tra gli USA e l’Italia. Mentre Berlusconi si dice molto preoccupato da questo accordo, il quale a suo dire potrebbe mettere a rischio la nostra libertà, a Bruxelles c’è chi teme che l'adesione al protocollo rischi di danneggiare il tentativo di trovare un percorso comune nell'Ue per gestire gli investimenti cinesi. Conte però tranquillizza: «L’Italia fisserà con la Cina — attraverso un memorandum che, preciso subito, non ha la natura di accordo internazionale e non crea vincoli giuridici — una cornice di obiettivi, principi e modalità di collaborazione nell’ambito dell’iniziativa Belt and Road, un importante progetto di connettività euroasiatica cui il nostro Paese guarda con lo stesso interesse che nutriamo per altre iniziative di connettività tra i due continenti. Il testo, che abbiamo negoziato per molti mesi con la Cina, imposta la collaborazione in modo equilibrato e mutualmente vantaggioso. Abbiamo preteso un pieno raccordo con le norme e le politiche Ue, più stringente rispetto ad accordi analoghi firmati da altri partner Ue con Pechino. Abbiamo inserito chiari riferimenti ai principi di sostenibilità economica, sociale, ambientale, di reciprocità, trasparenza e apertura cari all’Italia e all’Europa». Anche l'assessore regionale allo Sviluppo Economico Mino Borraccino ha affermato che: "La Nuova Via della Seta è una grande opportunità per la Puglia, sarebbe incomprensibile perderla".

Dibattiti e dibattiti su qualcosa che non si capisce a fondo, come ha affermato a Bruxelles Giovanni Tria, ministro dell’economia: «Si sta facendo credo una gran confusione su questo accordo, che non è un accordo, è un Memorandum of understanding. Si ribadiscono i principi di cooperazione economici e commerciali presenti in tutti i documenti europei, nessuna regola commerciale ed economica viene cambiata».

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Ma che cos’è esattamente questa Nuova via della seta (yī dài  yī lù 一带一路, in inglese One Belt One Road)? Si tratta di un'iniziativa strategica della Cina per il miglioramento dei suoi collegamenti commerciali con i paesi nell'Eurasia. Partendo dallo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e logistica, la strategia cinese mira a promuoverne il ruolo nelle relazioni commerciali globali, favorendo i flussi di investimenti internazionali e gli sbocchi commerciali. La giornalista Giulia Pompili ha definito l’iniziativa della Nuova via della seta come «un nuovo ordine mondiale con “caratteristiche cinesi”, un progetto strategico che guarda ai prossimi cinquant’anni e non ai prossimi cinque, capace di mettere in sicurezza gli interessi cinesi in ogni angolo del globo e contrastare l’egemonia dell’altra potenza: quella americana». Si tratta indubbiamente di un grandissimo progetto che può portare tanta ricchezza non solo alla Cina ma anche a tutti i paesi che si trovano sul suo percorso. La sua costruzione ha già ottenuto tanti risultati in molti ambiti diversi, dalla politica alle infrastrutture, dagli scambi culturali al commercio.

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Leggiamo insieme qualche affermazione del presidente Xi Jinping su questo progetto:

 “La Nuova via della seta punta a costruire una nuova piattaforma di cooperazione win-win per la comunità internazionale. Questa iniziativa, nata dalla Cina ma che appartiene al mondo, si basa sui principi di cooperazione, costruzione congiunta e beneficio reciproco. Si impegna nella costruzione di un percorso di pace, prosperità, apertura, sostenibilità, innovazione e civiltà, offrendo nuove opportunità di sviluppo ai paesi che ne prendono parte.”

“La costruzione della Nuova via della seta è il modo della Cina per partecipare a una cooperazione globale aperta, migliorare il sistema di governance economica globale, promuovere la prosperità di uno sviluppo congiunto e la costruzione di una comunità umana dal futuro condiviso. Nel promuovere la costruzione della Nuova via della seta dobbiamo trattare i paesi lungo il suo percorso con onestà, mantenendo la nostra parola e mostrandoci risoluti nella nostra opera. Bisogna portare avanti collaborazioni di mutuo vantaggio permettendo a tali paesi di trarre beneficio dalla crescita economica cinese.”

“L’antica via della seta ha prosperato in tempi di pace ed è decaduta in tempo di guerra. La costruzione della Nuova via della seta necessita di un ambiente pacifico e stabile. Dobbiamo costruire un nuovo tipo di relazione internazionale che abbia al suo centro il reciproco vantaggio, che porti al dialogo e non allo scontro e che sia caratterizzato da collaborazioni sottoforma di amicizie piuttosto che alleanze. Tutti i paesi devono mostrare rispetto verso la sovranità, la dignità, l'integrità territoriale, i percorsi di sviluppo, i sistemi sociali, gli interessi primari e le principali preoccupazioni degli altri stati.”

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E infine parliamo di cifre, guardiamo qualche dato interessante:

Entro la fine del 2018 la Cina ha firmato 170 documenti di cooperazione politica con 122 nazioni e 29 organizzazioni internazionali. La cerchia di partner della Nuova via della seta ricopre l’Asia, l’Europa, l’Africa, l’Oceania e l’America Latina.

I porti cinesi hanno stabilito rotte con più di 600 porti di primaria importanza, per un totale di più di 200 paesi. L'indice di interconnessione marittima rimane il numero uno al mondo.

La Cina ha investito 40 miliardi di dollari USA per costituire la Nuova via della seta.

Questa iniziativa ha portato alla costruzione di 82 zone di cooperazione economica e commerciale all’estero

La Ferrovia Addis Abeba-Gibuti, prima ferrovia africana elettrificata e transnazionale la cui costruzione è stata gestita dalla Cina con standard e tecnologie cinesi, è già entrata in attività.

Il porto di Gwadar, costruito congiuntamente da Cina e Pakistan, darà una nuova forma al corridoio economico tra i due paesi.

Ha preso il via il primo progetto ferroviario ad alta velocità della Cina all’estero: è già iniziata la costruzione complessiva della ferrovia ad alta velocità di Giava, Indonesia.

