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Lingua e Caratteri

Perché studiare il cinese?

Come ho scritto nel primo post pubblicato su “Tra Cina e Italia”, quando ero bambino e sognavo di imparare la lingua cinese in tanti la trovavano una cosa strana, poco utile e difficile da realizzare. Ad oggi invece sono tantissime le persone che, spinte dalle più svariate motivazioni, decidono di avvicinarsi a questa lingua. Attualmente in Italia oltre 280 scuole superiori offrono la scelta del cinese come lingua opzionale mentre in altre viene già inserita come lingua curriculare, al pari della matematica e dell’inglese. Qualche estate fa, quando insegnavo all’Università di lingue straniere di Pechino, rimasi sorpreso nel vedere pulmini carichi di ragazzi giovanissimi provenienti dall’Italia, arrivati in Cina per seguire corsi intensivi di lingua cinese. Sempre più numerose sono anche le aziende che collaborano con il gigante asiatico e che cercano personale in grado di parlare il cinese anche solo a un livello base.

 

Ma perché studiare la lingua cinese?

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1)  Sembrerà scontato ma il motivo principale per cui vale la pena di intraprendere questo cammino, opinione personale, è proprio la bellezza e la peculiarità di questo idioma. Sebbene sia difficile scegliere con esattezza il periodo in cui è nata la lingua cinese scritta, l’ipotesi più accreditata è che risalga a più di 3500 anni fa ed è attualmente una delle più antiche tra quelle ancora in uso. Le migliaia di caratteri da imparare (quelli che erroneamente vengono chiamati da tanti “ideogrammi”) hanno tutti una propria storia e una propria evoluzione. Nati inizialmente come una rappresentazione grafica di oggetti di uso comune, si sono evoluti e trasformati nel tempo per trasmettere significati più complessi. Il sistema di scrittura cinese, infatti, costituisce una raffinata evoluzione della pittografia: la scrittura per disegni, il primo stadio di scrittura di molte civiltà, tra le quali troviamo anche quella egizia. La componente grafica dei caratteri, a differenza delle lingue occidentali a sistema alfabetico, ha una notevole importanza: è in grado di darci indicazioni sul significato della parola, così come sulla sua pronuncia. Studiando i caratteri e le loro componenti si possono inoltre ottenere molte informazioni di stampo storico e culturale.

 

1)    Il cinese è, insieme all’inglese, la lingua più parlata sul nostro pianeta e averne una buona padronanza ci permette di comunicare con poco meno di 850 milioni di persone (circa il 15% della popolazione mondiale) di cui il cinese è la lingua madre.

 

2)   Quando iniziai a frequentare l’università e quindi dopo il grande boom economico cinese, proprio in maniera opposta a quando ero bambino, molti mi dicevano che avrei trovato mille lavori sapendo la lingua cinese, che il lavoro sicuramente non sarebbe mancato. Ma così, purtroppo, non è. Mentirei se dicessi che sapere il cinese assicura al 100% un lavoro. Tuttavia è vero che dal punto di vista lavorativo il cinese può aprire numerose porte. Il fatto è che la sola conoscenza del cinese non è sufficiente al trovare lavoro, questa viene vista spesso come un punto favore aggiuntivo, che può fare però la differenza tra l’ottenere o meno un lavoro. Per riuscire ad ottenere una posizione grazie esclusivamente alla propria conoscenza della lingua cinese bisogna prima di tutto arrivare ad avere un livello di cinese altissimo, in secondo luogo si tratta spesso di lavori legati alla traduzione o in cui l’oggetto principale del lavoro è la lingua stessa. Tuttavia, sapere il cinese è un plus importante. Essere in grado di parlare il mandarino è una caratteristica molto apprezzata da tante aziende e società che lavorano con la Cina. Quello che numerose aziende mi dicono è che collaborare con partner cinesi e avere dipendenti o rappresentanti con una base di lingua cinese aiuta. In primo luogo molti dei miei studenti che studiano cinese per lavoro hanno la necessità di sopravvivere e di essere autosufficienti nelle settimane in cui si recano in Cina e, al di fuori di certi contesti molto limitati, l’inglese non è affatto utile. Provate a parlare inglese in un ristorante, in un taxi o in un negozio in Cina e ve ne accorgerete. In secondo luogo, in ambito prettamente lavorativo, riuscire anche solamente a intrattenere qualche conversazione base in cinese lascia al partner asiatico un‘impressione decisamente positiva. Ho partecipato personalmente a molti career day a Pechino e, anche per chi punta ad andare a lavorare e vivere là, una parte del colloquio era quasi sempre dedicata a testare la conoscenza del cinese del candidato.

 

 

3)      Le scelte future della Cina, le sue invenzioni e il suo porsi al mondo, influenzeranno almeno in parte il nostro futuro. Con gli anni mi sono reso conto di come gli italiani abbiano spesso un’idea distorta di quello che è la Cina vera. Penso che sia ora di svegliarsi da tutto questo “sentito dire” e da questi pregiudizi. Conoscere un paese così diverso e farlo attraverso lo strumento della lingua è un grande arricchimento personale.

 

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Curiosità sulla lingua cinese

Cosa sapete sulla lingua cinese, se non che è caratterizzata da tanti “disegnini” intricatissimi? Ecco qualche informazione e curiosità:

     - La lingua cinese, nelle sue svariate forme, è parlata da circa 1 miliardo e mezzo di persone, molte delle quali la parlano come prima o seconda lingua. È in costante aumento il numero delle persone che sceglie la lingua cinese come oggetto di studio. In America nel 2010 erano già più di mille le scuole in cui si insegnava ufficialmente il cinese mandarino. In paesi come la Corea e il Giappone lo studio del cinese è diffuso da tanti anni, grazie anche alla vicinanza con la Cina.

     - Il cinese mandarino standard, quello che viene insegnato nelle scuole e parlato in televisione, è la lingua ufficiale della Repubblica Popolare Cinese, di Taiwan e una delle lingue ufficiali di Singapore. Deriva dal cinese parlato nelle regioni del nord e nella zona di Pechino. È inoltre una delle sei lingue ufficiali dell’ONU.

     - È una lingua tonale. I toni sono quattro più uno neutro. Questo significa che ogni sillaba può essere pronunciata in almeno quattro modi differenti e per ogni tono utilizzato corrisponde un diverso significato.

     - Il cinese è una lingua fortemente musicale. Alcuni ricercatori hanno dimostrato come lo studio del mandarino, essendo una lingua tonale, richieda l’attivazione anche delle strutture del cervello deputate alla musica.

    -  Il cinese parlato presenta sette varietà linguistiche principali, di cui le più famose sono il mandarino e il cantonese. La lingua scritta invece è uguale in tutto il paese. Nonostante queste differenze il cinese standard è ormai parlato e compreso in quasi tutta la Cina, soprattutto dalle persone più giovani.   

    - I caratteri che noi studiamo e che vengono utilizzati oggi in Cina sono i caratteri semplificati. I caratteri tradizionali, più complessi da scrivere e formati da più tratti, sono ancora in uso a Hong Kong, Taiwan e Macao. Per farvi capire vi metto due esempi, a sinistra della barra obliqua si trova il carattere semplificato e a destra quello tradizionale:  1) / duì :giusto, corretto; 2) 忧郁症 / 憂鬱癥yōuyùzhèng: depressione.

      - Nel cinese non esiste un alfabeto, esistono i caratteri, che vengono spesso erroneamente chiamati ideogrammi. Gli ideogrammi sono solo una parte dei caratteri, ovvero quelli che sono rappresentazioni di idee e concetti astratti. 

      - La scrittura cinese, che in totale presenta più di 80000 caratteri (di cui molti però antichi e non più utilizzati, infatti in alcuni dizionari ne inseriscono “solo” 20000), è una delle più antiche ancora in uso. Rimane anche l’unico esempio di lingua parzialmente pittografica utilizzata ancora nella quotidianità. Il numero di caratteri conosciuti mediamente da un cinese istruito arriva, stando larghi, intorno ai sette-otto mila. Per leggere un articolo di giornale, compito già di per sé non facile per chi studia cinese, si stima sia necessario conoscerne circa 3500.  

 

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Siete curiosi di avvicinarvi a questa affascinante lingua? Non esitate a contattarci! 

 


 

Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

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Le difficoltà della lingua cinese

 

 

Studiare il cinese è difficile? Una domanda fatta, sentita e alla quale ho risposto tantissime volte, ma quali sono le difficoltà principali che gli studenti italiani incontrano nello studio della lingua cinese? Vediamole insieme.

 

La pronuncia

 

Come già accennato nello scorso post, in cinese ci sono quattro toni più uno neutro. Questo significa che ogni “sillaba” può essere pronunciata in cinque modi diversi e per ogni tono utilizzato corrisponde un diverso significato. Classico è l’esempio di MA. Questa sillaba infatti pronunciata al primo tono significa “mamma”, al secondo “canapa”, al terzo “cavallo” e al quarto “offendere”.

 

I caratteri

 

In totale sono decine di migliaia, ma c'è una buona notizia per chi volesse avvicinarsi allo studio di questa lingua: perfino i cinesi madrelingua non ne conoscono così tanti. Si dice che un cinese con un alto livello di istruzione ne sappia dai 7 agli 8 mila. Per riuscire però a comprendere un testo di giornale serve conoscerne “solo” dai 3 ai 4 mila. In realtà, con una conoscenza di qualche centinaio dei caratteri utilizzati più frequentemente si riescono a comprendere molti testi basilari o dialoghi scritti, per esempio in chat o in una qualsiasi conversazione quotidiana.