Il gasdotto cino-russo in doppia linea è entrato ufficialmente in funzione. È iniziata la progettazione da parte dei due paesi di una linConnessioni finanziarie

Il numero dei membri della Banca Asiatica d'Investimento per le Infrastrutture è salito a 93, di cui il 60% sono paesi lungo la Nuova via della seta.

Gli investimenti diretti esteri hanno superato gli 80 miliardi di dollari USA.

La Cina e i paesi partecipanti alla costruzione della Nuova via della seta hanno accelerato la velocità della logistica rafforzando la collaborazione doganale, migliorando la cooperazione e la coordinazione per l’ispezione ed accelerando l’inserimento dei prodotti agricoli e alimentari.

Dal 2013 al 2018, il volume totale delle importazioni e delle esportazioni della Cina e dei paesi lungo la Nuova via della seta ha raggiunto il valore di 6.469,19 miliardi di dollari.

La Nuova via della seta ha creato 244 mila posti di lavoro nelle aree locali.

Entro la fine di aprile 2018, la Cina ha stabilito 1023 gemellaggi con città di 61 paesi lungo la Nuova via della seta, pari al 40,18% del numero totale di gemellaggi con città straniere in Cina.

Nel 2017, gli scambi turistici tra la Cina e i paesi della Nuova via della seta hanno visto lo spostamento di 60 milioni di persone. Rispetto al 2012, le uscite e gli ingressi collegati alla Nuova via della seta sono aumentati rispettivamente di 2,6 e 2,3 volte. Il turismo portato da questa iniziativa è diventato un importante punto di crescita per il turismo mondiale.

Tra la Cina e 29 paesi della Nuova via della seta sono stati tolti i visti o attivati i visti all’arrivo.

Nei paesi lungo la Nuova via della seta sono stati creati 173 Istituti e 184 Aule Confucio.

Le borse di studio del governo cinese aiutano finanziariamente ogni anno 10000 matricole dei paesi della Nuova via della seta per andare a studiare e perfezionarsi in Cina.

 

Qui il link per il testo completo dell'intesa tra Cina e Italia riguardo la Nuova via della seta.

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“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

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I cinesi che si recano in Italia: studio e turismo

Dalla fine del 1800 l’Europa è diventata la prima scelta per gli intellettuali e per gli studenti cinesi che cercano nuove idee e nuove conoscenze. Molti leader, politici, pensatori, autori e artisti cinesi del ventesimo secolo hanno avuto esperienze di studio in Europa. Lo stesso marxismo, a cui oggi la Cina fa riferimento, fu introdotto dagli studenti che si recarono all’estero. Purtroppo però per molti anni l’Italia non è mai diventata una delle mete principali scelte dagli studenti o dai turisti.

La situazione iniziò a cambiare dopo la stabilizzazione ufficiale delle relazioni diplomatiche italo-cinesi nel 1970: per lo studio e la diffusione della lingua italiana in Cina iniziò una nuova era. Ormai vicini al 2020, anno in cui ricade il cinquantesimo anniversario della nascita delle relazioni diplomatiche tra Cina e Italia, analizziamo insieme la situazione dei cinesi che vengono in Italia per motivi di studio e turistici.

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STUDIARE IN ITALIA

Il 2005 fu un anno particolarmente importante per quanto riguarda gli studenti cinesi che decidono di recarsi nel Bel Paese o comunque di intraprendere un percorso basato sulla lingua italiana. I governi delle due nazioni firmarono infatti un accordo di cooperazione per incrementare il numero degli studenti diretti nei paesi reciproci. Da quel momento, grazie ai programmi di studio “Marco Polo” e il successivo “Turandot”, così come alla profonda collaborazione tra gli enti di ricerca e le università dei due paesi, il numero degli studenti che hanno deciso di venire in Italia a studiare è aumentato costantemente, raggiungendo un picco negli ultimi anni. Si stima infatti che siano tra i 5 e i 6 mila gli studenti cinesi che si recano ogni anno in Italia, ai quali si vanno a sommare le persone che ci si recano in visita accademica o per formazione professionale, per un totale di più di 8000 visti di studio rilasciati dalle ambasciate italiane in Cina ogni anno. Questi numeri hanno permesso all’Italia di diventare per la prima volta una delle più importanti destinazioni scelte dagli studenti cinesi, soprattutto per coloro che vogliono studiare arte e moda. Tuttavia, secondo coloro che conoscono a fondo questo fenomeno, la situazione non è delle più rosee. Questo perché sia le autorità scolastiche che le università di entrambi i paesi si sono accorti di numerosi problemi che riguardano gli studenti cinesi che vanno in Italia per studio. Tra i principali troviamo:

  • Nonostante abbiano ottenuto il certificato di conoscenza linguistica di livello A2 o B2 approvato dallo stato italiano, molti studenti hanno grandi difficoltà nell’uso della lingua. Il loro basso livello linguistico e le difficoltà nell’usare la lingua italiana causano ostacoli nello studio e nel soddisfare esigenze di vita quotidiana.
  • La maggior parte degli studenti che sceglie l’Italia non lo fa per passione verso la cultura ma bensì perché i requisiti richiesti sono più bassi, così come le spese per gli studi. Rispetto ad altre tradizionali mete quali l’America, l’Inghilterra, il Canada, la Germania, la Francia e il Giappone, possiamo dire che l’Italia è più conveniente. Vale a dire che molti studenti che decidono di andare in Italia lo fanno perché i loro voti o le condizione economiche della famiglia non gli permettono di andare nei paesi sopracitati.
  • Le scarse abilità linguistiche e le deboli capacità di apprendimento non permettono agli studenti di integrarsi nella vita locale e nell’ambiente studentesco; di conseguenza sono poche le persone che riescono a superare con successo gli esami. Vi sono persino alcune università che hanno abbassato gli standard degli esami e di laurea apposta per gli studenti cinesi; sempre più numerose sono anche le università che diminuiscono il numero di posti per gli studenti del programma Marco Polo.

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Nonostante questo la situazione della diffusione di libri o prodotti culturali italiani è molto migliore. Secondo alcune statistiche, il numero delle opere italiane tradotte in Cina negli ultimi otto anni ha superato il totale di quelle tradotte in tutto il ventesimo secolo e nei primi dieci anni del ventunesimo. Ogni anno vengono pubblicati in Cina più di 400 libri diversi di letteratura italiana. La Divina Commedia, il Decameron, Il Cuore e altre opere classiche vendono ogni anno molto di più qui che in Italia. Scrittori italiani contemporanei, come Italo Calvino e Umberto Eco, hanno in Cina moltissimi fan. I libri ad immagini di letteratura italiana per l’infanzia sono da sempre molto apprezzati dagli editori cinesi. Tuttavia, se studiamo il fenomeno a fondo, possiamo facilmente renderci conto che l'influenza della cultura italiana in Cina non corrisponde a quello che è il vero potere culturale dell'Italia. La sua influenza è di molto inferiore rispetto ad altre culture come quella americana, inglese, francese e tedesca. Persino il caffè, la pizza, il vino e il calcio, motivi d’orgoglio dell’Italia, perdono contro Starbucks, Pizzahut, Château Lafite-Rothschild e la Premier League inglese。

IL TURISMO CINESE IN ITALIA

Negli ultimi anni il numero di cinesi che si recano all’estero per motivi turistici è cresciuto esponenzialmente. Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite, più di un quinto dei consumi fatti dai turisti all’estero avviene da parte dei turisti cinesi. Al secondo posto vi sono i turisti statunitensi, i cui consumi però sono solo la metà di quelli dei cinesi. Questa situazione ha portato sempre più paesi a prestare grande attenzione a come attirare i turisti provenienti dalla Cina e sono in continua crescita i programmi turistici creati appositamente per loro. Secondo alcune stime l’Italia è il terzo paese d’Europa più visitato, dopo Francia e Germania, e Roma è la seconda città più scelta, seconda solo a Parigi. Altra cosa degna di nota è l’aumento dei turisti cinesi che si recano in Italia con viaggi indipendenti.

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Le abitudini di vita dei cinesi sono però spesso diverse da quelle presenti in occidente. Essi infatti, una volta arrivati nei paesi occidentali, devono spesso affrontare piccoli disagi nelle loro giornate. Un esempio può essere il fatto che i cinesi sono abituati a bere acqua calda e preferiscono prepararsi il tè da soli, tuttavia nelle camere degli hotel europei è quasi impossibile trovare dei bollitori elettrici.

L’esperto di Cina italiano Jacopo Sertoli ha creato un progetto chiamato “Welcome Chinese” volto proprio ad affrontare questa problematica. L’obiettivo è quello di offrire ai turisti cinesi che si recano all’estero dei servizi e delle esperienze migliori, in modo da garantire loro degli standard di ospitalità cinesi anche nei paesi occidentali ed evitare disagi dovuti a differenze culturali tra le nazioni. In questo modo si riesce a permettere loro di vivere al meglio le usanze locali e allo stesso tempo si aiutano gli alberghi del luogo ad offrire un servizio attento e mirato.

Il numero dei turisti cinesi è aumentato significativamente e questo tipo di mercato turistico più maturo, in linea con i loro gusti e le loro abitudini di consumo, si sta gradualmente espandendo. “Attualmente i servizi europei non riescono ancora a soddisfare pienamente le esigenze dei turisti cinesi. Dobbiamo fare ulteriori progressi” ha affermato Jacopo Sertoli, “Da quando nel 2017 l’European Travel Commission e la China Tourism Academy hanno firmato un accordo portando “Welcome Chinese” ad essere un progetto riconosciuto per il turismo nei paesi europei, l’Europa ha accolto almeno 300 mila turisti cinesi ogni anno, i quali hanno contribuito all’economia spendendo più di un miliardo di euro. Date queste grandi cifre anche lo stesso mercato europeo deve raggiungere una maggiore comprensione dei turisti cinesi.”

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“Consideriamo ora il caso dell’Italia. Il turismo dalla Cina è diventato il mercato che nei prossimi anni avrà la maggiore stabilità. Per questo motivo dobbiamo assolutamente impegnarci a migliorare la loro esperienza qui. Solo in questo modo si riuscirà a promuovere efficacemente lo sviluppo della nostra futura industria turistica locale”, ha continuato Sertoli. “Da quando è stato lanciato ufficialmente il progetto “Welcome Chinese” nel 2012, siamo riusciti ad aiutare il mercato turistico estero, ed in particolare quello italiano, a conoscere meglio i cinesi. Abbiamo inoltre promosso modalità migliori per accoglierli e offrire loro servizi attenti e mirati.”

 “Oggi la politica cinese sui visti è meno rigida e anche il background culturale dei cinesi è diverso da quello del passato. I turisti cinesi hanno un profondo desiderio di scoprire e comprendere il paese in cui si recano. Un servizio curato e attento promuoverà moltissimo il mercato turistico italiano, e persino europeo, in Cina.”

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Gong Li: attrice icona del cinema cinese

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“La bellezza, per me, non ha mai a che fare con il solo aspetto. È tutta la persona. Bello è ciò che appariamo e ciò che siamo, credo davvero che sia la nostra interiorità. È legata perfino a come siamo capaci di fare il nostro lavoro, alla bellezza che siamo capaci di trarne.”

In Italia non si conosce molto del cinema cinese. Anche se alcuni titoli come La tigre e il dragone o La foresta dei pugnali volanti possono venire in mente non solo agli appassionati di Cina, in generale se ne conosce ben poco. I film cinesi che, raramente, vengono scelti per essere doppiati e distribuiti anche in Italia appartengono spesso a due categorie:

- film di arti marziali intrisi di elementi cinesi e storici

- film drammatici dalla grande forza struggente.

Senza dimenticare chi si confonde e a sentir parlare di cinema cinese ricorda subito l’ondata di film horror orientali (come The Ring, Phone, Two Sisters ecc.) a cui abbiamo assistito alcuni anni fa, i quali però sono per la maggior parte giapponesi e coreani (o al massimo di Hong Kong, come The Eye). Il cinema cinese però sforna film senza sosta. Solo nel 2017 in Cina sono stati prodotti circa 800 lungometraggi dei generi più disparati.