 

La grammatica

 

Quella della lingua cinese di fatto non è una grammatica così complessa, soprattutto se parliamo del livello base e intermedio. L’assenza di coniugazioni o declinazioni, del maschile o del femminile, nonché della distinzione per i sostantivi tra singolare e il plurale, rendono la grammatica della lingua cinese molto essenziale e priva delle numerose eccezioni che caratterizzano altre lingue parlate nel mondo. Ad eccezione di qualche particella particolarmente ostica, generalmente gli studenti non incontrano grandi difficoltà sulla parte grammaticale.

 

Imparare bene il cinese è fattibile, non ci sono ostacoli insormontabili o impossibili da superare. Come in tutte le lingue serve tanto impegno e tanta memoria. Incontro studenti che cercano di imparare la lingua dedicandoci tempo solo quando arriva il momento della lezione e, in tutta sincerità, è difficile apprendere il cinese con questo metodo. Coloro che affiancano alle lezioni il giusto tempo di studio, e non parlo di ore e ore giornaliere ma giusto il tempo per memorizzare le cose imparate a lezione, rimangono sorpresi dai grandi passi in avanti fatti di settimana in settimana. Memoria, pazienza e passione. Queste sono le chiavi dell’apprendimento di questa e di molte altre lingue.

 

Il mio approccio nell’insegnamento della lingua

 

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Uno dei motivi che mi ha spinto a tornare in Italia dopo anni di vita a Pechino è stato il voler portare un po’ di Cina vera anche qua, vicino a casa. Da sempre mi sarebbe piaciuto insegnare il cinese e, come ben capite, insegnare il cinese in Cina non è una cosa molto realizzabile. Le mie stesse esperienze nelle scuole italiane e cinesi, gli anni di studio di questa lingua e le ricerche portate avanti, mi hanno permesso di sviluppare un approccio autonomo e coinvolgente.

 

I corsi generalmente iniziano con alcune lezioni incentrate principalmente sulla pronuncia, portando lo studente a diventare familiare con il pinyin (sistema di trascrizione fonetica dei caratteri cinesi in alfabeto latino). Oltre a fornire agli studenti materiale audio con cui fare esercizio, le prime settimane si torna a lavorare spesso sulla pronuncia e sui toni, perché come abbiamo visto è una delle maggiori difficoltà della lingua.

 

Nell’introdurre i caratteri agli studenti cerco sempre di far loro comprendere la storia degli stessi, come sono composti e qual è il modo migliore per memorizzarli e farli propri. Non sono un fan dell’apprendimento mnemonico e sistematico dei caratteri. Credo che a fianco di un lavoro di scrittura, più meccanico e stilistico se si vuole, debba esserci una comprensione più profonda del singolo carattere. È importante capire come questo si è evoluto, anche tramite immagini, il perché ha determinate componenti o come queste diano importanti indicazioni fonetiche, semantiche e culturali. Così facendo i caratteri vengono appresi in modo conscio e poco dispersivo.

 

 

Se avete voglia di imparare il cinese o avete qualche dubbio su corsi e lezioni, non esitate a scriverci!

 


Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all'approfondimento della cultura e della società cinese.

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I caratteri cinesi con più tratti

Come abbiamo già accennato in un precedente articolo, una delle maggiori difficoltà nello studio del cinese è proprio quella di ricordarsi i tantissimi caratteri utilizzati nella scrittura. Quelli che oggi vengono utilizzati nella Cina continentale sono i caratteri semplificati, che si distinguono dai caratteri tradizionali ancora in uso a Hong Kong, Taiwan e Macao. I caratteri cinesi semplificati sono generalmente composti da meno tratti. Ma quali sono i caratteri cinesi più complessi? Siamo sicuri che un maggior numero di tratti corrisponda proprio a un maggior livello di difficoltà?

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Ogni studente ha le proprie personali difficoltà nello studio dei caratteri e le tipologie di caratteri ritenute più ostiche cambieranno da persona a persona. Personalmente io trovo molto più complesso ricordarmi caratteri con meno tratti ma estremamente simili (come nù  e shù , o anche āi , shuāi , e zhōng ) piuttosto che caratteri all’apparenza più complessi ma più “unici” (come tì  o ). Alcuni caratteri, anche se composti da numerosissimi tratti, sono formati semplicemente dalla stessa parte che si ripete più volte, rendendone immediata la memorizzazione. Di quest’ultima tipologia tra i più complessi, anche se usati raramente, troviamo:

mwqxm zhé, formato da quattro lóng "drago", significa "prolisso, verboso"

䨻 bèng, formato da quattro léi "tuono", viene usato per descrivere rumori molto forti.

Ma quali sono alcuni dei caratteri con più tratti che, ancora oggi, potreste incontrare nella Cina continentale con una certa frequenza?  

Biáng.

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Questo è sicuramente uno dei caratteri cinesi più famosi. Il suo successo deriva proprio dalla complessità del carattere, è composto infatti da ben 58 tratti! Biáng non è nemmeno presente nei dizionari e non è inseribile con la tastiera del pc o dello smartphone. Il carattere è utilizzato per indicare un piatto di noodle particolarmente piatti e larghi, tipico della regione Shanxi: i famosi biángbiángmiàn. Pensate che in quella stessa regione è presente una filastrocca che aiuta a ricordarsi come scrivere il carattere. Girando per la Cina potrete incontrare spesso questo carattere appeso fuori dai ristoranti o scritto in gigante sui menù. Ormai tutti, senza nemmeno conoscerlo davvero, sanno che quel carattere indica il famoso piatto biáng biáng miàn. In una scuola in Cina un professore ha scelto di far scrivere a mano mille volte il carattere biáng come punizione per gli studenti indisciplinati.

饕餮tāo tiè

Nome di un famoso animale mitologico. Viene oggi utilizzato per descrivere una persona vorace. Compare spesso nella forma  tāo tiè shèng yàn 饕餮盛宴 per indicare un pranzo o un banchetto abbondante e ricco di piatti prelibati.

麒麟qí lín

Creatura mitologica. Anche se questa parola non viene utilizzata comunemente con altri significati, non è raro vedere questo complesso carattere sulle insegne per strada, come nei nomi dei negozi e dei ristoranti.

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"Luce del mattino", spesso nella forma chén xī 晨曦

xīn

"Fragranza penetrante", usato spesso anche nei nomi femminili.

Carattere con diversi significati, può significare "libro" (come in gǔ jí 古籍), "affiliazione" (dǎng jí 党籍) e "cittadinanza" (guó jí 国籍).

nàng

"Avere il naso chiuso"

chǔn

"Stupido, sciocco". Il carattere è formato da due chóng , "insetto", nella parte sottostante e sopra ad essi vi è il carattere chūn   "primavera". Originariamente questo carattere indicava gli insetti, e più generalmente gli animali, che in primavera iniziano lentamente a svegliarsi dopo il periodo invernale. Data la lentezza dei loro movimenti a causa del lungo letargo, il carattere è venuto ad indicare una persona lenta e stupida.

pān

"Arrampicarsi". Su quasi tutte le scale mobili delle metropolitane in Cina, nella parte che affianca la salita, potete incontrare questo carattare nell’espressione jīn zhǐ pān pá 禁止攀爬 "vietato arrampicarsi".

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魑魅魍魉 chī mèi wǎng liǎng

Espressione di origine religiosa che indicava spiriti maligni d’ogni genere. Si usa attualmente in Cina con il significato di “farabutti e delinquenti d’ogni risma”.

馕 náng

Focaccia al forno uigura tipica della regione Xinjiang.

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Vi sono poi anche caratteri complessi che sono caduti in disuso e che non vengono più studiati, altri riscontrano un uso solo regionale e rimangono sconosciuti ai più. Alcuni esempi possono essere:

dào= stendardo

mén= tipologia di miglio di colore rossastro

cuàn= cuocere, forno a terra

yù= fumare, fumigare. Usato solo a Canton.

 

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“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

 

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Cinese semplificato Vs Cinese tradizionale

Come abbiamo già avuto modo di dire in alcuni dei precedenti articoli, i caratteri semplificati sono quelli attualmente in uso nella Cina continentale, mentre quelli tradizionali vengono usati a Taiwan, Hong Kong, Macao e nelle principali comunità di cinesi all’estero. Quando si parla di cinese semplificato e tradizionale, si fa riferimento esclusivamente alla grafia della lingua scritta. Per capirci, non esiste un cinese parlato semplificato e un cinese parlato tradizionale. La lingua cinese standard è una e i suoi caratteri possono essere scritti in due modi diversi.

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Breve storia della semplificazione dei caratteri.

I caratteri cinesi risalgono a tempi leggendari. A seguito dell’unificazione del primo impero (221 a.C.) e grazie alle riforme dell’imperatore Qin Shi Huang 秦始皇, la scrittura venne unificata e codificata. I caratteri cinesi furono accuratamente regolamentati e le loro componenti vennero definite con estrema precisione. Storicamente, i caratteri cinesi hanno aiutato a mantenere un’unica identità fra i diversi gruppi etnici e le diverse comunità linguistiche in una nazione grande quasi quanto tutta l’Europa; furono usati come lingua franca anche tra i letterati di nazioni non-cinesi. Anche se certi stili calligrafici o epistolari ricorrevano all’uso di abbreviazioni o di semplificazioni secondo il gusto personale di chi scriveva, le forme ufficiali rimasero inalterate fino al ventesimo secolo. Fu allora che avvenne questo grande cambiamento (e a detta di molti una grave profanazione) della millenaria scrittura tradizionale cinese.