Anche di attori cinesi ne conosciamo pochi. Gli unici nomi conosciuti dalle persone con cui mi capita di affrontare l’argomento sono spesso Bruce Lee, Jackie Chan, “quella che ha fatto Memorie di una geisha” (Zhang Ziyi) o “quella di Lanterne Rosse” (Gong Li). Cerchiamo di coprire qualche lacuna parlando proprio di quest’ultima, attrice icona del cinema cinese e simbolo della rinascita cinematografica pechinese, protagonista di importantissimi film nella storia del cinema orientale.

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Gong Li è nata il 31 dicembre 1965 a Shenyang, nella provincia del Liaoning, nel nord della Cina ma è cresciuta a Jinan, nello Shandong. La più giovane di cinque figli, è cresciuta circondata dalla cultura e dai libri. “I miei genitori erano entrambi insegnanti, ed io ero la più piccola tra i miei fratelli, che oggi sono tutti o insegnanti o medici. Anni fa io dissi ai miei genitori: “Non sarò né medico né insegnante, voglio lavorare nelle arti”. E loro - cosa incredibilmente audace e moderna per i loro tempi - mi diedero la libertà di fare e di essere ciò che volevo. Sono andata all’università nel 1985, e in quegli anni i miei coetanei davano ancora molto ascolto ai loro genitori, facevano quello che i genitori si aspettavano che loro facessero. Io ero forse la sola a potermi esprimere come volevo, ad avere quella libertà. È questo ad aver fatto di me quello che sono. Ha forgiato la mia personalità, la mia indipendenza.” In numerose interviste Gong Li ha ribadito come i suoi genitori, a differenza della società di allora e di oggi, dessero sempre più importanza alla bellezza interiore rispetto a quella esteriore. Questo ha avuto un grande impatto su di lei e su come si pone ai personaggi che deve interpretare. “Quando ho detto ai miei genitori che volevo diventare un’attrice hanno esitato moltissimo. […] A quei tempi, e in fondo ancora ora, l’ideale tradizionale di bellezza femminile, in Cina, era questo: occhi grandissimi in un viso molto piccolo, bocca altrettanto piccola. Io, di sicuro, non incarno quell’ideale di bellezza classica cinese. Insomma, i miei genitori temevano che io non fossi abbastanza bella per il tipo di carriera che mi ero messa in testa. Quello che mi hanno detto perciò è “Sii molto paziente, tieni duro, combatti con tutte le tue forze, non ti scoraggiare. Anche se non ce la farai ad entrare in questo corso universitario per attori, potrai sempre diventare una insegnante di teatro o di musica. È probabile che tu non diventerai un’artista, ma potrai insegnare agli altri come diventarlo. […] La bellezza, per me, non ha mai a che fare con il solo aspetto. È tutta la persona. Bello è ciò che appariamo e ciò che siamo, credo davvero che sia la nostra interiorità. È legata perfino a come siamo capaci di fare il nostro lavoro, alla bellezza che siamo capaci di trarne.

Durante i suoi ultimi anni da studentessa, nel 1987, venne notata dall'ancora sconosciuto regista Zhāng Yìmóu, il quale la inserì nel cast di Sorgo Rosso, primo film della futura star. Da quel momento in poi il suo nome e quello del regista, legati in quegli anni anche da una relazione sentimentale, saranno inscindibili. Lei sarà infatti l'abituale protagonista delle sue pellicole e lui il suo pigmalione. Una lunga serie di film tra i quali ricordiamo per esempio Vivere! basato sul romanzo di Yu Hua, La storia di Qiu Ju, vincitore del Leone d'Oro al miglior film e della Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile o La triade di Shanghai, le cui scene di cabaret con Gong Li protagonista (qui il link) sono diventate famosissime.

Il ruolo che l'ha resa più nota è sicuramente quello del film Lanterne rosse del 1991, opera con cui la Cina si affaccia alla ribalta cinematografica. Il film, candidato anche agli Oscar, ha incontrato all’estero un buon successo ed è riuscito ad affascinare il pubblico con la sua drammaticità profondamente orientale.

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Gong Li, attrice feticcio di gran parte degli autori della quinta generazione (Zhāng Yìmóu e Chen Kaige in primis) è stata anche uno dei simboli della contestazione al regime comunista: spesso, infatti, ha dato voce e corpo a personaggi combattuti e fieri di donne, denunciando la discriminazione strisciante nella società cinese. “Avevo tre anni quando è cominciata la Rivoluzione Culturale. I miei genitori insegnavano all’università, ma le lezioni furono sospese e andarono a lavorare in fabbrica. Mio fratello e mia sorella maggiori, 17 e 16 anni, furono mandati nei villaggi come contadini. Io non dovevo più frequentare l’asilo: potevo rimanere con gli altri due miei fratelli e mi sembrava bellissimo. Fuori c’era sempre confusione, sventolavano le bandiere rosse, la gente urlava e cantava, invece la mia casa era così tranquilla, così vuota. Dei miei fratelli più grandi non avevamo notizie. Sono stata fortunata perché rivedevo i miei genitori ogni sera. Ma fu un disastro per gli intellettuali. […] Ho lavorato con tutti i grandi registi della “quinta generazione” cinese, a partire da Zhang Yimou e Chen Kaige, e questa generazione vuole mostrare il volto nuovo della Cina e delle sue donne. Perciò racconta le donne come una volta si faceva soltanto con i personaggi maschili: con intensità e profondità. Loro trattano i ruoli femminili come farebbero con quelli maschili, forse anche perché sanno che io ho questa forte personalità. Sanno che posso impersonare la forza delle donne, anche quando il contesto è difficile.

Nella  sua carriera Gong Li ha lavorato anche in blockbuster americani: Memorie di una geisha nel 2005, Miami Vice nel 2006 (anno in cui è anche uscito La città proibita di Zhang Yimou dove lei è protagonista al fianco di Chow Yun-Fat), Hannibal Lecter nel 2007 e sarà presente in Mulan, live-action della Disney in uscita nel 2020.

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Negli ultimi anni non ha accettato molti dei ruoli che le sono stati proposti e ha più volte mosso critiche verso la produzione cinematografica cinese degli ultimi periodi. “Il mercato cinematografico cinese non riesce a uscire dall’influenza americana e Hollywoodiana. Da molto tempo non vedo un film cinese di alta qualità e gli unici film cinesi che gli occidentali cercano sono quelli che parlano del nostro passato. I produttori cinematografici cinesi non dovrebbero focalizzarsi esclusivamente sull’intrattenimento. Alcuni film dovrebbero essere in grado di purificare l’anima degli spettatori. Gli argomenti trattati sono sempre gli stessi e quello a cui spesso prestano attenzione sono solo i numeri, i soldi, lasciando in secondo piano la qualità e il valore dei messaggi trasmessi.”

Uno degli ultimi film di maggior successo di Gong Li è stato Lettere di uno sconosciuto del 2014 (avente come regista sempre Zhang Yimou), accolto con entusiasmo sia dal pubblico che dalla critica. «Ho accettato il ruolo proprio perché è molto difficile: era una sfida che non potevo non cogliere. A me le sfide piacciono molto. Questa parte mi è costata un grandissimo sforzo: abbiamo avuto soltanto quattro mesi per girare, quattro mesi per me per calarmi in questa donna che perde tutti i suoi ricordi. Ma avevo un regista meraviglioso accanto, Zhang Yimou, e un copratogonista altrettanto straordinario. È la squadra che costruisce la storia e i personaggi, tanto più in così poco tempo. Per prepararmi alla parte ho passato un mese in un ospedale per malati di mente. Volevo capire come vivono, agiscono, si comportano le persone che perdono la memoria. Ma questa resta una storia d’amore, e l’amore va oltre qualunque tempo e qualunque luogo. L’amore non cambia».

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Nel 1999 anche i Red Hot Chili Peppers hanno scritto una canzone intitolata proprio Gong Li.

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“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

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La Cina degli omosessuali

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L’omosessualità nella storia cinese

La società cinese, improntata da sempre sull’importanza della famiglia, a differenza di quello che si può pensare ha dimostrato nel suo passato una notevole apertura nei confronti della tematica omosessuale. Secondo alcuni infatti, l’importanza di valori imperiali quali il fare figli e avere nuore che accudiscano i genitori, derivanti per lo più dalla cultura contadina, non sono stati i motivi principali nello scatenare i comportamenti di chiusura e non accettazione che hanno caratterizzato l’ultimo periodo di storia del Paese asiatico. Per i sostenitori di questa linea di pensiero i primi sentimenti di intolleranza hanno infatti radici occidentali e ancor più precisamente cattoliche. Il confucianesimo, pur esaltando il valore famigliare, non ha mai infatti condannato direttamente l’omosessualità e lo stesso si può dire per il buddismo. Durante le dinastie Ming e Qing a quasi tutti i banchetti erano invitati ragazzi che, oltre ad essere interpreti di ruoli femminili nell’Opera tradizionale cinese, si dedicavano a intrattenere gli invitati che volessero deliziarsi della loro compagnia. Numerosi casi e descrizioni di amori omosessuali li si possono trovare anche in tanti scritti di letteratura classica o in raffigurazioni pittoriche.

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Persecuzioni fatte direttamente verso gli  omosessuali nel passato della Cina non ci sono mai state. I primi cattolici provenienti dall’Italia portarono invece, comunicandolo allo stesso Papa tramite lettere, un senso di disgusto e peccato nei confronti dei comportamenti omosessuali che incontravano in Cina. Fattori successivi importanti che contribuirono allo sviluppo di sentimenti omofobi furono il Movimento del Quattro Maggio del 1919, in cui il mondo di nobili e artisti omosessuali venne condannato come “decadente”, e il comunismo, che condannò definitivamente ogni diversità sessuale. Dall’arrivo del comunismo e dopo la Rivoluzione Culturale Proletaria del 1949 voluta da Mao Zedong, l’omosessualità venne ufficialmente proclamata reato e messa al bando: nei confronti degli omosessuali vennero attuate persecuzioni, prigionie, campi di lavoro e a volte anche esecuzioni capitali. Essere gay era visto come il frutto di una società capitalista, una caratteristica borghese da cui ci si doveva liberare.

A fianco di queste teorie vi sono quelle di altri studiosi che affermano invece che l’omosessualità sia stata sempre condannata nella cultura cinese, leggendo l’invito del buddismo ad astenersi dalla vita sessuale e del confucianesimo alla procreazione come prese di posizione contro i rapporti tra persone dello stesso sesso. Anche il taosimo, portavoce di un'idea d’amore come l’unione di due forze, lo yin 阴, la parte femminile, e lo yang 阳, la parte maschile, è stato considerato essere in contrapposizione all’amore omosessuale. Un amore formato da due yin o da due yang risulterebbe distruttivo e portatore di negatività. Queste teorie legate al taosimo sono state criticate da altri che affermano che lo yin e lo yang hanno contemporaneamente al loro interno ognuno una componente della parte opposta. Ciò legittimerebbe anche l’omosessualità all’interno della concezione taoista. In ogni caso al giorno d’oggi le cose stanno profondamente cambiando.

L’omosessualità oggi

Il 1997 è stato l’anno in cui l’omosessualità ha smesso di essere un reato e nel 2001 l’Associazione degli Psichiatri Cinesi l’ha tolta dalla lista delle malattie mentali. Sono ancora tantissime però le persone che decidono di nascondere la propria sessualità. Prima di tutto non vogliono deludere i propri genitori, per i quali diventare nonni ed avere un nipote che porti avanti la famiglia è di fondamentale importanza. Decidono spesso di sposarsi lo stesso ed è così che è nato il fenomeno delle tongqi 同妻, milioni di mogli di uomini gay che accettano in silenzio l’omosessualità dei mariti pur essendone venute a conoscenza, spesso dopo le nozze. Tra i giovani della comunità LGBT cinese adesso si è diffusa l’abitudine di cercare una persona omosessuale del sesso opposto per organizzare un matrimonio di facciata. Così facendo i parenti, all’oscuro di tutto, riescono a guardare gioiosamente al futuro senza aver “perso la faccia” e i due sposi possono godersi liberamente la vita dopo le nozze. Nelle città la situazione è decisamente più rosea rispetto alle campagne e tra i giovani, in linea generale, si incontra una grande apertura verso queste tematiche.