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Nel ventesimo secolo la Cina fu protagonista di guerre e rivoluzioni culturalmente devastanti. L’ultima dinastia imperiale Qing (1644-1911) collassò e venne rimpiazzata da una repubblica in conflitto con i signori della guerra per il governo del Paese. Cercando di capire quali fossero le debolezze della Cina, alcuni intellettuali diressero la loro frustrazione verso la stessa cultura tradizionale cinese, la quale venne travolta da un grande fervore progressista divampato negli ambienti accademici e letterari. Tra questi studiosi, Fu Sinian 傅斯年 chiamò i caratteri cinesi la scrittura di  niúguǐ shéshén 牛鬼蛇神, ovvero di demoni e mostri (termine utilizzato anche per indicare gli intellettuali traditori della rivoluzione). È di Lu Xun 鲁迅, uno dei più stimati scrittori cinesi del ventesimo secolo, la dichiarazione: Hànzì bù miè, Zhōngguó bì wáng! 漢字不滅,中國必亡 “Se i caratteri cinesi non verranno distrutti, la Cina perirà”.

Dopo la nascita della Repubblica Popolare Cinese, gli esponenti del Partito Comunista si adoperarono tempestivamente per l’attuazione di una radicale e sistematica riforma della scrittura, contro la quale però si schierarono anche molti altri intellettuali. Tra i più noti vi fu Chen Mengjia  陈梦家, studioso e famoso archeologo che si oppose alla semplificazione, finendo etichettato come reazionario e mandato in un campo di lavoro nel 1957. Lo stesso Mao Zedong 毛泽东 impersonò da subito il fautore della necessità di riformare la scrittura cinese, affermando già nel 1940 che la lingua doveva cambiare per avvicinarsi al popolo. Dal 1952 (anno in cui venne istituito il Comitato di ricerca per la riforma della scrittura cinese), furono tantissime le riforme ortografiche e i processi di semplificazione portati avanti. Alcuni di questi furono oggetto di aspre critiche da parte degli studiosi. Data l’eccessiva semplificazione a cui i caratteri erano andati incontro, iniziarono a verificarsi tra la popolazione fenomeni quali l’uso improprio dei grafemi, e fraintendimenti nell’interpretazione del loro significato.

Il 5 giugno del 2013 venne ufficialmente pubblicata la tōngyòng guīfàn hànzì biǎo通用规范汉字表 “Lista dei caratteri standard comunemente usati”. Questa pubblicazione, non solo sostituì tutti i precedenti repertori di caratteri, ma ad oggi rappresenta l’unico standard di riferimento nella Cina continentale per quanto riguarda la scrittura.

Reazioni alla semplificazione

La reazione del popolo alla semplificazione dei caratteri fu spaccata a metà. Parte della popolazione cinese fu entusiasta, riscontrando una scrittura manuale più veloce e molte meno difficoltà nell’apprendere i caratteri, i quali risultavano più nitidi anche nei testi stampati. L’ondata di semplificazione spinse anche le persone a farsi portavoce di cambiamenti originali nella grafia, ben presto dimenticati in quanto non riconosciuti e non inseriti in alcun testo scritto, inclusi i vocabolari. Non erano pochi però quelli stanchi a questi continui cambiamenti a cui doversi adattare, non riuscendo più a comprendere quale fosse la forma corretta del carattere da utilizzare. Le proteste non tardarono a farsi sentire, erano tanti coloro infatti che vedevano cambiare così la grafia del proprio nome o del proprio cognome. Le critiche erano rivolte anche all’allontanamento dalla scrittura tradizionale, che avrebbe reso molti testi antichi sempre più incomprensibili e lontani dai giovani. Fortunatamente, non furono così tanti i caratteri che cambiarono tanto da diventare irriconoscibili (come fecero per esempio huá 華 / 华 e cóng 叢 / 丛). Molti caratteri, nonostante avessero subito un processo di semplificazione, rimasero simili alla loro versione originale e quindi comprensibili anche a chi aveva studiato solamente i caratteri semplificati.

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Nelle comunità in cui i caratteri tradizionali sono ancora usati, i caratteri semplificati vengono fortemente associati al maoismo e all'iconoclastia. L’uso dei caratteri tradizionali  è un modo per conservare una forte identità culturale nazionale e, in queste aree, agli studenti delle scuole viene fortemente scoraggiato l'utilizzo di quelli semplificati.

I dibattiti sui caratteri vanno avanti da tantissimi anni e continueranno ad esserci ancora per un bel po’. Spesso le due parti si attaccano con argomentazioni simili: chi sostiene che i caratteri semplificati siano più semplici da imparare è a sua volta attaccato da coloro che affermano il contrario, ovvero che quelli tradizionali non sono tra loro così simili come quelli semplificati e la loro importante componente grafica aiuta molto nella memorizzazione. Il carattere di tartaruga, guī, ricorda graficamente molto di più l’animale indicato nella sua versione tradizionale , piuttosto che in quella semplificata: . Questo stesso carattere, come possiamo vedere nell’immagine sottostante, è protagonista di una frase diventata celebre sul web a difesa dell’utilizzo dei caratteri semplificati: occorre infatti molto più tempo e memoria per scriverla in cinese tradizionale.

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È anche vero che molti caratteri diventano “vuoti” nella loro versione semplificata: esempio famoso è quello di ài 爱/愛 “amare”, che perde la componente del cuore. In Cina continentale è comunque possibile imbattersi abbastanza di frequente in caratteri tradizionali: quest’ultimi vengono infatti apprezzati soprattutto da un punto di vista estetico, venendo utilizzati spesso nelle insegne dei negozi, nelle pubblicità, nelle marche e nella calligrafia. Vi sono studiosi che chiedono un ritorno alla scrittura tradizionale nella Cina continentale; del 2009 è inoltre la richiesta di Taiwan di fare diventare i caratteri tradizionali patrimonio dell’umanità. Altri, dato che comunque anche nel cinese semplificato vi sono numerosi caratteri composti da molti tratti, ritengono necessaria un’ulteriore semplificazione.

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Entrambe le due opzioni sono, a mio parere, poco probabili. I caratteri che conosciamo oggi sono quelli con cui sono cresciute tutte le nuove generazioni di cinesi e, oltre ad essere stati protagonisti di una forte alfabetizzazione della popolazione, sono quelli che erano presenti quando la Cina si è aperta al mondo. Il cinese che si studia all’estero è nel 90% dei casi quello semplificato. La buona notizia è che, dopo essere arrivati a una buona conoscenza di questi caratteri, gli sforzi per imparare a comprendere quelli tradizionali non sono eccessivi. Una volta imparati quelli completamente diversi e aver identificato i vari radicali nella forma non semplificata, il gioco è fatto.

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Amnesia da caratteri

Chi si avvicina allo studio del cinese deve tenere bene in mente che la memorizzazione dei caratteri è una delle sfide più ardue. Se potessimo avere la garanzia di non dimenticarci il carattere dopo averlo scritto 50, 80 o 100 volte, il tutto sarebbe molto più semplice e l’impegno di passare ore e ore a riempire fogli di caratteri identici suonerebbe molto meno pesante. Purtroppo però vi accorgerete presto che molti caratteri, se non si scrivono a mano per tanto tempo, cascano nel dimenticatoio (almeno per quanto riguarda il processo attivo di scrittura). Ricordarsi come leggere e pronunciare un carattere è molto più semplice rispetto al ricordarsi come scriverlo a mano.

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In Cina questo fenomeno, conosciuto anche con il nome di Character Amnesia (in cinese tí bǐ wàng zì提笔忘字 “prendere la penna e dimenticarsi il carattere”), è sempre più grave ed è  strettamente collegato a una dipendenza dai sistemi automatici di inserimento delle parole nei computer e nei telefoni. Durante l'aprile del 2010 un sondaggio di China Youth Daily ha scoperto che tra i 2.072 partecipanti, l'83% ha ammesso di avere difficoltà con la scrittura dei caratteri. Un sondaggio simile condotto da Dayang Net ha stabilito che l'80% dei partecipanti pensa di aver dimenticato un numero non trascurabile di caratteri. Grande attenzione su questo fenomeno è stata portata anche da uno show di scrittura trasmesso dalla CCTV dal nome hànzì yīngxióng 汉字英雄, Character Hero, in cui solo il 30% dei partecipanti è riuscito a scrivere la parola "rospo" in cinese (làiháma癞蛤蟆). Negli anni in cui ho insegnato in Cina è successo più volte che gli studenti cinesi si dimenticassero come scrivere certi caratteri. Spesso durante dettati e prese di appunti avevano bisogno di andare a controllare sul telefono come scrivere una determinata parola.

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A seguito dello sviluppo tecnologico e della diffusione di smartphone e pc, sono sempre più rare le occasioni in cui ci si ritrova a scrivere a mano. Grazie a sistemi di inserimento appositi si riescono a inserire tutti i caratteri cinesi utilizzando il pinyin (sistema di trascrizione fonetica dei caratteri cinesi in alfabeto latino). Molti si chiedono come siano le tastiere cinesi, dato che la lingua scritta è appunto caratterizzata da moltissimi caratteri e un sistema di scrittura così diverso. In realtà le tastiere sono quasi uguali alle nostre: anche le loro presentano i caratteri latini. Esistono anche sistemi di input basati sull'aspetto del carattere e non sulla sua pronuncia, ma sono così complessi nell’uso che non sono riusciti ad ottenere un grande successo. Con l’avvento dei touch-screen ora è anche possibile inserire il carattere scrivendolo direttamente sullo schermo.  