Il governo cinese ha lasciato i cittadini omosessuali nel silenzio per molti anni, facendo quasi finta che non esistessero. Non ha mai preso posizioni forti né contro né a favore. Non ha mai ostacolato o incoraggiato  direttamente nessuna forma di discriminazione. Negli ultimi anni però, sotto la guida di Xi JinPing, la Cina sembra aver fatto qualche passo indietro. Un importante fatto successo di recente è per esempio quello di Weibo, social network cinese che conta mezzo miliardo di iscritti. Weibo nell’aprile del 2018 ha infatti annunciato di voler rimuovere tutti i contenuti “illegali” dalla piattaforma, tra cui pornografia, violenza e omosessualità. Weibo ha rivendicato la decisione di vietare contenuti gay e violenti dopo l’approvazione della nuova legge cinese sulla sicurezza informatica, che richiede una rigorosa sorveglianza dei dati. Migliaia e migliaia di utenti hanno iniziato a protestare diffondendo il tag #我是同性恋 (#iamgay). L’esplosione di lamentele e i gesti di ribellione dei vari utenti, tra cui anche personaggi dello spettacolo, hanno portato Weibo a fare un passo indietro rispetto alla decisione presa, lasciando i contenuti a tematica gay e scusandosi con i propri iscritti. La censura su contenuti gay non è comunque una novità. Il governo ha vietato la trasmissione in tv di qualsiasi contenuto a tematica omosessuale, la più famosa serie tv gay cinese Shangyin 上瘾 è stata cancellata e anche nel recente Bohemian Rhapsody sono state tagliate le parti con riferimenti all’omosessualità di Freddie Mercury. La cosa positiva è che, anche grazie al web e ai social network, i cinesi hanno sempre più possibilità di fare sentire la propria voce e il malcontento e le proteste sul web che queste azioni scatenano non possono più essere completamente ignorate dal governo.

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La vita degli omosessuali in Cina

In tutta la Cina vi è un solo gay pride, quello di Shanghai. Il primo fu nel 2009 ma le modalità di svolgimento sono diverse da quelle occidentali. Spesso sono organizzati incontri formativi, cineforum, conferenze e una sorta di lunga sfilata/maratona. L’invito è comunque quello alla sobrietà e al contegno. Pride vengono organizzati anche a Hong Kong e Taipei. Taiwan dal 24 maggio 2019 ha riconosciuto i matrimoni tra persone dello stesso sesso, diventando il primo paese in tutta l’Asia a riconoscere unioni di questo tipo.

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In tutte le principali città cinesi si possono trovare bar e discoteche gay (locali spesso divisi tra quelli per uomini e quelli per donne). Spesso però, nonostante locandine decisamente chiare su quale sia la clientela a cui puntano, non viene utilizzato il termine “gay”, in quanto scomodo e troppo “forte”. Alcuni proprietari di questi locali hanno affermato in varie interviste che gli è stato proprio vietato di utilizzare tale termine. Al suo posto viene utilizzato il termine tóngzhì 同志 “compagno”. Tóngzhì con il suo significato di omosessuale iniziò ad essere in voga a partire dal 1989, quando ad Hong Kong si tenne il primo festival cinematografico a tematica gay di tutta l’Asia. Parallelamente al frequente uso del termine tóngzhì con questa accezione, l’utilizzo della parola col significato “compagno” iniziò ad essere pian piano sempre meno diffuso tra il popolo, utilizzato per lo più solo nelle occasioni ufficiali. Nel 2001, al fine di organizzare il primo festival di film gay in territorio cinese, numerose persone presentarono la richiesta alle rispettive autorità ufficiali utilizzando la parola tóngzhì. Il consenso, dato dalle autorità soprattutto per aver colto solo la componente comunista del termine, portò la parola a diventare sinonimo di “omosessuale”. Tra i locali gay più famosi di tutta la Cina ricordiamo il Destination (目的地) a Pechino e Eddy’s a Shanghai.

Non tutti i cinesi però hanno il coraggio di andare in questi locali. Alcuni parchi, come il famosissimo parco Mudanyuan di Pechino, sono da moltissimi anni luoghi di incontro per omosessuali e, in determinate zone del parco, trovate tantissimi uomini a ogni ora del giorno e della notte che girano (spesso con tanto di mascherina per non farsi riconoscere) nella speranza di fare qualche conoscenza interessante o di incontrare qualcuno con cui passare una notte di passione. Spesso sono frequentati, così come le saune gay, da individui più avanti con l’età, quella fascia di persone che non fa ancora affidamento alle app d’incontri per trovare possibili partner. È proprio in uno di questi parchi, ovvero il Parco dei Loti di Taipei, che il famosissimo scrittore Bai Xianyong ambienta uno dei suoi romanzi più famosi, Il maestro della notte, che è anche, insieme a Beijing Story di cui non si conosce l’autore, uno dei romanzi cinesi a tematica gay più conosciuti. Si tratta di storie di giovani omosessuali costretti a prostituirsi sotto la guida del maestro Yang, figura controversa che li accoglie prendendosene cura. Il parco diventa così un mondo a parte, segreto, senza rigidi valori morali ma allo stesso tempo pieno di regole.

Cinese è anche l’applicazione di incontri dedicata agli omosessuali con più iscritti al mondo: Blued. Creata da Mao Baoli, ex poliziotto che perse il lavoro proprio a causa della sua omosessualità, venne a inizi anni 2000 fortemente ostacolata dai governi locali delle città in cui avevano posizionato i propri server, finendo per spostarsi a Pechino nel 2009 alla ricerca di un ambiente più aperto alle diversità. Blued attualmente conta circa 50 milioni di iscritti ed ha diverse sedi nelle principali città cinesi, sedi in cui è possibile recarsi per fare gratuitamente un test dell’hiv o parlare con volontari di qualsiasi questione se si necessita di supporto psicologico.

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“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

 

 

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Le estati cinesi

Siamo nel pieno dell’estate, la stagione yang 阳 per eccellenza, e tanti sono già al mare o in montagna. Anche in Cina, nonostante non ci siano le settimane di ferie ad agosto come in Italia, c’è chi non appena ha un attimo di tempo scappa al mare o in montagna a trovare refrigerio dal caldo. Nel paese del dragone però in questi mesi ci si può imbattere in alcune scene che in Italia e in occidente in generale non capita di incontrare. Guardiamo insieme quali sono alcune peculiarità delle estati cinesi.