Vi sono abbondanti prove che confermano l'evidenza dell'amnesia da caratteri, ma pochi studi scientifici si sono soffermati su tale fenomeno. Solo attraverso un costante esercizio di scrittura e lettura è possibile tenere allenata la mente e limitare al massimo quest’amnesia. Il che oggi risulta difficile, complice l’uso sempre più diffuso dei caratteri romani per consultare siti e portali internet e per interagire con le tecnologie. Questa amnesia da caratteri è trasversale rispetto al livello di istruzione dei giovani, colpisce infatti anche gli studenti universitari e si collega strettamente, secondo alcuni studiosi, a una sempre maggiore fatica anche nella lettura degli ideogrammi stessi. Questa teoria viene però criticata da altri che vedono questo fenomeno come parte di una normale evoluzione linguistica.

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Il governo, allarmato a causa dell’importanza della calligrafia nella cultura cinese, ha già preso alcuni provvedimenti per contrastare questo fenomeno. Sono state aumentate le ore dedicate alle lezioni di scrittura nelle scuole primarie e secondarie, di conseguenza sono sempre più numerosi gli insegnanti che si specializzano in calligrafia. L’importanza di una scrittura corretta ha un peso sempre maggiore nei voti scolastici, così anche nell’esame di ammissione all’università: il temutissimo Gaokao 高考. Gli stessi genitori, allarmati nel vedere le nuove generazioni dimenticarsi come scrivere correttamente i caratteri, cercano spesso insegnanti privati per migliorare le abilità di scrittura dei figli.

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Quindi, se persino i cinesi si scordano come scrivere i caratteri, come possiamo fare noi stranieri a ricordarceli? Il consiglio che vi posso dare è quello di cercare di comprendere i caratteri a fondo, studiando come si vengono a formare, i loro radicali e la loro evoluzione grafica laddove risulta utile alla memorizzazione del significato. Bisogna cercare di limitare il più possibile l’apprendimento meccanico e “vuoto” dei caratteri. Anche se inizialmente può sembrare una mole di lavoro molto maggiore, in realtà se ci si applica con costanza e si fa qualche sforzo in più all’inizio, si faciliterà notevolmente l’apprendimento successivo. I caratteri studiati non saranno inoltre un semplice insieme confuso di tratti, ma spesso avranno una propria logica e questo aiuterà a non dimenticarli.

Vi lascio con due video in cui, a cinesi fermati per strada, viene chiesto di scrivere alcuni caratteri. Buona visione!

https://www.youtube.com/watch?v=uNW47N3QgNU

https://www.youtube.com/watch?v=zxHskrqMqII

 

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Gli scioglilingua cinesi

Imparare a pronunciare correttamente le parole in cinese può essere molto difficile, soprattutto considerando i toni e la presenza di suoni che noi non siamo abituati ad utilizzare nella nostra lingua madre. Ma vi siete mai chiesti come sono gli scioglilingua cinesi? Il cinese, a causa delle sue parole monosillabiche e dei toni, è spesso considerata la lingua ideale per la creazione dei più svariati giochi di parole. Esercitarsi sugli scioglilingua può aiutare a prendere confidenza con quei suoni della lingua cinese che ci risultano più ostici. Esistono scioglilingua più semplici e altri più complessi, quindi non scoraggiatevi se all’inizio imparare gli scioglilingua cinesi vi sembra una sfida inaffrontabile: ve ne sono per gli studenti di tutti i livelli! In Cina vengono spesso dati ai bambini dei testi pieni di scioglilingua (in cinese rào kǒu lìng 绕口令)  per fare esercizio sulla pronuncia, infatti esistono delle serie di libri incentrati proprio su questo.

 

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Gli scioglilingua spesso rappresentano piccole sfide che stimolano l’apprendimento. Vediamo insieme alcuni degli scioglilingua più famosi.

1) Il primo scioglilingua, uno dei più famosi tra gli studenti di cinese, è formato solo da tre caratteri che si ripetono in ordine diverso, ovvero sì 四 “quattro”, shì 十 “dieci” e shì 是 “essere”.

四是四 sì shì sì
十是十 shí shì shí,
十四是十四 shí sì shì shí sì,
四十是四十 sì shí shì sì shí,
四十四是四十四 sì shí sì shì sì shí sì.

Quattro è quattro,

dieci è dieci,

quattordici è quattordici,

quaranta è quaranta,

quarantaquattro è quarantaquattro.

 

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2) Il secondo scioglilingua si focalizza sulle modalità in cui può essere mangiata l’uva, sputando o meno la buccia degli acini.

吃葡萄吐葡萄皮 chī pútáo tǔ  pútáo  pí ,

不吃葡萄不吐葡萄皮 bù chī pútáo bù tǔ  pútáo pí

吃葡萄不吐葡萄皮 chī pútáo bù tǔ pútáo pí

不吃葡萄倒吐葡萄皮。bù chī pútáo dào tǔ pútáo pí 

 

Mangiare l’uva e sputarne la buccia,

non mangiare l’uva e non sputarne la buccia,

mangiare l’uva e non sputarne la buccia,

non mangiare l’uva e invece sputarne la buccia.

 

3) Questo terzo scioglilingua, particolarmente complesso, è diventato ancora più famoso dopo essere stato usato dalla girlband taiwanese S.H.E all’interno del loro singolo di successo Zhōng guó huà 中国话 “La lingua cinese” (qui il video). 

扁担长,板凳宽,biǎn dān cháng, bǎn dèng kuān, 
扁担要绑在板凳上,biǎn dān yào bǎng zài bǎn dèng shàng, 
板凳不让扁担绑在板凳上,bǎn dèng bù ràng biǎn dān bǎng zài  bǎn dèng shàng, 
扁担非要绑在板凳上。biǎn dān fēi yào bǎng zài bǎn dèng shàng。

 

Il bilanciere è lungo, la panca di legno è larga,

il bilanciere deve essere legato sulla panca,

la panca non lascia che il bilanciere le venga legato sopra,

il bilanciere per forza deve essere legato sulla panca.

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4) Il prossimo scioglilingua viene a volte presentato, data la sua semplicità, quando si iniziano studiare i toni. Si tratta di un rào kǒu lìng 绕口令 alla portata di tutti, anche di coloro che hanno iniziato a studiare cinese da pochissimo tempo.

妈妈骑马。Mā mā qí mǎ. 
马慢, Mǎ màn, 
妈妈骂马。mā mā mà mǎ.

La mamma cavalca il cavallo.

Il cavallo è lento,

la mamma offende il cavallo.

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5) Il seguente scioglilingua, di per sé abbastanza logico, è incentrato sul fertilizzante.

黑化肥发灰, hēi huà féi fā huī, 
灰化肥发黑。huī huà féi fā hēi. 
黑化肥发灰会挥发, hēi huà féi fā huī huì huī fā, 
灰化肥挥发会发黑。huī huà féi huī fā huì fā hēi.

Il fertilizzante nero diventa grigio,

il fertilizzante grigio diventa nero.

Il fertilizzante nero che diventa grigio evapora,

il fertilizzante grigio che evapora può diventare nero.

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6) La fenice, uccello mitologico importantissimo nella cultura cinese, è protagonista del seguente, difficilissimo scioglilingua. Impararlo può aiutare a destreggiarsi con le sillabe aventi la –g finale, spesso difficili per gli studenti italiani.

粉红墙上画凤凰,Fěn hóng qiáng shàng huà  fèng huáng,

凤凰画在粉红墙, fèng huáng huà zài fěn hóng qiáng。 

红凤凰、粉凤凰,hóng  fèng huáng、fěn  fèng huáng,

红粉凤凰、花凤凰。  hóng fěn  fèng huáng、huā  fèng huáng。 

Sul muro rosato è dipinta una fenice, la fenice è dipinta sul muro rosato.

La fenice è rossa, la fenice è rosa, la fenice è rosata, la fenice è colorata.

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7) Il seguente rào kǒu lìng 绕口令, più semplice rispetto ad altri, può essere considerato uno scioglilingua anche nella sua traduzione in italiano. Lo sai o non lo sai?

知道就说知道,Zhī dào jiù shuō zhī dào,
不知道就说不知道,bù zhī dào jiù shuō bu zhī dào,
不要知道说不知道,bù yào zhī dào shuō bu zhī dào,
也不要不知道说知道,yě bù yào bù zhī dào shuō zhī dào,
你知道不知道?nǐ zhī dào bù zhī dào?

Se lo sai dì che lo sai,

se non lo sai dì che non lo sai.

Non dire che non lo sai se lo sai,

non dire nemmeno che lo sai se non lo sai,

lo sai o non lo sai?

 

8) Quella che segue è una composizione creata dal linguista Zhao Yuanren趙元任 (1892 – 1982) utilizzando esclusivamente il suono shi (nei suo vari toni). Il componimento in stile arcaico, dal nome “La storia del poeta Shi che mangiò i leoni”, è un manifesto di linguistica: acquista senso solo nella versione scritta con i caratteri mentre rimane praticamente incomprensibile se solo ascoltato o scritto in pinyin.

施氏食獅史》

石室诗士施氏,嗜狮,誓食十狮。
氏时时适市视狮。
十时,适十狮适市。
是时,适施氏适市。
氏视是十狮,恃矢势,使是十狮逝世。
氏拾是十狮尸,适石室。
石室湿,氏使侍拭石室。
石室拭,氏始试食是十狮。
食时,始识是十狮尸,实十石狮尸。
试释是事。

« Shī Shì shí shī shǐ »

Shí shì shī shì Shī Shì, shì shī, shì shí shí shī.
Shì shí shí shì shì shì shī.
Shí shí, shì shí shī shì shì.
Shì shí, shì Shī Shì shì shì.
Shì shì shì shí shī, shì shǐ shì, shǐ shì shí shī shì shì.
Shì shí shì shí shī shī, shì shí shì.
Shí shì shī, Shì shǐ shì shì shí shì.
Shí shì shì, Shì shǐ shì shí shì shí shī.
Shí shí, shǐ shí shì shí shī shī, shí shí shí shī shī.
Shì shì shì shì.

Il poeta Shi, che viveva in una casa di pietra, appassionato di leoni era risoluto nel volerne mangiare dieci.
Andava spesso al mercato a cercare leoni.
Alle ore dieci, dieci leoni arrivarono al mercato.
Alla stessa ora Shi era appena arrivato al mercato.
Shi vide i dieci leoni, e usando le sue fidate frecce, spedì quei dieci leoni all’altro mondo.
Shi prese i corpi dei dieci leoni e li portò nella sua casa di pietra.
La casa era umida e Shi ordinò al domestico di asciugarla.
Una volta asciutta, Shi iniziò a cercare di mangiare quei dieci leoni,
Al momento di mangiare si accorse che quei leoni erano in realtà dieci leoni di pietra.

Provate a spiegare questa cosa.

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Gli omofoni della lingua cinese - parte 1

Come abbiamo già visto insieme nell’articolo incentrato sugli scioglilingua, la lingua cinese si presta benissimo alla creazione di interessanti giochi di parole. Sebbene gli omofoni siano presenti probabilmente in tutte le lingue, in cinese il loro numero è particolarmente elevato. Questa grande presenza di omofoni è determinata dal numero limitato di sillabe con cui vengono formate le varie parole del cinese, prevalentemente mono o bisillabiche. I toni permettono di differenziare parole altrimenti identiche, anche se naturalmente esistono anche omofoni in cui anche i toni sono identici, come per esempio xiāngjiāo 香蕉 “banana” e xiāngjiāo 相交 “intersecare”, o anche quánlì 权利 “diritto” e quánlì 权力 “potere/autorità”. Se non si considerano i toni le parole che finiscono per essere uguali sono tantissime e i toni sono uno degli ostacoli principali degli stranieri che si avvicinano allo studio della lingua cinese.

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Guardiamo insieme alcuni degli omofoni a cui prestare attenzione per evitare situazioni poco chiare od imbarazzanti.

1) shuìjiào 睡觉 “dormire” Vs. shuǐjiǎo 水饺 “ravioli bolliti”

 

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L’omofonia tra queste due parole è particolarmente conosciuta in quanto è famosissima una storia, non si sa se reale o inventata, di un cliente straniero che si reca in un ristorante cinese e al posto di dire alla cameriera shuǐjiǎo duōshǎo qián yī wǎn 水饺多少钱一碗?”quanto costa una ciotola di ravioli?”, le dice shuìjiào duōshǎo qián yī wǎn 睡觉多少钱一晚?”Quanto è per una notte?”, lasciandola sbigottita. Nelle due frasi infatti anche i caratteri wǎn 碗 “ciotola” e wǎn 晚 “sera” sono omofoni.

 

2) xīfú 西服 “abito all’occidentale” Vs. xífù 媳妇 “moglie”

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Queste sono altre due parole di uso comune che, pronunciate nella maniera sbagliata, potrebbero portare a situazioni imbarazzanti, come nel caso nǐde xīfú bǐ wǒde hǎokàn 你的西服比我的好看 “il tuo abito è più bello del mio” che prunciato nǐde xífù bǐ wǒde hǎo kàn 你的媳妇比我的好看 “tua moglie è più bella della mia”.

 

3)  wèn 问 ”chiedere” Vs. wěn 吻 ”baciare”

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Con le parole monosillabiche è ancora più facile imbattersi in questo tipo di situazioni. È il caso di wèn 问 ”chiedere” e wěn 吻 ”baciare”. Con solo un tono di differenza nella frase, si rischia di passare dal dire nǐ zuìhǎo wèn tā 你最好问他 “faresti meglio a chiedere a lui” a nǐ zuìhǎo wěn tā 你最好吻他 “faresti meglio a baciarlo”.

 

4) yèzhǔ 业主 “imprenditore” Vs. yězhū 野猪 “cinghiale”

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Dare del cinghiale a un imprenditore non è mai elegante, ed è strano parlare anche di convegni di cinghiali, come accade se sbagliamo pronuncia nella frase tāmén jīnwǎn kāi yèzhǔ dàhuì 他们今晚开业主大会 “stasera loro fanno un convegno per gli imprenditori” che diventa tāmén jīnwǎn kāi yě zhū dàhuì 他们今晚开野猪大会 “stasera loro fanno un convegno per i cinghiali”.

 

5) shōushi 收拾 “riordinare” Vs. shōushī 收尸 ”seppellire i morti”

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La differenza tra queste due parole è molto sottile. L’ultima sillaba shi passa da un tono neutro a un primo tono. Il significato, invece, cambia completamente. wǒ lái shōushi 我来收拾 significa “ci penso io a riordinare” mentre wǒ lái shōushī 我来收尸 “ci penso io a seppellire i morti”.

Ovviamente il contesto aiuta sempre moltissimo a capire quello che si vuole dire. Mentre in alcuni casi si hanno veri e propri fraintendimenti, difficilmente qualcuno finirebbe per credere a un convegno per cinghiali o al nostro voler seppellire dei morti mentre si parla di faccende domestiche. Studiare gli omofoni è un modo utile per fare esercizio e prendere confidenza con i toni, i quali vengono spesso erroneamente trascurati da molti studenti. A presto con un'altra lista di omofoni da imparare!

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“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

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Studiare i chengyu: origine e esempi d'uso (parte 1)

I chéngyǔ 成语 sono locuzioni idiomatiche precostruite spesso formate da quattro caratteri, anche se a volte possiamo trovarne sei o persino otto. Si tratta di frasi fatte che si avvicinano in parte a quelli che noi sogliamo chiamare modi di dire. Ne esistono tantissimi, sono infatti più di 5000 quelli ancora in uso. I cinesi li usano spesso nella lingua parlata e ancora di più in quella scritta. Molti chengyu sono incomprensibili se proviamo semplicemente a tradurre i quattro caratteri che li compongono, anche perché non rispettano le regole grammaticali del cinese moderno. Per comprendere i chengyu (o perlomeno un gran numero di essi) dobbiamo conoscere gli eventi storici, le leggende o i miti a cui sono legati. Gli stessi studenti cinesi quando vanno a scuola devono regolarmente memorizzarne un grande numero, studiandone spesso anche l’origine. Gli importanti riferimenti storici, letterari e culturali che vi troviamo, li rendono uno dei grandi portavoce della cultura millenaria cinese.

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In futuro su Tra Cina e Italia pubblicheremo regolarmente post sui chengyu, analizzandone alcuni ogni volta. Ne verrà narrata l’origine e saranno dati esempi per quanto riguarda il loro utilizzo. La principale difficoltà nell’apprendimento dei chengyu non consiste infatti nella fase vera e propria di memorizzazione, ma bensì nel comprendere come utilizzarli all’interno di una frase.

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"Limare il pestello fino a farlo diventare un'ago."

Li Bai 李白 è un famosissimo poeta cinese vissuto durante la dinastia Tang. Da bambino, però, non era esattamente uno studente diligente e non amava passare il suo tempo sui libri. Un giorno, arrivato a metà del volume che doveva leggere, esclamò: “Quando finirò mai questo libro?! È così spesso! Non ce la faccio più!” e, mettendo il libro da parte, corse fuori a giocare. Mentre correva si imbattè in un'anziana signora che stava sfregando un pestello di ferro su una cote. Li Bai, pensando fosse una cosa molto strana, si fermò ad osservarla. Dopo un po’ di tempo, vedendo che la signora continuava il suo lavoro senza considerarlo minimamente, non riuscì a trattenersi dal chiederle cosa stesse facendo. Senza alzare la testa l’anziana rispose: “Ho bisogno di un ago per rammendare i vestiti.” Sorpreso, Li Bai esclamò: “Come può un pestello così spesso diventare sottile come un ago?” Finalmente la signora alzò la testa e guardando Li Bai gli disse: “Mio caro, se il pestello fosse ancora più spesso di così, continuerei comunque a sfregarlo. Giorno dopo giorno, riuscirei a farlo diventare sottile come un ago.” Li Bai allora capì: “Anche le cose più difficili si possono portare a termine se uno ha pazienza e dedizione.” Corse a casa e, preso nuovamente in mano il libro, continuò a leggerlo fino alla fine. Da quel momento non si tirò più indietro dai suoi doveri e negli anni diventò uno stimatissimo poeta, famoso in tutta la Cina.