Beijing Bikini

Come sanno molti di coloro che sono stati a fare viaggi di studio in Cina durante l’estate, molti signori cinesi hanno l’abitudine di arrotolarsi la maglia lasciando scoperta la pancia. Spesso se ne girano beati picchiettando di tanto in tanto la propria rotondità come fosse un tamburo, o li si incontra seduti a bere birra e a mangiare angurie durante le calde serate estive. Questa pratica, dovuta al caldo e all’afa, la si incontra prevalentemente nelle città del nord della Cina ed ha preso il nome di Beijing Bikini, nonostante non la si incontri solo nella capitale. Negli ultimi tempi però è stata fortemente criticata ed è stata infatti vietata in numerose città. Vista come un ostacolo al decoro cittadino e un comportamento non educato, le autorità hanno multato diversi individui per essere entrati in negozi o supermercati con la maglia sollevata. In cinese i signori che girano a pancia scoperta vengono chiamati bǎng yé 膀爷 o anche bào lù kuańg 暴露狂, quest’ultimo però più volgare e che sconsigliamo di utilizzare. C’è chi fa salire l’origine di questa usanza alla Rivoluzione Culturale in cui essere a volte un po’ volgari e lontani da tutta la “finezza borghese” era considerato quasi patriottico.

 

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Acqua calda e bevanda alla soia

Bere bevande calde in estate può sembrare strano a noi che non siamo abituati ma, come sa bene chi è cresciuto in paesi caldi, è in realtà un ottimo modo per bilanciare la temperatura esterna con quella interna, o almeno così dicono. Certo è che se andate in estate in un ristorante cinese e dite semplicemente di volere dell’acqua spesso vi portano una tazza di acqua calda. Ma si sa, in Cina l’acqua calda è il rimedio ad ogni male, anche alle giornate afose.

Toccasana contro il calore è anche la bevanda alla soia lǜ dòu tāng 绿豆汤, anche questa bevuta rigorosamente calda.

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Facekini

Scappare dal caldo non è la preoccupazione principale di tanti cinesi, la vera lotta è quella contro l’abbronzatura e contro il sole. Da sempre in Cina, come anche da noi in passato, la pelle perfetta è la pelle color latte, mentre la pelle abbronzata è associata alla vita contadina e al lavoro pesante. Il terrore di abbronzarsi lo si incontra per strada, sulle spiagge e in qualsiasi altri luogo all'aperto. Invenzione particolarmente buffa è quella del facekini, maschere che coprono la testa completamente, esclusi solo occhi, naso e bocca, progettate per nuotatori e amanti della spiaggia. È stata inventata da Zhang Shifan, ex contabile della città costiera cinese di Qingdao, ed è proprio in questa città dove la si vede più spesso. Con una maschera del genere potete dire addio alle creme solari. Si finisce per assomigliare un po’ a degli alieni ma per una pelle color latte in Cina si è disposti a fare questo ed altro.

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Creme sbiancanti

Mentre noi siamo abituati a vedere persone che vanno a fare le lampade e comprano creme che facilitano l’abbronzatura, in Cina è tutto il contrario. I negozi sono invasi da prodotti sbiancanti (naturali e non) e se provate a chiedere creme che facilitino l’abbronzatura è molto probabile che i commessi si mettano a ridere o rimangano allibiti. L’estate è sicuramente il periodo d’oro per il mercato di maschere per il viso, creme, spray facciali e trucchi tutti finalizzati ad avere la pelle il più bianco possibile.

 

Parasoli

Altro strumento per la lotta al sole, molte ragazze in estate non escono mai senza il parasole! Ma non fatevi ingannare, anche l’ideale di bellezza maschile prevede spesso una pelle color latte e anche se a volte faticano ad ammetterlo anche i ragazzi cercano di evitare il sole il più possibile e modificano le foto per sembrare sempre bianchissimi.

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Bambù: acciaio verde

Il primo ottobre si è tenuto a Madrid un importante simposio sul bambù, il primo nella storia d'Europa incentrato su questa tematica. Durante la conferenza numerosi esperti hanno parlato del ruolo chiave che il bambù potrebbe avere nella crescita della green economy e della necessità di una maggiore conoscenza di questo materiale da parte dei paesi europei. In Italia, inoltre, il 5 e 6 ottobre si è tenuta la conferenza Under the Bamboo Tree, il primo concorso internazionale dedicato alla progettazione e alla realizzazione di oggetti di design in bambù. La conferenza si è svolta al Labirinto della Masone di Fontanellato che, oltre ad essere il più grande labirinto esistente, è composto interamente da piante di bambù, circa 200 mila. Il curatore scientifico del labirinto è Mauricio Cardenas, importante architetto colombiano che è intervenuto anche alla conferenza.

Il bambù è una pianta legnosa che in numerose culture viene utilizzata da molto tempo nella costruzione di edifici. Da noi spesso trascurato, il bambù è un materiale che può contribuire al raggiungimento di un mondo più verde in quanto soluzione alternativa alla riduzione delle emissioni di carbonio e che potrebbe rivoluzionare l'industria odierna delle costruzioni.

"Questo materiale è rapidamente rinnovabile, cattura enormi quantità di CO2 durante la crescita ed è caratterizzato da una resistenza alla trazione maggiore di quella dell'acciaio; è anche più duro del legno", afferma Pablo van der Lugt, esperto di bambù dell'University of Technology di Delft e l'attuale responsabile della sostenibilità e dell’innovazione di MOSO (marchio di massima qualità per i prodotti in bamboo).

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Parte del fascino del bambù è che cresce molto velocemente: il bambù moso cinese può crescere fino a un metro al giorno prima di raggiungere la sua massima altezza, mentre il bambù sudamericano guadua può crescere fino a otto pollici al giorno. La raccolta può essere fatta dopo 3-6 anni di crescita e anche successivamente continuano a crescere con rapidità. L’età di raccolta di querce e pini varia invece dai trenta ai quarant’anni.