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Questo chengyu assomiglia come significato al nostro proverbio “chi la dura la vince”, e viene utilizzato in quelle situazioni in cui la perseveranza è fondamentale per raggiungere un obiettivo. Compare anche nella forma zhī yào gōng fū shēn, tiě chǔ mó chéng zhēn 只要功夫深,铁杵磨成针。

Per quanto riguarda il suo utilizzo, è molto frequente accostato a parole come jīngshen 精神 "spirito/vigore" e yìlì 毅力 "volontà/tenacia".

zài xuéxí hé shēnghuó zhōng, wǒmén dou yīnggāi yǒu móchǔchéngzhēn de jīngshen. 在学习和生活中,我们都应该有磨杵成针的精神。

zhīyào yǒu móchǔchéngzhēn de yìlì, méiyǒu shenme bù néng kèfú de kùnnán. 只要有磨杵成针的毅力,没有什么不能克服的困难。

 

hú lún tūn zǎo 囫囵吞枣

"Ingoiare le giuggiole intere."

C’era una volta un giovane che amava leggere, leggeva velocemente ad alta voce tutto il giorno e appena aveva finito un libro ne iniziava un altro. Durante la lettura però non si soffermava mai a pensare a quello che stava leggendo. Non ne coglieva i messaggi e le logiche, senza mai comprendere a fondo quello che il testo voleva veramente trasmettere. Avendo letto un gran numero di volumi, si riteneva però estremamente intelligente. Un giorno, partecipando ad una festa organizzata da amici, sentì uno degli ospiti affermare: “Mangiare le pere fa bene ai denti, ma allo stesso tempo danneggia la milza. Al contrario, mangiare le giuggiole fa bene alla milza ma fa male ai denti.” Dopo averci pensato il giovane esclamò: “Ho trovato la soluzione. Quando si mangiano le pere bisogna solo masticarle senza mandarle giù, in modo che i denti ne traggano vantaggio e la milza non venga danneggiata. Quando si mangiano le giuggiole bisogna invece deglutirle senza masticarle, per non danneggiare i denti.” Detto questo prese delle giuggiole da uno dei piatti sul tavolo e le portò alla bocca, pronto a deglutirle intere. Gli altri ospiti lo fermarono subito, preoccupati che si potesse strozzare, facendogli notare che poteva essere pericoloso. Scampato il pericolo, tutti iniziarono a ridere pensando al gesto del giovane, il quale da quel momento capì che soffermarsi a pensare alla logica dietro alle parole era più importante di una lettura vuota e fine a sé stessa.

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Questo chengyu, generalmente tradotto come "leggere senza capire" o "ingoiare del cibo senza masticarlo", viene appunto utilizzato principalmente in due situazioni: in riferimento allo studio, per sottolineare l'importanza di non portare avanti un apprendimento vuoto ed esclusivamente memonico, e al mangiare.

bù dǒng dé wèntí yīdìng yào qīngchu míngbái cái xíng, bù néng húlúntūnzǎo. 不懂得问题一定要清楚明白才行,不能囫囵吞枣。

zhāng lǎoshī gàosù wǒmén, xuéxí shàng bù yào húlúntūnzǎo 张老师告诉我们,学习上不要囫囵吞枣。

húlúntūnzǎo de chī shíwù shì gè huài xíguàn 囫囵吞枣地吃食物是个坏习惯。

bá miáo zhù zhǎng  苗助长

"Tirare i germogli per aiutarli a crescere."

Durante la dinastia Song, in Cina viveva un contadino dal carattere molto impetuoso, non possedeva un briciolo di pazienza e cercava sempre di affrettare tutto. Girando per le risaie si lamentava sempre dei germogli di riso, i quali a suo dire crescevano troppo lentamente. Una mattina, dopo alcuni giorni di lavoro nelle risaie, decise di controllare se i germogli fossero finalmente aumentati di dimensioni. Dopo essersi inginocchiato e averli misurati con le mani, notò che avevano ancora la stessa altezza. In preda allo sconforto pensò: “Come posso aiutarli a crescere più velocemente?” Decise allora di tirarli con le mani verso l’alto. Così facendo sarebbero diventati belli alti in pochissimo tempo, pensava. Si mise subito all’opera e passo tutta la giornata a girare per le risaie e a tirare verso l’alto i germogli. Alla sera, esausto, si avviò verso casa con le gambe tutte indolenzite e la testa dolorante dallo sforzo. Il figlio, vedendolo arrivare così stanco, gli chiese: “Padre, come hai fatto a stancarti così tanto oggi? Che lavori hai svolto?” Il contadino, estremamente orgoglioso di sé, rispose: “Figlio, oggi grazie a me tutti i germogli di riso sono cresciuti più velocemente!” Sentendo queste parole e senza aver capito esattamente cosa fosse successo, il figlio si avviò di corsa verso le risaie, dove però trovò solo tantissimi germogli ormai morti, secchi o comunque recisi.

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Questo chengyu, molto conosciuto, riscontra un utilizzo particolarmente frequente in riferimento ai genitori che fanno studiare troppo i figli, caricandoli di doveri eccessivi per la loro età. È traducibile come "rovinare tutto per l'impazienza" o "affrettare le cose".


zhōngguó de qìchē zhìzàoshāng shìfǒu zài bámiáozhùzhǎng? 中国的汽车制造商是否在拔苗助长?

háizi hái xiǎo, bié bámiáozhùzhǎng  孩子还小,别拔苗助长。

XiǎoLán cái wǔ suì, nǐ jiùyào tā xué zhème duō dōngxī, zhè bù shì bámiáozhùzhǎng ma 小兰才五岁, 你就要她学这么多东西, 这不是拔苗助长嘛?

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“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

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Le migliori app per studiare cinese (parte 1)

Ormai sugli smartphone ci sono applicazioni per ogni evenienza e in Cina ancora di più che in Italia. Tantissime sono anche le applicazioni che possono diventare un importante strumento a cui appoggiarsi durante l’apprendimento di una nuova lingua. Questi “strumenti” infatti possono accelerare i nostri progressi, permettere di studiare in maniera più interattiva e invogliarci a fare veloci ripassi in vari momenti morti della giornata. La comodità delle app sta proprio in questo. Se ci troviamo a fare una fila inaspettatamente lunga per acquistare il pane o il nostro turno per farci visitare dal medico sembra non arrivare più, possiamo sfruttare quei pochi minuti per imparare un paio di parole nuove o ripassare qualche carattere. Guardiamo insieme le applicazioni che, secondo noi di Tra Cina e Italia, sono quelle che meritano di essere installate sul vostro smartphone se state studiando cinese. Oggi ve ne presentiamo una prima parte, a presto con quelle mancanti!

Pleco

L’applicazione per eccellenza di coloro che studiano cinese. Pleco, disponibile sia per Android che per iOS, è un dizionario gratuito che può essere usato anche off-line. Presenta funzioni interessanti come la pronuncia audio dei vari lemmi, flashcards con cui allenarsi o la possibilità di scrivere il carattere direttamente sullo schermo se non se ne conosce la pronuncia. Sono tante anche le funzioni aggiuntive a pagamento, è possibile infatti aggiungervi un programma di riconoscimento ottico dei caratteri (vi basta inquadrare il carattere con il telefono), diagrammi per l’ordine dei tratti secondo il quale scrivere il carattere e moltissimi dizionari specifici come quello sulla medicina tradizionale cinese o quello di termini militari. Sempre a pagamento vi sono anche dizionari tra il cinese ed altre lingue, compreso l’italiano, ma spesso non sono così ricchi come quello cinese-inglese. Per moltissime parole ci vengono fornite anche alcune frasi d’esempio. Il principale difetto di Pleco penso sia proprio qui. Le frasi proposte spesso sono particolarmente complesse o molto articolate, non riuscendo a volte a chiarificare l’utilizzo della parola all’interno della frase.

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Un altro dizionario valido, questo solo per android, è Hanping. Hanping però, nella sua versione base gratuita, non è valido come Pleco. Hanping diventa invece un ottimo strumento quando acquistato nella sua versione Pro, grazie alla quale riusciamo ad avere widget di flashcards (ovvero piccole schede di caratteri che compaiono e scorrono nella home, aiutandoci ad apprendere anche “passivamente”) o pop-up automatici con la traduzione di un carattere non appena lo selezioniamo in un testo.

YouDao 有道

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Applicazione rivolta principalmente ai cinesi ma sempre più amata dai sinologi. Youdao oltre ad essere un buon dizionario tra cinese e inglese, fornisce anche un sistema di traduzione di intere frasi (un po’ come google traduttore). Quello che amo di più di Youdao è il fatto che, una volta cercata una parola (la ricerca del termine la si può fare sia in inglese che in cinese), ci permette di vedere il suo uso all’interno di numerose frasi, spesso prese dal web e presentateci in entrambe le lingue.

HanYou

Ciò che porta Hanyou, disponibile sia per iOS che per Android, a distinguersi dalle altre app è il suo sistema ottico di riconoscimento dei caratteri, migliore rispetto a quello di tantissime altre applicazioni e che ci permette di riconoscere più di 13000 caratteri puntando il proprio telefono sulla scritta che non capiamo o selezionando la frase da tradurre da una foto già presente sul telefono. Una volta individuato il carattere ce ne viene fornita la pronuncia e la traduzione in inglese. È comunque possibile cercare le parole anche solo tramite pinyin o tramite scrittura sullo schermo.

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Standard Mandarin

Sono tantissimi quegli studenti che, nell’apprendimento del cinese, trascurano i toni e la parte relativa alla pronuncia. Standard Mandarin è un’applicazione, purtroppo solo per iOS, che può fare davvero comodo, soprattutto nella fase iniziale dell’apprendimento della lingua cinese. Incentrata esclusivamente sul pinyin, ci permette di andare ad ascoltare la pronuncia di ogni sillaba del cinese, suddivise per lettera iniziale, nei quattro diversi toni. Standard Mandarin ci permette di ascoltare immediatamente la pronuncia della sillaba su cui non siamo così sicuri senza dovere andare a recuperare il cd del libro di testo.  A pagamento si possono anche sbloccare alcuni video che mostrano anatomicamente come riprodurre un certo suono con la bocca.

Coloro che hanno Android possono provare ad utilizzare applicazioni come Pinyin Table o Pinyin Master.

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Chinagram

Applicazione per iOS a pagamento, molto interessante per coloro che hanno interesse a conoscere l’origine dei caratteri. Chinagram ci fornisce un’utile presentazione della nascita e dell’evoluzione della scrittura cinese, permettendoci inoltre di scoprire l’origine di circa 240 caratteri, assistendo anche ai cambiamenti grafici a cui sono andati incontro nel corso degli anni. Oltre a ciò, è possibile anche ascoltarne la pronuncia ed esercitarsi nella scrittura dei caratteri presentati, di cui ci viene mostrato anche l’ordine di scrittura dei tratti. L’applicazione si basa sul libro La scrittura cinese, del professor Yuan Huaqing.

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Skritter

L’applicazione più rinomata per quanto riguarda la scrittura dei caratteri. Devi semplicemente scegliere la lista di caratteri su cui desideri lavorare e Skritter fa tutto il resto. Sull’applicazione è possibile fare esercizio con più di 10000 caratteri e Skritter tiene conto dei tuoi sbagli, mostrandoti con meno frequenza i caratteri su cui non commetti errori e viceversa. Si tratta di uno strumento valido per facilitare la memorizzazione e per riuscire a limitare l’apprendimento vuoto e memonico dei caratteri, potendoci focalizzare anche sull’analisi dei radicali durante l’apprendimento.

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Art of Chinese Characters

Art of Chinese Characters, vincitrice del premio della giuria ai Taipei International Digital Contact Awards del 2012, unisce in maniera originale arte e filologia all’apprendimento dei caratteri. L’applicazione, a pagamento (solo pochissimi caratteri sono gratis) e disponibile per iOS, ci propone quadri e immagini in cui vengono artisticamente posizionati i caratteri. In alcuni casi viene rispettata quella che è l’origine pittografica di alcuni caratteri, mostrata in ogni caso una volta selezionato il carattere, in altri sono stati scelti approcci più creativi in grado di facilitare la memorizzazione. Utile per chi sta iniziando a studiare i caratteri e vuole conoscere più fondo alcuni dei caratteri più utilizzati.

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Hànzì Bǎo 汉子宝

Quando cercate nuove applicazioni per studiare il cinese, cercare qualcosa in lingua (magari digitando le parole hàn zì 汉字 o xué xí hàn yǔ 学习汉语) potrebbe rivelarsi una buona idea. Ci sono tantissime applicazioni, rivolte in particolare ai bambini cinesi che si avvicinano allo studio del pinyin e dei caratteri, che in alcuni casi possono rivelarsi utili anche per lo straniero che studia cinese. Hanzibao ci permette di visualizzare l’ordine dei tratti di ogni carattere così come la sua pronuncia corretta, possiede un utile sistema di flashcards e interessanti dizionari di sinonimi e contrari, così come raccolte di caratteri su cui fare parecchio esercizi, come quella dei caratteri simili tra loro o con doppia pronuncia. La pecca principale è ovviamente quella di non darci una traduzione in inglese del termine, ma può essere comunque un utile strumento di ripasso adatto a chi non è alle primissime armi.

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“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

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Studiare i chengyu: origine e esempi d'uso (parte 2)

I chéngyǔ成语sono locuzioni idiomatiche spesso formate da quattro caratteri, frasi fatte che si avvicinano in parte a quelli che noi sogliamo chiamare modi di dire. Per chi si fosse perso il primo articolo sull’argomento, in cui è presente anche una breve presentazione generale dei chengyu, può aprirlo cliccando direttamente qui.

Scopriamo insieme la storia, il significato e l’uso di tre nuovi chengyu.

hú jiǎ hǔ wēi 狐假虎威

"La volpe profitta della forza della tigre"

Tanti anni fa viveva nella foresta una tigre gigantesca, motivo di terrore per tutti gli altri animali. Un giorno la tigre, particolarmente affamata, si mise a cercare una preda. Arrivata nella parte della foresta in cui gli alberi erano più fitti, adocchiò una volpe che camminava spensierata tra i cespugli. “È una vita che non mangio una volpe”, pensò la tigre, “non posso lasciarmi sfuggire questa occasione”. Atterrata a fianco della volpe con un balzo fulmineo, spalancò le fauci pronta ad inghiottirla in un sol boccone. La volpe esclamò prontamente: “Fermati! Come osi considerarti il re di tutti gli animali? Non riesco a credere che tu stessi persino per mangiarmi! Non sai che il Signore dei Cieli mi ha nominato re di tutti i re? Chiunque osi mangiarmi o farmi del male sarà oggetto delle ire del Signore, ricevendo una terribile punizione.” La tigre, non convinta totalmente dalle parole della volpe, la osservò con attenzione. Notando il suo portamento pieno di eleganza ed arroganza, incominciò a pensare che ciò che aveva detto fosse vero. In cuor suo però continuava a non capire perché il Signore dei Cieli avesse voluto scegliere proprio la volpe come re di tutti i re, quando gli altri animali erano terrorizzati in primo luogo dalla tigre. La volpe, vedendo che la tigre esitava a mangiarla ed avendo capito di essere riuscita a scalfire la sua sicurezza, rincarò la dose e con un tono imperioso le disse: “Che c’è? Non mi credi? Quando troppo è troppo! Vieni con me, mettiti alle mie spalle mentre cammino al centro del sentiero, così potrai vedere con i tuoi occhi che ogni volta che incontro un altro animale quest’ultimo scappa in preda al terrore.” Arrivati in una radura dove molti animali stavano cercando da mangiare, la volpe attirò l’attenzione su di sé con un potente  guaito. Gli animali, non facendo quasi caso alla volpe, fuggirono terrorizzati vedendo la tigre alle sue spalle. Una volta scappati, la volpe si voltò con aria soddisfatta ad osservare la tigre: “Hai visto? Te l’avevo detto!” La tigre, piena di ammirazione, si scusò per ciò che aveva fatto e si allontanò in fretta e furia dalla volpe, senza capire di essere stata ingannata.

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In Cina, come ben sappiamo, le guānxi 关系 “relazioni” sono fondamentali. Questo chengyu viene utilizzato proprio in quelle situazioni in cui una persona incute timore agli altri esclusivamente grazie alle sue guānxi, ai suoi contatti. Persone che, come la volpe, sono sicure di sé, e persino arroganti, solo quando hanno alle loro spalle una “tigre”.

Esempi d’uso:

xiàng tā nà zhǒng hú jiǎ hǔ wēi de rén , zuì ràng rén qiáo bù qǐ  像他那种狐假虎威的人,最让人瞧不起。

tā shǒu xià de rén jīng cháng zài wài miàn hú jiǎ hǔ wēi  他手下的人经常在外面狐假虎威。

tā yǐ wéi yǒu gè zǒng jīng lǐ yuè fù, jiù kě yǐ hú jiǎ hǔ wēi luàn qī rén 他以为有个总经理岳父,就可以狐假虎威乱欺人?

huà lóng diǎn jīng 画龙点睛

"Fare gli occhi al drago dipinto."

In Cina, ai tempi della dinastia Liang, viveva un famosissimo pittore di nome Zhang Sengyou, specializzato nel dipingere i dragoni. La leggenda ci narra come Zhang Sengyou, sotto richiesta dell’imperatore Wu, avesse pitturato ben quattro dragoni sulle pareti di uno dei templi più famosi di Nanchino, conosciuto con il nome di An Le Si 安乐寺. I quattro dragoni erano stati dipinti con grande maestria. Erano infatti stati dipinti con tratti vividi e perfetti che li facevano sembrare vivi, pronti a spiccare il volo. Dalle squame agli artigli, ogni singola pennellata era impeccabile.  La cosa che però colpiva ogni persona che si recava nel tempio era che a questi draghi non erano stati dipinti gli occhi. Un giorno Zhang Sengyou si recò al tempio in occasione di un’importante celebrazione. Riconosciuto da molti a causa della sua fama, gli venne chesto più volte perché ai draghi non fossero stati dipinti gli occhi. Zhang Sengyou rispose: “Non posso dipingerglieli! Se avessi dipinto anche gli occhi, i dragoni sarebbero stati così realistici che avrebbero spiccato il volo.” Le persone, incredule, continuarono a consigliargli di dipingere gli occhi mancanti. Zhang Sengyou, dopo tanto insistere, prese in mano il pennello e si mise all’opera, decidendo però di dipingere gli occhi solo a due draghi, per paura di aver fatto tutto il lavoro per niente. “Spostatevi!”, disse alla folla, “se state lì i draghi finiranno per travolgervi mentre partono in volo.” Come staccò il pennello dal muro, una volta finiti gli occhi, il cielo si oscurò all’improvviso e si scatenò una fortissima tempesta. I due dragoni si staccarono dal muro e con aria solenne si alzarono in cielo, sparendo dietro a grandi nubi nere.