Sebbene sia simile ad un albero per forza e aspetto, il bambù è in realtà un tipo di erba. Si tratta però di una categorizzazione difficile poiché alcune specie di bambù crescono fino ai 35 metri di altezza e possono raggiungere i 30 centimetri di diametro (Liese e Köhl 2015). A fare da supporto a questa rapida crescita è la sua fitta rete di radici. Ciò porta il bambù ad avere l’ulteriore vantaggio di prevenire l'erosione del suolo e di filtrare le acque reflue. Oltre a ciò, secondo numerosi studi pubblicati dall'Organizzazione internazionale per il bambù e il rattan (INBAR), le foreste di bambù possono ridurre il CO2 allo stesso modo o persino di più delle piantagioni di alberi, tra le 200 e le 400 tonnellate per ettaro all'anno.

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Soprannominato "acciaio verde" in un recente vertice ospitato da Kew Gardens, il bambù lavorato può essere un sostituto pronto per materiali da costruzione a base di assi come travi di sostegno, pannelli e assi del pavimento. Il processo prevede il taglio longitudinale di strisce dal corpo cilindrico del bambù, le quali vengono poi pressate tramite il vapore e incollate. Attualmente vengono utilizzati additivi e colle a base biologica tra cui la soia, la lignina o la bagassa, fondamentali nella creazione di prodotti in bambù a scarto zero: più ecologici, più resistenti all'espansione dovuta al calore e generalmente più duri rispetto alle tipiche varietà di legno, cemento e acciaio.

Le opere di architettura fatte in bambù sono sempre più numerose. Tra quelle più degne di nota troviamo un palazzo a sette piani completamente in bambù a Bali; l'auditorium circolare negli uffici Avay di Israele e in Spagna i 200.000 metri quadrati di pannelli curvi che compongono il soffitto dell'aeroporto internazionale di Madrid. L’utilizzo del bambù è senza dubbio una delle principali tendenze del momento nel settore dell'architettura.

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In generale, tuttavia, l'Europa è ancora molto indietro in termini di utilizzo del bambù rispetto ai paesi del sud-est asiatico e dell'America centrale, dove le persone lo continuano ad usare da diversi millenni. Ciò potrebbe in parte essere spiegato dal fatto che l'Europa e l'Antartide sono gli unici due continenti in cui il bambù non cresce. "Il problema principale, tuttavia", secondo Borja De la Peña, responsabile delle politiche globali per INBAR, è che "la maggior parte dei paesi non conosce il pieno potenziale di questo materiale". L'immagine semplicistica del bambù come pianta destinata solo ad essere cibo per i panda non potrebbe essere più inesatta: il bambù utilizzato nell’edilizia appartiene a una specie diversa da quella a cui pensiamo solitamente. Ci sono ben 1642 specie catalogate di bambù secondo le ultime statistiche di INBAR e la priorità dell'istituzione è quella di promuovere i numerosi e possibili usi del bambù che sono conformi ai vari obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) appoggiati da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite.

Un altro problema è che pochissimi paesi hanno regolamenti riguardanti questo materiale. Alcuni paesi hanno una grande industria del bambù e però aderiscono vagamente a codici normativi stabiliti dai colombiani. Sono necessarie normative internazionali affinché il materiale ottenga una maggiore trazione in Europa. “Esistono regolamenti per il legno, ma c'è molta confusione sulla classificazione a cui appartiene il bambù. Alcuni si preoccupano del pericolo di incendi, ma la verità è che il bambù lavorato è considerato resistente al fuoco e l'Europa possiede la tecnologia esistente per fabbricare questi prodotti, sicuri per l'edilizia", ha continuato De la Peña.

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Anche le nuove normative sono difficili da attuare in quanto vi è un'assenza di amministrazione responsabile nei paesi europei. L'uso del bambù richiede il coordinamento di molti dipartimenti governativi, tra cui i ministeri dell'ambiente, dell'agricoltura e dell'edilizia abitativa. Per molti di loro, il bambù non è di primaria importanza e le organizzazioni internazionali del bambù hanno trovato difficile identificare un ministero con sufficiente potere da far avanzare le riforme ecologiche.

Se c'è un paese che ha capitalizzato sul bambù è la Cina. Il Paese del Dragone ha creato un'industria di 35 miliardi di dollari su 6 milioni di ettari di bambù; 8 milioni di persone lavorano in questo settore e vi sono ulteriori piani da parte del governo per aumentare il numero a 10 milioni entro il prossimo anno. Le aziende stanno già iniziando ad utilizzare il bambù come materiale principale nella creazione di tubi, mezzi di trasporto, pale di turbine, pavimenti di container e unità abitative.

In Cina la cultura dell’utilizzo del bambù è più radicata rispetto ai paesi che la utilizzano in favore della green economy. La pittura, la musica e la poesia cinese sin dall’antichità hanno avuto il bambù tra le loro muse ispiratrici e, sin dalla dinastia Shang (XVI-XI secolo a.C. ), è stato definito come qualcosa che "riflette l'anima e le emozioni delle persone". Il bambù viene utilizzato per fare carta, edifici e mobili; viene anche utilizzato come cibo e per fare medicine che sono ancora molto popolari, soprattutto tra i più anziani. In una metropoli moderna come Hong Kong, molti grattacieli sono costruiti con impalcature fatte di solo bambù, la cui flessibilità fornisce loro una maggiore resistenza ai tifoni rispetto alle impalcature metalliche.

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"La differenza", afferma De la Peña, "sta proprio nell'avere una cultura del bambù". Tuttavia stiamo lentamente vedendo segni positivi di cambiamento. Sempre più aziende europee producono prodotti in questo materiale; IKEA, per esempio, si sta impegnando ad utilizzarlo nella produzione di molti mobili. Per sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema è inoltre in corso l'assegnazione di una giornata internazionale del bambù.

Una cosa è certa: se sempre più paesi riusciranno a sfruttare al massimo il potenziale del bambù, il mondo si avvicinerà di fatto al raggiungimento dei suoi ambiziosi obiettivi climatici ed ambientali, compresi quelli disviluppo sostenibile identificati dalle Nazioni Unite e tramite l'accordo di Parigi del 2015.

 

di Leonine Tsang e Davide Ghirelli

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