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Usato principalmente in campo artistico, questo chengyu viene reso in italiano come "dare il tocco finale" o "dare un ultimo tocco da maestri".

wú lùn shuō huà hái shì xiě wén zhāng, tā dou shàn cháng huà lóng diǎn jīng 无论说话还是写文章,他都擅长画龙点睛。

méi yǒu nǐde huà lóng diǎn jīng de yī bǐ, zhè fú huà huán zhēn méi shí me kàn tóu 没有你的画龙点睛的一笔,这幅画还真没什么看头。

jǐng qū dí huà lóng diǎn jīng zhī chǔ jiù zài nà yī dòng jiàn zhù shàng 景区的画龙点睛之处就在那一栋建筑上。

wǒ de zuò wén xiě dé běn lái yǐ jīng hěn chà le, kě shì jiā shàng lǎo shī huà lóng diǎn jīng jù zǐ hòu , wǒ de wén zhāng huàn rán yī xīn 我的作文写得本来已经很差了,可是加上老师画龙点睛句子后,我的文章焕然一新。

wò xīn cháng dǎn 卧薪尝胆

"Giacere sulla paglia e assaporare il fiele"

In Cina, durante il periodo delle primavere e degli autunni (722 a.C. – 481 a.C.), vi erano frequenti guerre tra lo stato Wu e lo stato Yue. Nel 496 a.C., per vendicare il padre, il re Wu dichiarò guerra e sconfisse il sovrano dello stato Yue, di nome Gou Jian. Per umiliare Gou Jian, Wu lo fece portare nel proprio stato e lo mise a lavorare tra la servitù di palazzo. Nonostante il re di Yue provasse profonda vergogna nel cuore, decise di tenere duro, mostrandosi devoto ed obbediente. Quando il re Wu doveva uscire, Gou jian gli preparava e spazzolava il cavallo. Quando Wu si ammalava, lui stava costantemente ai piedi del letto, pronto ad accudirlo. Tutta questa devozione non passò inosservata. Il re Wu, vedendo Gou Jian svolgere in modo così ligio il proprio lavoro,  decise di rimandarlo a casa, affermando che ne aveva già passate abbastanza. Gou Jian, una volta tornato nello stato Yue, si mise subito a meditare vendetta. Gli insulti subiti e tutta l’umiliazione provata nel cuore gli imponevano di vendicarsi. La sua unica paura era che gli agi e le comodità, che si trovava ad apprezzare di nuovo dopo tante sofferenze, lo distraessero e indebolissero il suo desiderio di vendetta. Decise così di appendere una cistifellea nella stanza in cui di solito consumava i pasti; allo stesso modo sostituì i cuscini con scomodi mucchi di paglia. Ogni volta che si recava a mangiare, il sapore amarissimo della bile e la scomodità della paglia gli facevano ricordare le angherie subite mentre viveva nel palazzo Wu. La pazienza era una qualità ritenuta importantissima da Gou Jian e sapeva benissimo che per riuscire nella sua vendetta non doveva avere fretta. Nel periodo successivo si dedicò a fare prosperare il proprio stato, migliorare la vita della popolazione e migliorare le abilità del proprio esercito. Un giorno, sentito di una calamità naturale nello stato di Wu, decise di sfruttare l’occasione e di dare via alla sua vendetta. Le truppe di Gou Jian ebbero la meglio e, in poco tempo, eliminarono lo stato Wu.

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In italiano il chengyu viene spesso tradotto come "risoluto a vendicarsi ad ogni costo". Viene spesso utilizzato in quei contesti in cui si affrontano, o ci si auto-impogono, numerosi disagi e incomodità al fine di rafforzarsi ed essere certi di arrivare al proprio obiettivo.

Esempi d’uso:

zhōng guó zú qiú yào xiǎng chōng chū yà zhōu, bì xū wò xīn cháng dǎn 中国足球要想冲出亚洲,必须卧薪尝胆。

zài bào chóu xuě chǐ qián, wǒ jué dìng xiān guò wò xīn cháng dǎn de shēng huó 在报仇雪耻前,我决定先过卧薪尝胆的生活。

duì yú shàng cì de shī bài, wǒ mén gāi wò xīn cháng dǎn, nǔ lì xué xí 对于上次的失败,我们该卧薪尝胆,努力学习。

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“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

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Le migliori app per studiare cinese (parte 2)

Eccoci con la seconda parte di quelle che secondo noi sono le migliori applicazioni per lo studio della lingua cinese. Per chi si fosse perso la prima parte può trovarla cliccando qui.

HelloChinese e ChineseSkill

HelloChinese e Chinese Skill sono due applicazioni, per certi versi simili, che vi possono aiutare sotto diversi punti di vista nel vostro apprendimento del cinese. Nonostante il motto di HelloChinese sia “10 minutes a day, fluency in three months”, noi non pensiamo che il solo utilizzo delle applicazioni vi possa portare in tre mesi ad essere fluenti, soprattutto quando si tratta di un idioma così differente dal nostro. Nonostante ciò sono molti gli studenti che confermano la loro validità come supporto linguistico in fase di studio. Suddivise in tanti livelli differenti queste due app ci permettono di fare pratica in modo completo, allendando l’ascolto, la scrittura, la pronuncia e la grammatica. Una volta completato il primo livello si passa al secondo, aumentando man mano la difficoltà. Le parti grammaticali più difficili, nonostante non siano presentate con una spiegazione approfondita, vengono rese chiare tramite la costruzioni di frasi inizialmente molto semplici e immediate.

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Fluent U

FluentU è uno strumento di apprendimento linguistico che offre più di 1100 video, a cui ne vengono aggiunti di nuovi costantemente. I video vengono suddivisi in base al livello di competenza linguistica, all’argomento o per formato. Non si tratta però di un’applicazione gratuita, a parte i primi giorni gratis di prova richiede successivamente di sottoscrivere un abbonamento mensile. Degni di nota sono i sottotitoli interattivi dei video, che per chi non studia cinese da tanto sono fondamentali per la comprensione e per la ricerca di termini ancora non studiati. FluentU è una delle migliori applicazioni in circolazione per chi studia cinese. I video selezionati appositamente allo scopo di migliorare la lingua ci permettono di immergerci nello studio come poche altre applicazioni fanno.

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ChinesePod

Per gli appassionati dei postcast è perfetta invece ChinesePod. Questa applicazione, oltre ad offrire video, esercizi linguistici e flashcard (da non sottovalutare!) come tante altre app già viste insieme, presenta numerosi e interessantissimi postcast in cinese suddivisi per livelli. Se avete problemi con il 听力, ChinesePod è l’applicazione che fa per voi.

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Decipher

Gli appassionati di reading comprehension in cinese avranno pane per i loro denti con Decipher, applicazione che fornisce moltissimi articoli, spesso brevi ma interessanti, che miglioreranno decisamente la vostra abilità di lettura in cinese e amplieranno notevolmente il vostro vocabolario. Le parole di ogni articolo vengono colorate in maniera differente sulla pase della loro tipologia. Selezionandole è possibile vedere immediatamente la loro traduzione e ascoltarne la pronuncia. Una cosa che ho apprezzato particolarmente di Decipher è che nonostante l’applicazione si focalizzi sul cinese scritto, le parole presenti nei testi non sono troppo letterarie. Incontriamo spesso infatti termini ed espressioni molto colloquiali, utilizzate comunemente tra i cinesi, ma presenti di rado nei libri in italiano dedicati allo studio del cinese.

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Hello Talk

Questa app ci permette di conoscere gente proveniente da tutto il mondoo e in particolare dal paese di cui noi studiamo la lingua. Dopo aver scaricato l’applicazione dovrete scegliere la vostra lingua madre e la lingua che state imparando. Così facendo vi verranno presentati nella vostra home numerosi stati (un po’ come se fosse la home di facebook) di persone che invece sono madre lingua della vostra lingua di interesse. Avete la possibilità di pubblicare stati, contattarle messaggisticamente e di seguire gli utenti con I post più interessanti. Se non avete amici cinesi e per un po’ un viaggio in Cina non è contemplabile, Hello Talk vi può aiutare a mettere in pratica il cinese che avete imparato.

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Ovviamente esistono molte altre applicazioni finalizzate all’apprendimento linguistico e sulle quail spesso si possono studiare moltissime lingue. Tra queste degne di nota sono sicuramente Memrise (sulla quale troviamo anche degli esercizi fatti apposta per il testo Il cinese per gli italiani della Hoepli), Drops e Duolingo.

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“Tra Cina e Italia” punta ad essere un punto di riferimento, in particolare (ma non solo) per coloro situati tra Modena e Reggio Emilia, per coloro che vogliono capire di più o per quelli che hanno a che fare con il mondo cinese. Quello che sogno è di riuscire a portare un po’ di Cina autentica anche qui, avvicinando le persone a un mondo di cui sanno molto poco o di cui hanno una visione non sempre corrispondente alla realtà. Sul sito verranno pubblicati regolarmente post che parlano della Cina e che vorrei condividere con tutti coloro che condividono questa passione. Dalla cultura al cibo, dalla lingua ai viaggi. Cercherò di inserire nei post anche alcuni scatti a cui sono particolarmente legato, scelti tra le migliaia di foto fatte in questi anni. “Tra Cina e Italia” offre diversi servizi, come per esempio corsi di lingua cinese (sia per privati che per aziende) o di italiano per cinesi. Servizi di traduzione ed interpretariato, così come di accompagnatore viaggi. Corsi e serate, portate avanti insieme ad un cuoco professionista, per imparare a cucinare il cibo cinese (quello vero). Si organizzano anche eventi dedicati all’approfondimento della cultura e della società cinese.

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